Mauro c’ha da fare: recensione

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Dal momento che a partire da oggi sarà in programmazione, al Filmstudio di Roma, Mauro c’ha da fare, lungometraggio diretto da Alessandro di Robilant (Il giudice ragazzino, Per sempre, Marpiccolo), abbiamo pensato di proporvi una recensione di questa pellicola, giunta nella capitale dopo il successo ottenuto in diverse sale siciliane.

Mauro c’ha da fare racconta la storia di Mauro Magazzino, trentenne con due lauree, una in filosofia e una in economia, a cui non viene concessa nessuna possibilità di costruirsi un futuro nel piccolo paese del sud Italia in cui vive. Frustato dall’impossibilità di utilizzare il proprio talento, diventa preda della sua stessa intelligenza, che si aggroviglia su se stessa, dando vita a tragicomiche ribellioni. Il titolo del film, già da se, è tutto un programma. Quante probabilità ci sono che Mauro, disoccupato laureato sopra la soglia dei trent’anni, abbia effettivamente cosi tanto da fare?! Basta dare un’occhiata al titolo, alle prime scene del film, e ascoltare le prime battute del protagonista per capire che la pellicola, oltre che permetterci di riflettere sulle realtà scomode dei neolaureati e del lavoro nella società odierna, ci farà morire dal ridere.

Mauro c'ha da fare
Il protagonista interpretato da Carlo Ferreri

La tematica sociale affrontata e la comicità spontanea del protagonista ci riporta alla mente un film uscito questo inverno: Scusate se esisto, interpretato da una simpaticissima Paola Cortellesi, nei panni di un architetto che si trova a combattere con un Italia completamente indifferente nei confronti dei suoi meriti e della sua creatività professionale. Tante le difficoltà sia per Paola che per Mauro. Riccardo Milani getta uno sguardo sul problema del lavoro dal punto di vista delle donne, Alessandro di Robilant si concentra sulle difficoltà dei neolaureati, ma gli obbiettivi che perseguono sembrano gli stessi: far ridere e, proprio attraverso la trovata comica, consentire allo spettatore di riflettere!

Ciò che mi ha spinto a girare questo film è stata la voglia di raccontare una storia siciliana lontana dai soliti argomenti trattati quando si parla di Sicilia. Questo è un film che racconta una Sicilia che non si differenzia più, come una volta, dall’intero Paese, essendo afflitta dagli stessi problemi che ormai accomunano l’intera nazione. Per questo è uno dei pochi film girati in Sicilia che non parla di mafia: – dichiara il regista. Il protagonista del film è interpretato da Carlo Ferreri (Il capo dei capi, Borsellino, I cento passi), attore che ha avuto l’occasione di lavorare in tournée nazionali, diretto da registi come Antonio Calenda, Armando Pugliese, Lamberto Pugelli.

Mauro c'ha da fare
Una scena del film

Prodotto da 095mm, società catanese che si impegna per la prima volta in un lungometraggio, e sceneggiato dallo stesso regista insieme a Alessandro Marino, Mauro c’ha da fare è un film che, per circa un’ora e mezza, intrattiene, mostrando gli episodi della vita quotidiana di un protagonista che percepiamo come estremamente vero, reale, anche quando cade nell’isteria e ha atteggiamenti da ossessivo – compulsivo. E’ difficile, in una pellicola come questa, cosi narrata e così tanto attuale non trovare un ruolo in cui identificarsi in parte o pienamente. Il cast è inoltre formato dal premio Hystrio, Evelyn Famà, e da Massimo Leggio, Andrea Borrelli e Cettina Bonaffini.

Mauro c'ha da fare
Una scena del film

Un film sui tempi che corrono, in cui è possibile abbastanza frequentemente vedersi sottrarre dai raccomandati di turno quel, quanto mai preziosissimo, posto di lavoro, che con alte probabilità meritiamo più di chiunque altro. Forse ciò che serve per avere un’occasione è il coraggio di scappare via (opzione per cui dovremmo disporre di una consistente disponibilità economica di partenza) o la pazienza di aspettare la cara vecchia botta di fortuna (opzione di cui avremo la possibilità di godere, senza alcuna sicurezza, in un tempo imprecisato, ma che in ogni caso vale sempre la pena di attendere)! Consigliato.

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