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Vincitore del premio Miglior Film del Cile 2019 e del premio Héctor Ríos per la Miglior Fotografia (Festival Internacional de Cine de Valdivia, Chile 2019) Lina from Lima è il primo film di finzione della regista María Paz Gonzáles, veterana del documentario. In concorso nella sezione Lungometraggi FINESTRE SUL MONDO/Donne sull’orlo di cambiare il mondo la pellicola è stata fortemente apprezzata dalla direzione artistica del Festival, che tra le 600 proposte arrivate ne ha selezionate 50 secondo un criterio che desse ampio spazio ai giovani e ai nuovi linguaggi.

La novità introdotta quest’anno per il trentesimo anniversario del Fescaaal – Festival Cinema Africano, Asia e America Latina è la sezione dedicata ai talenti delle donne, un palinsesto destinato a sviluppare un ragionamento complesso dal valore cruciale circa il ruolo della donna nella contemporaneità. Le registe, dietro la macchina da presa, e le figure femminili, protagoniste di questi colorati, drammatici viaggi di consapevolezza, contribuiscono al cambiamento sociale non solo nel proprio paese, ma nel cinema in generale. La programmazione del Fescaaal da sempre valorizza il cinema indipendente con l’intento di affrancarlo dagli stereotipi e dalle rappresentazioni convenzionali. Annamaria Gallone, direttrice assieme ad Alessandra Speciale del Festival, nella conferenza d’apertura si è pronunciata a favore della pellicola Lina from Lima: “È un film arioso, singolare. Tutti abbiamo visto storie di migrazione ma questo è diverso. La González ci presenta un personaggio forte, una donna di 35 anni originaria del Perù che lavora in Cile e resta in contatto con il proprio figlio solo attraverso i social. Non si tratta di un film triste, anzi sono presenti inserti musicali scintillanti che giocano con l’iconografia cattolica. Il mondo lasciato da Lina non è importante: il suo uomo ha un’altra donna, il figlio può fare a meno di lei e la protagonista riconquista una libertà che riesce ad esprimere con sensualità e fantasia”

Lina from Lima: sensualità, fantasia e iconografia cattolica

lina from lima cinematographe.it

Emigrata dal Perù al Cile e impiegata come domestica e baby sitter in una famiglia facoltosa Lina (Magaly Solier) trascorre le giornate in attesa delle festività natalizie, durante le quali potrà ricongiungersi alla famiglia lontana. Per il grande ritorno Lina organizza meticolosamente il viaggio, i regali per ogni componente della famiglia e soprattutto per il figlio Junior (James Gonzaléz) dal quale spera di ricevere attenzione e apprezzamento. Il figlio sembra però non comprendere i sacrifici della madre, interessato esclusivamente a maglie di calcio originali piuttosto che a rivedere Lina, l’ex marito ha ormai intrapreso una relazione con un’altra donna ed è da poco diventato padre di un altro bambino, così la donna capisce di essere rimasta indietro, mentre tutti sono andati avanti. Per reagire allo sfaldamento della famiglia Lina decide di reinventarsi, riscoprirsi come donna, fatta di carne, piaceri e necessità, e di iniziare una nuova vita senza reprimere più alcun desiderio. Ad aiutarla in questa transizione è la tecnologia, attraverso la quale può sperimentare relazioni virtuali e soddisfare desideri occasionali. Sul piano emotivo però Lina è profondamente sola, i tentativi di rinascita lasciano trasparire la mancanza del figlio lontano e il dolore dovuto alla sua indifferenza. Nel percorso di consapevolezza compiuto Lina si accorge dell’importanza dell’avere cura di se stessi, così spedisce i regali alla famiglia, “ciò che conta realmente“, e continua in solitaria la sua quotidianità.

Donne sull’orlo di cambiare il mondo: l’incredibile forza delle donne migranti

lina from lima cinematographe.it

Mi sarebbe piaciuto essere lì a presentare il film, ma la vita virtuale ci ha tenuti distanti“. La regista María Paz González registra il suo video di apertura dal Sud del Cile, in una piccola scuola di provincia provvista di Internet. Dice: “Sono sconnessa ma felice di continuare a condividere il film e la storia nonostante la distanza“. Lina from Lina è il frutto di un lavoro durato sei anni, una lavorazione complessa cui ha contribuito tutta l’équipe; una pellicola che, distante dalla produzione documentaristica degli esordi, si getta a capofitto nel genere fictional di difficile comprensione se si è distanti dalla cultura. Un esperimento curioso che gioca sulla sovrapposizione dei piani di realtà e finzione, traducendo l’iconografia cattolica in un ipertesto globale che contrae e distende le dinamiche narrative della commedia. “Volevo immergermi nelle storie delle donne migranti che ammiro moltissimo per la loro forza incredibile. Ho scoperto donne che non hanno tempo di lamentarsi. Questo mi ha spinto a volerle raccontare con la giusta dignità. Sono felice che il film faccia parte di una sezione che valorizzi i talenti delle donne. Vi auguro una buona visione, abbiate cura di voi.