Margherita delle stelle: recensione del film Rai su Margherita Hack

Margherita delle stelle, film Rai diretto da Giulio Base, racconta la vita privata e professionale dell'astrofisica Margherita Hack.

Margherita delle stelle è il nuovo prodotto Rai Fiction che, in collaborazione con Minerva Pictures, si propone di raccontare un personaggio realmente esistito. Basato sulla biografia Nove vite come i gatti, di Margherita Hack e Federico Taddia, Margherita delle stelle è appunto il racconto della vita di Margherita Hack, dalla sua infanzia alla sua adolescenza, fino all’età adulta, attraverso delusioni, successi, trionfi e difficoltà. Con protagonista Cristiana Capotondi, affiancata da un cast di grandi nomi italiani tra cui Cesare Bocci, Flavio Parenti e Sandra Ceccarelli, Margherita delle stelle è diretto da Giulio Base e andrà in onda il 5 marzo 2024 su Rai 1 in prima serata.

Margherita delle stelle: la vita di Margherita Hack

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Margherita della stelle è la storia di Margherita Hack che da bambina, con la sua bicicletta, pedalava tra le campagne fiorentine, prediligendo la comodità dei vestiti rispetto alla loro eleganza, e mostrando da subito una connessione e un amore per la natura, nella passione e desiderio di conoscere qualcosa che andava al di là della propria percezione. Quella bambina, ottimamente interpretata da Sveva Zali, diventerà la Margherita Hack che tutti conosciamo: astrofisica, attivista e divulgatrice scientifica. che nel 1964 ottenne la cattedra di astronomia all’Università di Trieste. Prima donna a dirigerne l’Osservatorio, trasformandolo e portandolo ad essere noto e conosciuto otre oceano, Margherita Hack ha dato modo all’intera comunità astronomica italiana di espandere la propria rinomanza a livello internazionale.  Ottenendo così strumenti e finanziamenti volti ad ampliarne le sedi utilizzando le tecniche di studio più avanzate. Attivista per i diritti civili degli omosessuali, degli animali e per il diritto per il quale lei stessa ha dovuto combattere, e cioè quello di essere una donna di scienza. La Hack è stata un modello di emancipazione sociale e culturale. E in Margherita delle stelle si vede come questo processo, prima incosciente e poi consapevole, fosse già iniziato quando era solo una bambina.

Giulio Base dirige un biopic su un genio femminile; colei che ha visto, poi cercato e infine capito le stelle dal punto di vista scientifico. Il nuovo prodotto Rai Fiction è la curiosità di una Margherita bambina con la testa sempre rivolta in alto, che si arrampica sugli alberi verso il cielo, per vedere il mondo da un’altra prospettiva. Margherita Hack non è l’eroina dell’individualità di essere diversa, ma è quel processo di presa di coscienza di non voler né poter mai essere come i canoni sociali e convenzionali dell’epoca imponevano. Come ogni adolescente voleva essere accettata, ma se questo significava snaturare se stessa, essere un’altra persona e piacere solo per una maschera che indossava, allora non le interessava. Il film rappresenta così quel passaggio dall’adolescenza all’età adulta che tutti hanno vissuto in un momento della propria vita; è quell’accettazione che prima di tutti deve venire da se stessi, la connessione con chi si è e si vuole essere: la costruzione della propria identità. E l’identità, la sua strada e il suo posto nel mondo, Margherita lo trova nella scienza, nell’astrofisica e nello studio di una materia che è riuscita a comprendere e spiegare come nessuno mai prima di lei. E come nessuna donna aveva avuto modo di fare prima di lei.

Margherita delle stelle e la struttura del classico biopic

Margherita delle stelle

Margherita delle stelle mostra i pericoli e le difficoltà di una famiglia, un’educazione e un modo di vivere che è sempre stato controcorrente. E se prima questo era l’unico mondo che conosceva, è stato poi quello che Margherita ha scelto. Ha abbracciato le contraddizioni, le difficoltà del rapporto con la figura femminile, una relazione e un matrimonio oggetto di scherno, denso invece di confronto, sostegno, amore e tenerezza. Evocativo ed esempio della più amata drammaturgia italiana, il film riesce ad approfondire, riflettere e insegnare, ponendosi l’obiettivo di essere dichiaratamente prima di tutto una storia di formazione e crescita. Margherita delle stelle è un ritratto sincero e vero di una Margherita che passa attraverso le proprie imperfezioni e insicurezze, quelle di un’età e di un momento storico che rischiava di non permetterle di tracciare il proprio percorso. Ma che la portano invece ad essere quella donna curiosa, determinata, libera, ironica, analitica e a volte pungente, che mai ha abbandonato il suo spirito più sognatrice, facendosi strada in un mondo dominato dal maschilismo. Perché Margherita Hack non ha solo fatto la Storia della fisica, ma l’ha fatto in uno dei periodi più bui e difficili della nostra Storia.

