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Siamo negli Stati Uniti di oggi. Ambientato in una Boston appena riconoscibile giusto dagli skyline ripresi dal regista olandese Diederik van Rooijen, e priva di uno sfondo sociopolitico particolare, L’esorcismo di Hannah Grace, uscito in patria a novembre, arriva nelle nostre sale il 31 gennaio. Come dal titolo, il film parte prevedibilmente da un rito esorcistico. Una ragazza muore insieme a due preti durante un disperato tentativo di redenzione. Il suo cadavere, tre mesi dopo, arricciato in una smorfia di mostruosa tensione fisica, lacerazioni cutanee e brutti segni di bruciatura, arriva all’obitorio dove ha appena preso servizio, rigorosamente nel turno di notte, un’ex-poliziotta perseguitata dai sensi di colpa per un brutto incidente sul suo vecchio lavoro.

L’esorcismo di Hannah Grace e la performance pop-horror di Kirby Johnson

L’esorcismo di Hannah Grace Cinematographe.it

Nel ruolo della protagonista, la poliziotta che dovrà vedersela con il cadavere ancora posseduto, abbiamo Shay Mitchell, attrice filippina-canadese già vista in Pretty Little Liars e You, nuova serie Netflix. Nei panni, anzi, nel trucco e nelle posture contorte della ragazza esorcizzata c’è Kirby Johnson, al primo film per lei e una performance pop-horror niente male. Le sue posture da ragazza senza vita che cambiano lievemente, di tanto in tanto, durante i dialoghi in controcampo in sua gelida presenza risulteranno dolcemente inquietanti per il pubblico di adolescenti. Quali dialoghi? Quelli tra la poliziotta protagonista e il suo ex, un aitante poliziotto impersonato da Gray Damon, noto per aver partecipato in Pearcy Jackson: Sea of Monsters e Oldboy nella versione diretta da Spike Lee. L’amica anatomopatologa che trova il nuovo, e diremmo anche sfortunato lavoro alla nostra aspirante eroina anti-possedute ha il viso di Stana Katic, molto familiare per gli spettatori della serie Castle su Rai Due.

Presi singolarmente gli attori fanno il loro, però uno spettatore adulto e memore del filone generato dall’Esorcista non può non notare dettagli come la mosca che svolazza intorno all’indemoniata e poi alla poliziotta, probabile veicolo demoniaco ed escamotage insettologico semplicemente virato dalla cavalletta originale del film di William Friedkin. L’Esorcista, appunto. La regia di Van Rooijen è volenterosa nel cercare nuove geometrie di ripresa tra le mura di cemento grigio e architettonicamente tetro dell’obitorio, un posto hi-tech dove le luci si accendono con sensori di presenza. È questo l’altro punto che sviluppa il regista per cercare un thrilling perlopiù adolescenziale ma tutto sommato non eccessivo, ritmico grazie ai ticchettìi degli interruttori a sensore che si attiveranno al passaggio di persone vive e meno.

L’esorcismo di Hannah Grace: cosa va e cosa no

L’esorcismo di Hannah Grace Cinematographe.it

D’altra parte ci sono i soliti cliché sugli incubi proposti come flashback, ma nulla di sorprendente. E poi la debolezza vera, quella cioè dei dialoghi di caratura light buttati senza troppa cura, ma giusto per riempire i silenzi o giustificare alla bene e meglio malumori e separazione di una coppia di ex o le pigre letture di annoiati sorveglianti in sovrappeso. A dirla tutta, anche un po’ noiosi. Non solo i sorveglianti. E non solo gli ex. In più, la scelta di partire in pompa magna, con tutta la sequenza del mortale esorcismo spegne tante sorprese che potevano fioccare meglio se la stessa sequenza fosse stata ricostruita pian piano, con dei flashback disseminati lungo la storia.

Costato soltanto 7,7 milioni di dollari, negli States ne ha incassati quasi 15 e in totale 36. La company produttrice Sony Pictures ne sorriderà. Un piccolo fenomeno di successo proporzionato al low budget che lo determina. A proposito di questo, risulta tecnicamente inappuntabile, seppur esile d’idee narrative nuove e forti. Tutto sommato già così fa il suo questo Esorcismo di Hannah Grace: buona capacità d’intrattenere adolescenti, ma scarso appeal dai vent’anni in su. Forse un nuovo possibile franchise su un demone che saltellasse tra le possessioni di protagonista in protagonista, di capitolo in capitolo, potrebbe avere molta più potenzialità del primo capitolo se si sviluppassero meglio i tanti semi narrativi lasciati nel finale di questo. Certo, il rischio sarebbe un prodotto tra Resident Evil e Van Helsing in versione discount. Non il massimo per quanto riguarda l’arte cinematografica, ma probabilmente un discreto nido di sequel riempitasche al box office.

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