Lo chiamavano Jeeg Robot: recensione del fumetto di Roberto Recchioni

Lo chiamavano Jeeg Robot (recensione), primo lungometraggio di Gabriele Mainetti con Claudio Santamaria e Luca Marinelli è in uscita il 25/2 nelle sale dello stivale; dopo numerose anteprime, trailer, videoclip e notizie il film ha suscitato non solo la curiosità dei critici cinematografici pronti a scansionare il nuovo cinecomic italiano (escludendo gli anni passati con Diabolik di Bava, Barbarella, Satanik, Valentina con Baba Yaga e DellaMorte Dell’Amore anche se tratto solo da un libro di Sclavi) dopo l’accoglienza tiepida de Il Ragazzo Invisibile di Salvatores, ma anche del pubblico e dei nerd assetati di novità nel panorama italiano.
Per soddisfare l’appetito di chi come noi vuole godersi appieno un prodotto in tutte le sue varie sfaccettature, La Gazzetta dello Sport in collaborazione con Lucky Red ha pubblicato il fumetto dedicato a Lo chiamavano Jeeg Robot sceneggiato da Roberto Recchioni (responsabile della rinascita eccelsa di Dylan Dog e del futuro Dylaniano in Il pianeta dei morti) con i disegni di Giorgio PontrelliStefano Simeone  che, attenzione, non spoilera assolutamente nulla del film perchè è ambientato successivamente agli eventi del film!

Lo chiamavano Jeeg Robot: il fumetto

Lo chiamavano Jeeg Robot variant cover

Il fumetto, come scritto nella prefazione, è ambientato a tutti gli effetti dopo gli eventi descritti nell’omonimo prodotto cinematografico ma non ne spoilera il contenuto, anzi, lo amplifica e lo approfondisce; ciò vuol dire che se il fumetto viene letto dopo aver visto il film rivela qualcosa in più sui protagonisti del film, se lo leggete prima invece, con la successiva visione della pellicola ri-collegherete diversi elementi presenti nell’opera cartacea.

Lo Chiamavano Jeeg Robot è quindi una storia a sé stante, capace di catturare nella sua semplicità e nella sua naturalezza, affrontando nelle sue pagine perfettamente illustrate temi attuali che invadono i social ogni giorno, strizzando l’occhio ai fatti di cronaca e politica in maniera satirica e decisamente azzeccata.

lo chiamavano jeeg robot tavola

L’intero reparto dialoghi (curato da Recchioni insieme alla sceneggiatura) è ovviamente in dialetto romano, il dialetto di Tor Bella Monaca, luogo dove, appunto,  è ambientato il film. Scopriremo come l’Italia ha reagito al primo supereroe italiano e, come al solito, al cambio di idee a cui siamo abituati da parte del popolo del Bel Paese,  a seconda di dove tira il vento.
Lo Chiamavano Jeeg Robot non è solo un buon fumetto che completa un film che ci sta facendo urlare al miracolo, ma è anche un’operazione di marketing per i collezionisti non indifferente: il giorno dell’uscita del fumetto, ossia il 20/02, per i fan accaniti e collezionisti c’è stata la corsa alle edicole per aggiudicarsi tutte e 4 le cover del fumetto (riportate poco più su) disegnate da Roberto Recchioni, Zero Calcare, Giacomo Bevilacqua e Leo Ortolani. Oltre ad apprezzare il fumetto dal punto di vista narrativo, Lo chiamavano Jeeg Robot stupisce anche per i disegni, dal tratto grottesco e vagamente pop anni ’60, stile che si sposa perfettamente con la sceneggiatura di Recchioni.
Per quanto riguarda invece la struttura dei personaggi bisogna vedere il film per apprezzare in pieno i due protagonisti, poichè come detto in precedenza, il fumetto prende tanto spunto dalla pellicola di Mainetti e quindi ne riporta totalmente la personalità anche in questa versione.

Acquistare o non acquistare il fumetto di Lo chiamavano Jeeg Robot (sempre che riusciate ancora a trovarne una copia) ? Di sicuro la corsa alla variant è qualcosa di succulento e l’albo in sé è molto gradevole e carino, da affiancare in un futuro ad una special edition del film omonimo che si rispetti.

 

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