Un racconto biografico classico con un tocco di autenticità e che racconta l’evoluzione di una donna attraverso una storia complessa e articolata, quella dell’Italia del primo dopoguerra, l’Italia fascista, l’Italia della seconda guerra mondiale e poi del secondo dopoguerra, l’Italia delle leggi razziali. La cornice tradizionale del biopic si estende così anche al più lineare racconto di formazione, dove ritratto intimo e professionale formano un’immagine completa e simbolica di una figura dalla quale c’è molto da imparare. Carico di modernità negli anni lontani che prende in esame, Margherita delle stelle punta molto sui suoi personaggi e sugli ottimi attori che li interpretano, ognuno che torna e avrà la sua rilevazione nella vita di Margherita. Gli insegnamenti della famiglia, le affermazioni del marito, quell’offensivo sarcasmo degli anni della scuota, torneranno poi sempre nella sua vita. E la scelta di farne tesoro, di come agire e di come imparare dal passato, diventano la chiave di lettura del suo presente e di quello da costruire per il mondo di domani. Cristiana Capotondi restituisce a Margherita la sua franchezza, la sua toscanità e fisicità, un modo di camminare, muoversi ed essere.

La personalità di Margherita Hack e l’interpretazione di Cristiana Capotondi

Margherita delle stelle

Schietta e istintiva, indipendente e coraggiosa, la Capotondi incarna alla perfezione le peculiarità di una donna che ha avuto sempre la capacità di andare oltre, e lo ha fatto in ambito personale, professionale, storico, politico e sociale. Metaforico e poetico, Margherita delle stelle si muove in quel cielo che gli occhi di Margherita guardano. E lo stupore e la meraviglia dell’infanzia non l’abbandonano mai, perché Margherita sa che ci sarà sempre tantissimo di quello spettacolo che sarà oltre la propria conoscenza. Il cielo stellato è quello che guarda anche il personaggio di Aldo, un’irriconoscibile Flavio Parenti, un uomo sui generis per l’epoca e esempio di un personalità che riconosce la genialità di Margherita e la sostiene in ogni passo. Perché è Aldo a dire e farsi portavoce di una di quelle caratteristiche che rendono unica Margherita: “quando sei tu a spiegare la complessità della scienza, io riesco a capirla“. È qui il suo essere una grande opinionista, un’ineguagliabile divulgatrice scientifica, capace di trasformare in parole qualcosa di estremamente difficile, a volte complicato, frutto di anni di studio ed esperienza.

Margherita delle stelle: conclusione e valutazione

Margherita delle stelle

Margherita delle stelle è un coming of age importante e prestigioso, che nella responsabilità di un disegno sincero di una donna al quale tutti devono molto, punta l’attenzione su quelle caratteristiche che apparentemente non avevano a che fare con la scienza, ma che invece ne divennero parte integrante. Il suo essere un’astrofisica non significava essere qualcos’altro o non essere se stessa, né dover essere più trasgressiva, combattiva o più forte, di fronte a chi non la prendeva sul serio. Ha continuato ad essere ironica, libera, indipendente e anticonvenzionale. L’unico difetto di Margherita di stelle deriva forse dall’eredità e responsabilità del tipo di progetto scelto, dà una sacralità del racconto che sfocia spesso nel retorico e ripetitivo e che, soprattutto nella parte finale, non colpisce tanto come l’inizio e come riesce a fare invece la parte centrale. Due momenti del racconto molto più sentiti e partecipativi e anche ricercati dal punto di vista della scrittura, della recitazione e di ciò che scelgono di descrivere e mostrare.

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Regia - 3
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 3.5
Recitazione - 4
Sonoro - 3
Emozione - 2.5

3.1

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