Montedoro

Antonello Faretta presenta, in veste di produttore e regista, Montedoro, un lungometraggio che penetra in Basilicata per raccontare di Craco. Si tratta del Paese fantasma più conosciuto d’Italia, che è stato abbandonato nel 1963 a seguito di una frana.
Il regista si è ispirato alla storia vera di Pia Marie Mann, attrice protagonista americana la quale, a seguito della perdita dei genitori, si reca in Basilicata per conoscere le sue origini e soprattutto per conoscere la sua madre biologica. Oltre al disagio emotivo dovuto alla scoperta di quali fossero le sue vere origini, la protagonista si ritrova ai piedi di un paese deserto, fantasma, totalmente decadente e abbandonato da anni. Sua madre ha abitato in una torre fino al giorno della sua morte, perché non voleva abbandonare il luogo dove era nata e cresciuta. Insieme a lei anche altri pochi abitanti si sono rifiutati di lasciare Craco dopo la frana.

Questo posto è fantastico, magico. Sembra che il mondo non sia mai stato qui.

Il tassista che accompagna la donna americana attraverso Montedoro nell’intavolare una conversazione, le chiede la sua provenienza e la risposta è New York. Per quanto all’inizio possa sembrare un’informazione irrilevante ai fini della trama, in realtà è fondamentale per l’intera lettura di questo film.
Un film che, silenziosamente e profondamente, indaga in un paese lucano fuori dal tempo e dal mondo, mettendo al centro una donna di mezza età proveniente dalla città dove tutto è in movimento, tutto tende verso il cielo. I taxi gialli sfrecciano così, anche i cittadini di tutte le etnie, con i loro bicchieri di caffè lungo in una mano e uno smartphone nell’altra.
Si percepisce sin dall’inizio il suo sconcerto, in parte dovuto all’apprendimento dei suoi veri natali e in parte dovuto a quel luogo, dove gli animali selvatici scorrazzano senza regole in mezzo ai campi e quelli di allevamento vengono trattati bruscamente dagli abitanti e dai contadini.
La protagonista, vestita in modo semplice con pantaloni e maglietta chiara, si contrappone a due donne che la guideranno alla scoperta delle sue origini, vestite in abito lungo, pesante e nero, ancora in lutto per il fratello scomparso anni prima.

Montedoro

Con questi elementi, sembra trattarsi di un racconto ambientato in un tempo passato, fino a quando la donna estrae dalla tasca uno smartphone per scattare delle fotografie di quel posto che lentamente stava entrando nel suo cuore. E con questo gesto si rivela in tutta la sua contemporaneità, svela il suo animo turista, ancora lungi dall’essere paragonabile a quello di un autentico abitante di Montedoro.
Infatti, le due donne in lutto, guardandola, le ricordano che non può fotografare l’animo di Montedoro, perché la sua vera essenza non può essere compresa dal resto del mondo. Quel posto non esiste che per gli abitanti stessi, che lo tengono ancora in vita, in mezzo alle strutture decadenti, con le loro tradizioni e le loro credenze cattoliche.

Montedoro

Con pochissimi dialoghi, passaggi di camera molto lenti che in alcuni momenti sembrano quasi delle fotografie inserite all’interno della trama, Montedoro scava negli animi umani, seppur molto diversi tra loro. Mettendo come cornice un paese fantasma ai confini del tempo, pone al centro del racconto il concetto di origine e ci fa riflettere su quanto queste siano importanti. Quanto sia importante sapere da dove proveniamo, chi ci ha dato la vita, in quali condizioni e in che luogo. Anche se si vive nella città più famosa e invidiata al mondo, ciò che conta davvero sono le radici di ciascuno di noi, quelle che ci permettono di capire chi siamo e che ci fanno ritrovare la strada quando ci siamo persi.

Montedoro ci racconta di un paese senza tempo e isolato dal mondo, in un modo così profondo da farlo diventare teatro della ricerca di sé.

Antonello Faretta, nel suo primo lungometraggio, ci pone di fronte ad un’opera profonda e di non facile lettura. Ma quando si arriva alla conclusione si comprende davvero questo linguaggio così criptico e intenso e, come in un’epifania, improvvisamente Montedoro ci insegna un’importante lezione.
Una lezione che riguarda la vita di ciascuno di noi, con che profondità la viviamo e cosa davvero è importante per essere felici.
A Montedoro, sono importanti le proprie radici, le tradizioni e quello in cui davvero si crede. Così importanti da essere abbastanza.

Montedoro uscirà nelle sale il 15 aprile, distribuito da Noeltan.

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