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Protagonista de l’Eroe è Giorgio (Salvatore Esposito), scrittore e giornalista squattrinato, solitario e malinconico, che a causa di un pezzo troppo aggressivo nei confronti di un ministro viene sbattuto dal Direttore del suo giornale in una piccola redazione di provincia, nel classico piccolo angolo di mondo dove non succede mai niente.
Ad un passo dal licenziamento, senza grandi prospettive né personali né professionali, ritorna alla ribalta per il misterioso rapimento del nipotino di Giulia Guidi (Cristina Donadio), la più importante imprenditrice della zona. Immediatamente la polizia si mette sulle tracce del bambino, ma senza esito.
Ad aiutare nella ricerca della verità Giorgio ci sono solo il pigro e svogliato collega Michele (Fabio Ferrari) e la bella e sensibile Marta (Marta Gastini), che quando può si prende cura di Francesco (Vincenzo Nemolato) lo “scemo del villaggio”. Ma chi è il “mostro”? A che cosa mira? Soldi? Vendetta? O forse c’è dell’altro? Un mistero che solo nel finale mostrerà quanto la verità sia sovente molto più scomoda e terribile di quanto comunemente si pensi.

L’Eroe: Salvatore Esposito disegna un personaggio ambiguo ed enigmatico

Scritto e diretto da Cristiano Anania, L’Eroe è si posa completamente sulle spalle di un Salvatore Esposito sicuramente efficace nel disegnare per sottrazione un personaggio alquanto enigmatico, chiuso, ma non per questo poco comunicativo o noioso.
Il suo Giorgio è il perfetto esempio di uno di quei tanti “perdenti” dell’Italia di oggi, di quei trentenni non abbastanza furbi, vanesi o approfittatori in un paese dove professionalità, onestà e correttezza non contano niente, né nella vita privata né tanto meno nel mondo del lavoro. Purtroppo, però, neppure la sua bravura ed il suo talento di attore bastano a salvare L’Eroe, un film che, per quanto permeato di idee ed intenzioni anche interessanti, alla fin fine non dona assolutamente nulla allo spettatore, se non confusione, disagio e perplessità di fronte ad un iter narrativo confuso e ben poco strutturato.

Dialoghi e personaggi prevedibili rendono L’Eroe un film non riuscito

L'eroe recensione del film con Salvatore Esposito Cinematographe.it

Di base il problema più grosso di L’Eroe è proprio nel manico, nella regia che appesantisce e soffoca una sceneggiatura di per sé non esattamente raffinata o ben strutturata, piena (per carità) di buone intenzioni che però rimangono tali.
I personaggi sono tutti alquanto prevedibili, forzati, le situazioni narrative, i dialoghi appaiono sovente illogici e non approfonditi, la stessa messa in scena di per sé assomiglia a certi prodotti televisivi di scarso valore che ammorbano i nostri palinsesti.
Il tutto sicuramente viene poi appesantito da una colonna sonora di Riccardo Bertini alquanto roboante e che sa di déjà vu ogni minuto che passa, vanificando il bel montaggio di Nicola Nicoletti e la fotografia di Leone Orfeo.

Il cast si muove quasi sempre con passo malfermo: d’altronde è difficile, da personaggi così scarni, trarre una qualsivoglia performance che ne esalti un contenuto che, in questo caso, manca già di partenza.
Abbiamo la giovane bella ed ingenua, la donna di potere severa e mentitrice, la madre fragile, il meridionale pigro, lo scemo del villaggio, il capo malvagio, i carabinieri altezzosi e inefficienti. Poco o nulla di nuovo sotto il sole.

L’Eroe: un’operazione ingarbugliata e una metafora inespressa

L'eroe recensione del film con Salvatore Esposito Cinematographe.it

Pesa sicuramente nel giudizio finale l’aver ancora una volta ritratto un’Italia già vista, già sentita, quella provinciale, religiosa in modo quasi fanatico e chiusa, che appare sinceramente poco attuale ed adatta ad una qualsiasi narrazione che miri a parlare della tragedia della verità nel mondo dell’informazione moderna.
Appare chiaro l’intento metaforico di L’Eroe, ma è una metafora strozzata, inespressa, incomprensibile perché frutto di un’operazione ingarbugliata che si perde mano a mano senza scampo, con un finale che lascia alquanto interdetti e spaesati, perché non supportato da una narrazione adeguatamente sviluppata.
A conti fatti un film che pretende troppo da sé stesso senza averne alcun tipo di diritto, perché da che mondo è mondo le buone intenzioni e idee di partenza non bastano a fare un buon film.

L’Eroe esce in sala giovedì 21 marzo con Mescalito Film.

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