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Deniz va in vacanza con i genitori e la sorella maggiore Ebru (Aslihan Malbora) nella casa estiva, ma questa volta è diverso: ha compiuto 16 anni ed è deciso a imparare più cose possibili guardando il mondo con gli occhi di chi vuole farne parte. Mentre cerca di conquistare Asli (Ece Çesmioglu), amica di sua sorella, un po’ più grande di lui, si accorge che anche Burak, più grande, libero, indipendente di lui, è interessato alla ragazza. Il sole, il mare, il caldo fanno da culla e da alleati a Deniz che nell’estate forse per lui più importante, di passaggio, si trova a vivere in una bolla di amore, tensione sessuale e desiderio di diventare grande. L’estate passata, il film diretto da Ozan Açiktan, entrato nel catalogo Netflix dal 9 luglio 2021, racconta momenti sospesi, a tratti quasi irreali, quando il mondo ti sembra un’isola che non c’è tutta da sperimentare, allo stesso tempo aperto ad ogni possibilità e chiuso come uno di quei frutti proibiti difficili da schiudere.

L’estate passata: un po’ romanzo di formazione e un po’ dramma sentimentale

Deniz consegna alle acque di quel meraviglioso mare speranze e desideri, e il suo corpo capisce e assapora i “traumi” causati dal vento, dal sole e dalla calura, e dall’incontro/scontro con l’altro, soprattutto Asli che come le onde lo spinge e sospinge ma anche lo allontana. Lui è il protagonista di questo romanzo di formazione, un coming of age che si fa anche dramma sentimentale perché a quell’età ci si innamora perdutamente, e di nascosto, si vive di quell’amore che diventa termometro del tuo umore. Scopre al mare il corpo di Asli, i suoi occhi si appoggiano su di lei, esce con gli amici della sorella solo per passare del tempo con la ragazza, cerca di stare solo con lei per poterla conoscere meglio e per farsi conoscere. Deniz probabilmente non fa niente di diverso e neppure niente di speciale in questa precisa estate ma questi giorni hanno un sapore completamente diverso. Ogni cosa è speciale e irripetibile assieme a lei: attende di vederla, aspetta di progettare con lei i pomeriggi e le serate. Tutto si complica quando è chiara la disparità dei sentimenti tra i due e lui si scontra con l’indole indipendente e ribelle di Asli, difficile da capire fino in fondo: Asli si comporta con Deniz come una sorella maggiore ma gioca anche maliziosa con lui fingendo di non capire i sentimenti profondi che il ragazzo prova. La giovane vive le giornate con la fame di chi non vuole avere regole fisse, figlie di una cultura patriarcale spesso sessista (la questione del mito della verginità di cui lei parla) e quindi proprio per questo non vuole avere una relazione stabile, non vuole legami.

L’estate passata: un racconto semplice di quanto sia unica l’estate e anche la gioventù

Quello di L’estate passata è un racconto semplice e universale sulla bellezza e unicità di questa stagione che per molti, soprattutto i più giovani, si traduce in giornate magiche, urla in piscina, musica nei locali, spiagge e tuffi. Quella di Deniz, sua sorella Abru, Asli e i loro amici è un’estate fatta di istantanee che ciascuno di noi ha nella memoria, ancora tatuate sulla pelle, di amori impossibili, di primi palpiti e sguardi corrisposti, di gelosie dolorose quando i sentimenti cadono nel vuoto. L’estate passata ha un linguaggio potente perché riguarda ciascun ragazzo e ciascuna ragazza che sta crescendo, tutti possono comprenderlo, capirlo. Deniz, scottato dal sole, tagliato dalle rocce sulla spiaggia, capisce a poco a poco le difficoltà del crescere, del diventare grandi e le sue giornate si fanno metafora di ciò; la cotta, l’amore estivo non sono sempre gioie, adrenalina pura, diventano anche colpi in piena faccia del giovane che non sempre ottiene quello che vuole. I giorni passano e il rapporto con Asli si complica: lei inizia un flirt, libero, sena troppe regole, con Baruk, uno dei ragazzi più contesi del quartiere. Questo per Deniz è un duro colpo anche perché le loro uscite diventano di gruppo e lui prima compagno preferito di Asli, ora deve dividerla con qualcun altro, un rivale di cui è anche amico.

L’estate passata: Ozan Açiktan mostra piccole storie che riguardano tutti e tutte

“Com’era l’acqua? Bella, solo un po’ agitata”, racconta così la giornata al mare che diventa metafora di un’età bella ma tanto agitata, unica nel suo genere. Deniz e tutti gli altri sono pronti a trovare la loro strada, chi prima, gli amici più grandi del protagonista, la sorella, Asli, chi dopo, il protagonista dovrà attendere ancora qualche anno per poter fare il salto definitivo. L’estate passata ha più di qualche ingenuità e ha qualche vuoto nella sceneggiatura ma ciò non toglie forza emotiva che vive da una parte dell’ingenuità di un ragazzo come Deniz e dall’altra della sensualità insita negli occhi e nei corpi degli adolescenti (in cui c’è un po’ la fisicità e la tensione sensuale di Chiamami col tuo nome).

Ozan Açiktan lavora ad un film che mostra la vita normale, la realtà, fatta di amori e litigi, di pugni e abbracci, musica e sogni, corse e tuffi in acqua. Tutto è molto lento perché procedono così le giornate estive, i fatti si fanno esili perché quando si è giovani tutto si concentra sulle piccolezze, un gesto, un dettaglio, un sorriso, una parola. Eppure, anche se sembra che non avvenga nulla, in realtà tutto sta accadendo. Sono sprazzi di vita e di esistenze che non hanno nulla di speciale se non l’uscita con gli amici, i bagni in piscina, i cuori che battono e quelli spezzati. L’estate di Deniz è una somma di tutte queste esperienze, di desideri e prime volte che accomunano gli spettatori agli attori; qualcosa di monotono quasi, uno stanco andare delle cose, delle giornate, sempre uguali a sé stesse, che si scontra con ciò che avviene nel cuore e nella mente di Deniz.

L’estate passata: un film semplice d’amore e di crescita

L’estate passata è un film semplice, che a tratti sa di già visto e che non dona un volo pindarico nei tre mesi più sognati e desiderati di tutti i giovani, ma che con leggerezza ci fa sentire, provare ciò che abbiano tutti provato almeno una volta. Con un cast di attori giovani che fanno proprio questo, i giovani, il regista scrive una normale estate di uno o una qualunque di noi.