Madame Web: recensione del film di S. J. Clarkson

Un film di supereroi, senza supereroi.

Non è da nascondere che forse nessuno necessitava di Madame Web, o almeno nessuno necessitava di un film così. C’è sempre un po’ di eccitazione quando si parla dello Spider-Verse: un mondo di personaggi vastissimo che nei fumetti lasciano impronte indelebili, ma che nelle trasposizioni spesso lasciano a desiderare. Purtroppo l’esordio alla regia per S.J. Clarkson non fa eccezione. Anzi, fa pure peggio. Il cast interessante e i collegamenti con l’universo dell’uomo-ragno non salvano in alcun modo la rovinosa produzione targata Sony, che si assicura sicuramente il primato di pellicola meno riuscita dell’universo cinematografico di Spider-Man.

Madame Web, il non-simposio delle donne-ragno

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Cassandra “Cassie” Webb (Dakota Johnson) è un paramedico che a seguito di un incidente, scopre di avere dei poteri di chiaroveggenza. Sarà costretta a fare i conti con il passato e una minaccia che grava su di lei e su tre ragazze a cui è indissolubilmente legata dal destino. Un soggetto semplice, molto scontato per certi versi e che non assicura salde motivazioni a nessuno dei personaggi presenti nel film. In particolare al villain, un certo Ezekiel Sims (Tahar Rahim), che prima ucciderà la madre di Cassie, 30 anni prima della storia, per impadronirsi di una specie di ragno capace di donare capacità sovraumane (senza nessun apparente motivo), per poi cercare di uccidere le tre adolescenti Julya Carpenter (Sydney Sweeney), Anya Corazon (Isabela Merced) e Mattie Frankie (Celeste O’Connor), responsabili della futura morte dello stesso.

Uno dei grandi problemi di Madame Web sta nella sua incompatibilità con il genere supereroistico. Spieghiamo meglio: tutto ciò che succede alla protagonista e alle tre ragazze in pericolo è semplicemente una continua fuga dall’assassino, dove l’unico elemento elemento di sovraumana capacità sta nella previsione del futuro. Fine. Persino il supercattivo, che in teoria avrebbe tutti i mezzi necessari per finire i giochi nel più breve tempo possibile, è semplicemente destinato a perdere senza nessuna possibilità. Insomma sembra di trovarsi davanti ad un thriller di bassa lega e nulla di più. Non fatevi traviare pensando che vedrete effettivamente il giovane trio vestire i panni delle donne-ragno.

La rovinosa produzione

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In ripresa all’argomento già trattato nel paragrafo precedente, seguita da una serie di domande che sono sorte spontanee durante la visione, ci si rende conto che è per la maggior parte un problema di scrittura. Una sceneggiatura scritta in quattro (oltre al regista si vedono annoverati rispettivamente Karem Sanga, Matt Sazama e Burk Sharpless) che manca d’incisione sotto moltissimi aspetti. La protagonista è inutilmente un personaggio irritante, ma soprattutto continuamente irritato, con l’unica motivazione di essere cresciuta orfana. Ciò crea durante praticamente tutta la durata del film, un distacco profondissimo fra lei, i personaggi secondari e il pubblico. Mancano le motivazioni e il tutto è condito da un alone di sessualizzazione inutile delle tre adolescenti. Si creano spesso situazioni dove ci si chiede “ma perché non hanno fatto così? Che sta succedendo?”, lasciando tutta la storia in una sospensione d’incredulità estremamente innaturale.

In Madame Web fa capolino il nome di Mauro Fiore, il direttore della fotografia premio oscar per Avatar (2010). Sulla carta un nome che dovrebbe far sperare, ma che poi si rivela un fiasco imponente. Assieme alla regia, vengono trasposte scene che rasentano il ridicolo. Nella foresta amazzonica quando la madre di Cassie è alla ricerca del ragno, con lei vi è anche Ezekiel. Quando quest’ultimo la tradisce e tenta di ucciderla, si può assistere ad una scena che potrebbe essere tranquillamente un girato di Medical Dimension, pseudo-fiction presente nella terza stagione di Boris. Piccoli e continui aggiustamenti fatti con lo zoom danno proprio l’idea di essere davanti ad un prodotto banalissimo, esageratamente fuori dalle righe. Senza contare gli effetti speciali, che sono sono di scarsissimo pregio, è evidente che avendo fatto un buco nell’acqua con la scrittura, difficilmente ci si poteva aspettare un lavoro come si deve nel lato dell’immagine. Ovviamente assolvono allo stesso destino le interpretazioni. Secche, irritanti e infinitamente stereotipate, non si salva nessun’attrice o attore.

Madame Web: valutazione e conclusione

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Come si chiude una recensione così negativa? Cercando il lato positivo, forse. Se le cose vanno come si deve non ci sarà un secondo film. Ovviamente un capitolo successivo potrebbe colmare in parte le enormi lacune, ma non c’è da esserne così sicuri. Sul piano puramente ideale, sarebbe ovviamente interessante vedere lo sviluppo delle tre future protagoniste ma è chiaro che si dovrebbe desiderare uno sviluppo autonomo piuttosto che collegato al già fallimentare franchise di Madame Web. Sony dal canto suo sta cercando di creare il proprio universo cinematografico, ma come “mamma” Disney e Marvel ci stanno insegnando: se l’offerta è scarsa e poco suggestiva, il destino è tragico ed inevitabile. Sia per incassi che per la fidelizzazione del pubblico. Non c’è alcun motivo per cui vi consigliamo di vedere la pellicola, specialmente per coloro che si aspettano di vedere effettivamente dei supereroi combattere contro dei supercattivi. Lasciate stare, non fatevi deludere così. Prodotto da Sony Pictures Entertainment, distribuito da Eagle Pictures e in uscita nelle sale il 14 Febbraio.

Regia - 2
Sceneggiatura - 1.5
Fotografia - 1.5
Recitazione - 2
Sonoro - 2.5
Emozione - 1

1.8