voto del pubblico 3.2/5
voto finale 2.7/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Dustin Hoffman dirige il coro delle voci bianche in una scuola di canto corale americana, riconosciuta e prestigiosa. L’ottava nota è un film con un cast di grande prestigio, incentrato sul talento musicale di Stet, un bambino rimasto orfano di madre, che per non venire inserito nel sistema affidatario americano, viene portato ad un provino nella prestigiosa scuola.

Stet ha una vita difficile, nonostante la sua giovane età: la madre era alcolizzata, il padre gli trasferisce solo delle somme di denaro per tenerlo lontano e tenere lontani così anche i suoi sensi di colpa. Però, c’è in lui questo talento, dominato solamente dalla passività aggressiva, poche regole e una tristezza molto profonda.

L’ottava nota: la musica come ancora di salvezza

L’ottava nota sin dai primi minuti svela il suo sviluppo, incentrato su uno schema di trama tipico dei film a tema artistico con un protagonista dal carattere indomabile. Per quanto per Stet sembri tutto impossibile, in pochi mesi migliora, il suo talento viene improvvisamente riconosciuto e la fortuna sembra essere dalla sua parte, ma non senza ostacoli, invidie e cattiverie. Uno sviluppo prevedibile, ma comunque armonico all’interno della trama. Lo spettatore capisce subito cosa succederà, però la trama di questo film sul canto corale classico scorre delicata e leggera.

Ci sono i buoni, ci sono i cattivi, ci sono i buoni supportati dai buoni, che li aiutano ad andare avanti, a trovare la strada e non perdersi a combattere i prepotenti. C’è la musica, come arte, potente al punto da poter salvare un ragazzino dalla strada o dall’essere rimbalzato da una famiglia all’altra. Ritorna il sogno americano, quello di poter migliorare sempre la propria condizione di vita grazie alle opportunità che il Paese offre, indipendentemente dalla propria storia o il proprio temperamento. Il talento, l’istinto, la buona volontà a volte sono in grado di governare il nostro destino o quanto meno, qui, la vita di Stet.

I daloghi de L’ottava nota non sono molti, perchè si lascia spazio alla musica e all’utilizzo che ne fa il protagonista per esprimersi e ordinare tutte le sue tempestose emozioni. Cantare sembra per Stet qualcosa di personale, intimo, che però riesce a fare di fronte ad un pubblico emozionandolo, facendo diventare le sue emozioni, emozioni universali. Qui, la musica appare più che come arte, come strumento per impartire a giovani allievi, lezioni sulla vita. Quella scuola privata è un passaggio nelle loro vite, un complesso educativo in cui si cerca di formare persone che siano disciplinate, sensibili e rispettose.

L’ottava nota: Dustin Hoffman supportato anche da Kathy Bates e Josh Lucas

L’ottava nota appare in alcuni tratti piuttosto frettoloso, in particolare nei passaggi emotivi: li taglia, li accorcia e ci pone di fronte l’evento già compiuto. Come se non si volesse perdere in obiettivi diversi da quello di trasmettere la potenza musicale. Accanto a Dustin Hoffman, saggio, un po’ scorbutico e controtendenza, anche Kathy Bates, Josh Lucas, Kevin McHale. Kevin McHale, che sappiamo, avendolo già conosciuto nella serie TV Glee, avere un grande talento musicale e artistico, non è uscito dal ruolo di professore giovane e sensibile, ma tutto senza cantare.

Nonostante questo cast di rilievo e di bravura evidente, L’ottava nota non porta sullo schermo nulla di nuovo, in termini di trama, ma anche di emotività, che rimane sempre piuttosto sottile, senza spessore. Questo, però, non gli toglie un carattere volutamente delicato che lo rende un film piacevole, musicale nel senso del suo sviluppo ritmico e rilassante.