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Quarto adattamento della pluripremiata scrittrice Jojo Moyes, due volte vincitrice del premio Romantic Novel of the Year, L’ultima lettera d’amore arriva su Netflix con una dose asfissiante di banalità e un’infruttifera razione di passionalità. Tratto appunto dall’omonimo romanzo della londinese pubblicato nel 2011, il film diretto dalla regista di Never Goin’ Back ed Euphoria e moglie del talentuoso collega David Lowery (A Ghost Story, The Green Knight), ripercorre attraverso l’intersezione di due piani temporali l’immaginaria storia d’amore adulterina fra la sommessa moglie (Shailene Woodley) di un prestigioso imprenditore (Joe Alwyn) e un avvenente giornalista (Callum Turner) del periodico The London Chronicles, sbocciata in Costa Azzurra nell’estate del ‘65.

A tornare sulle tracce di quell’affair giovanile rivelatosi irrinunciabile per entrambi, una giornalista della medesima testata inglese ma nelle redazioni confusionarie dei giorni nostri (Felicity Jones), impegnata a scrivere un articolo di commiato rivolto alla giornalista più longeva del suo giornale e così fatalmente in possesso di alcune lettere scambiate oltre cinquant’anni prima fra Jenny e Anthony, protagonisti paralleli e giustapposti di una storiografia romantica risollevata in chiave millennial con il paragrafo tra Ellie e l’archivista Rory (Nabhaan Rizwan).

L’ultima lettera d’amore: l’adattamento dell’omonimo romanzo di Jojo Moyes

L'ultima lettera d'amore, Cinematographe.it

Per la trasposizione cinematografica del volume, la cineasta e attrice Augustine Frizzell affida agli sceneggiatori Nick Payne e Esta Spalding la ri-scrittura di una doppia ricerca individuale del trasognato sentimentale, elevando alla seconda il punto di vista femminile sul cammino in solitaria delle giovani protagoniste, legate da un filo verticale invisibile ma che ad un tratto si andrà a manifestare mettendole di fronte l’una con l’altra. Riemersa dallo splendore glamour della ‘Bella Vita’ dell’Europa altolocata degli anni sessanta, è la partizione interpretata da Shailene Woodley e Callum Turner a racchiudere nel medesimo tempo sia tutti i cliché romanzati e manieristici del period drama, che una relativa iniezione di romanticismo qui mellifluo, improduttivo nel suo abbrivio ideale del racconto, dunque inefficace alla fecondità coinvolgente dell’episodio, implosa solamente in alcune sequenze più propriamente amorose sul culmine sofferto di un sodalizio impossibile.

Il film di Augustine Frizzell tra corrispondenze incrociate e punti di vista giustapposti

L'ultima lettera d'amore, Cinematographe.it

L’ultima lettera d’amore dona pertanto l’impressione di non essere stato abile ad inglobare non solo due film-segmento a sé stanti, pensati come universalità senza tempo divisorio sulla laboriosa ricerca dell’amore, ma ad aver inanellato una sequela di stereotipi in dejà-vu rintracciabili in letteratura o sullo schermo (The Notebook ad esempio), rendendo ardua la caratterizzazione specifica dell’essenza del film e dell’atmosfera appassionata e combattuta che tanto vorrebbe sollevare. La versione di Frizzell allora manca di vocazione, di lancio estatico sul proseguo dell’esposizione; di una ricarica trascinante con la quale toccare alcune corde dei suoi spettatori, sempre avvolti a una sensazione di aver già visto, sentito, letto, partecipato a tutto.

La banalità per corrispondenza, o via WhatsApp insomma. Che si tratti del fascino imperituro della calligrafia manuale o delle contraddizioni a doppia spunta blu della messaggistica istantanea, L’ultima lettera d’amore si affossa in una romanticheria dialogica e sfocata, abusata dalla notte dei tempi, che finisce per sua volontà col chiudere gli occhi ed immaginare un finale diverso. Esattamente come farebbe lo spettatore, ma prefigurando un adattamento e (dunque film) cinematografico ben diverso.

L’ultima lettera d’amore è disponibile sulla piattaforma streaming Netflix dal 23 luglio 2021; nel cast del film anche Nabhaan Rizwan, Ncuti Gatwa, Emma Appleton, Christian Brassington, Alice Orr-Ewing, Lee Knight, Zoe Boyle, Ben Cross, Diana Ken.