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Cosa accadrebbe se all’improvviso la politica si smascherasse e si rivelasse per il gioco di menzogne che, a conti fatti, è? Su questa domanda una consistente parte di Mò vi Mento – Lira di Achille, film diretto da Francesco Gagliardi e Stefania Capobianco, si basa per costruire la sua satira al mondo politico italiano, fatta di personaggi di ogni tipo, di ogni estrazione sociale, a dir poco bizzarri e accomunati dalla solita inestinguibile sete di potere.

Un titolo che già spiega tutto: Mò vi Mento è il nome del partito che Achille Alfresco, politico che aspira alla carica di Presidente del Consiglio, decide, su due piedi, di fondare. La seconda parte, Lira di Achille, è quella che il protagonista propone di adottare per uscire dall’euro in Italia. “Mò vi Mento”, dunque, è un nome e un programma: il partito è dichiaratamente fondato sulla menzogna e sulla falsità, ma stavolta apertamente dichiarate, per la prima volta. Achille è innamorato di Elena, erede di una multinazionale di profilattici; Elena, a sua volta, è ancora legata sentimentalmente allo scrittore Massimo Della Bozza, sfruttato come portaborse a nero dallo stesso Achille, che però lo inganna rinnovando continuamente la sua promessa: quella di potergli garantire un posto come Ministro della Cultura.

Mò vi Mento – Lira di Achille: la commedia per schernire la politica

Mò vi Mento - Lira di Achille cinematographe.it

Non c’è più alcun dubbio, semmai ve ne fosse uno: è la commedia il genere prediletto per raccontare le epoche buie di una nazione. È il tratto umoristico, l’atteggiamento giocoso, la pennellata farsesca che traccia le sagome di personaggi buffi, comici perché contraddittori o ingenui (ma anche, talvolta, ambigui), a vincere contro la serietà di una realtà socio-politica che non può più permettersi di guardare a se stessa e giudicare l’altro con austerità. I buoni costumi, il “rigore”, la responsabilizzazione non esistono più, ma chissà se sono poi mai esistite in Italia: Mò vi Mento – Lira di Achille si accoda a una tendenza ben precisa del cinema italiano attuale, quella della satira sfacciata che mette in parodia atteggiamenti, parole e promesse di uomini comuni investiti di un potere troppo grande, come recentemente raccontato anche da Bentornato Presidente. Al centro del film vi sono l’amore (un matrimonio continuamente rimandato), il potere e la politica, quindi anche il denaro, tutti temi cari al pubblico e piuttosto universali. La commedia di Gagliardi e Capobianco si assicura l’attenzione di uno spettatore in cerca di evasione offrendogli una visione sulle dinamiche di un ambiente da cui vuole fuggire ogni giorno, ma esibite in chiave burlesca e quindi accettabili.

Gli stereotipi italiani al centro della satira di Mò vi Mento – Lira di Achille

Mò vi Mento - Lira di Achille cinematographe.it

Eppure è davvero sufficiente ridicolizzare coloro che possono esercitare, sebbene nel peggiore dei modi, l’autorità e il potere in un paese senza considerare chi permette loro di farlo? No, e Mò vi Mento – Lira di Achille lo sa bene, tant’è vero che il film riesce a riflettere su un mondo più vasto di quello politico, seppur sottostante. Gli italiani “comuni” (“noi”, per dirla brevemente), infatti, sono un grande gruppo di individui ritratti non certo in modo esemplare e calibrato, pullulante di stereotipi che rincalzano perfettamente i tipi sociali: c’è chi preferisce i centri commerciali a un’escursione sul Vesuvio, la tutta liftata donna di mezz’età decisa a non invecchiare di un giorno, la bella oca, un aspirante killer imbranato e, ancora, la famiglia tradizionalista e conservatrice italiana.

Fin troppo docile e innocuo, Mò vi Mento – Lira di Achille non riesce a osare

Mò vi Mento - Lira di Achille cinematographe.it

Mò vi Mento – Lira di Achille è una commedia che utilizza il cliché e la prevedibilità per far leva sulla risata più genuina. Le gag sono assicurate da una distesa di personaggi sopra le righe, dalla messa alla berlina di modelli, categorie e soggetti talmente negativi e, al contempo, distanti da risultare perfetti per la derisione scherzosa senza che si trasformi in una meditazione su tematiche spinose, difficili o preoccupanti. Tuttavia, forse, è proprio questa docilità, questa ingenua banalità, quest’eccessiva leggerezza e l’ostentata inclinazione al politically correct a impedire al film la perfetta riuscita. Il bersaglio è fin troppo facile, il tipicamente satirico e trasgressivo senso del contraddittorio non sussiste e tutto si trasforma presto in una sequela di scene comiche, ma poco taglienti, attraverso cui si tenta di schernire senza mai andare a fondo, senza mai osare.

Mò vi Mento – Lira di Achille è in sala dal 16 maggio con Europictures.

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