Le relazioni pericolose: recensione del film di Rachel Suissa

Célène ha 17 anni, ha perso la madre, vive con il padre, un regista, ha un fidanzato da sempre, Pierre. La ragazza crede in molte cose: l’amore assoluto, i libri più che i social network. Tutto nella sua vita cambia quando si trasferisce con il padre da Parigi a Biarritz, a casa dello zio e della cugina, per iniziare l’ultimo anno di scuola, lì incontra Tristan, il bello e popolare surfista dagli occhi di ghiaccio, una super star a scuola, legato sentimentalmente alla compagna di scuola, Vanessa Marteuil, attrice ormai senza lavoro da molto tempo. I due basano la loro relazione, regolata da un contratto, su scommesse crudeli e Célène di lì a poco diventa la loro vittima. Questa è la trama di Le relazioni pericolose, il film di Rachel Suissa, dall’8 luglio 2022 su Netflix, con Paola Locatelli e Simon Rérolle, versione riveduta e corretta del classico della letteratura di Choderlos de Laclos e del film del 1988 diretto da Stephen Frears con Glenn Close, John Malkovich, Michelle Pfeiffer, trasposto ai giorni nostri. 

Le relazioni pericolose: un racconto di rivalità, di ossessione per il ruolo sociale

Si tratta di un mondo cattivo e superficiale, l’importante è apparire, avere molti follower, questo è ciò che è importante nella vita. Proprio per questo Vanessa e Tristan stanno insieme, per implementare il loro successo, per aggiungere follower ai follower. I più belli, i più popolari, i più potenti. In quella città, tra le onde del mare, il liceo e i post su instagram, ogni cosa che succede avviene lì, davanti a tutti, nel feed, quindi se non si pubblica non è reale e quindi tutto è pubblicabile – anche le cose più intime, soprattutto per ferire l’altro e per vendicarsi.

Dunque è chiaro il motivo per cui Rachel Suissa ha deciso di ambientare il romanzo epistolare pubblicato nel 1782, che porta sulle pagine di uno dei capolavori della letteratura gli sconti narcisistici tra due disillusi aristocratici, Valmont e Merteuil, proprio in questo mondo. Non è poi tanto diverso il piccolo universo in cui orbitano Vanessa e Tristan, quello in cui si ritrova quasi per caso la ragazza, rispetto all’originale, è simile la rivalità, l’ossessione per il ruolo sociale, il desiderio di ricchezza e di “successo” in senso lato. Si ricostruisce la storia de Le relazioni pericolose immergendola in un microcosmo che si poggia su dinamiche e leggi ben definite, quello della scuola. I giochi sadici degli uni, gli uomini e le donne di corte, non sono poi tanto distanti da quelli di Tristan e Vanessa che, almeno all’inizio, mirano a distruggere l’innocenza e la moralità di chi non ha ancora la loro malizia (sia Célène che Charlotte, la cugina della protagonista).

Suissa ha individuato i temi ancora attuali e li ha inseriti in un ambiente giusto: i ragazzi vivono di vanità, hanno l’ossessione di diventare delle stelle, e quale piccolo angolo di realtà se non quello dei social network, capaci di rendere l’individuo icona come, alla stessa velocità, di distruggere una persona. Sembra paradossale eppure basta sostituire la corte con il liceo, lo status sociale con il numero di follower e alla fine almeno sulla carta non sono storie poi tanto diverse.

Le relazioni pericolose: un giglio fra due lupi

Célène è un giglio in un mondo che sembra pronto a mangiarla, ma è quasi troppo pura e ingenua per essere reale, è quasi troppo distante da tutto per essere credibile, tanto da sembrare quasi una caricatura: l’amore assoluto, la relazione a distanza con il primo fidanzatino, si scontrano in maniera fin troppo manichea con la vita che inizia a condurre, fatta di post sui social, i sentimenti per Tristan con cui è in perenne “guerra”. Lo spettatore de Le relazioni pericolose capisce al primo istante cosa succederà e ancor peggio il modo in cui accadrà e questo fa si che non si venga catturati profondamente dal racconto. La protagonista è introversa, timida, sognatrice, piena di ideali e immersa nei libri ma poi a poco a poco fiorisce e scopre il mondo. Basta per immedesimarsi nella protagonista di questa storia d’amore? Forse non completamente e in un film come questo la partecipazione del pubblico è necessaria.

A risultare trita è anche l’idea di costruire la storia sulle scommesse, sempre a fondo sessuale: Tristan potrebbe essere molto più sincero riguardo ai suoi sentimenti, alle sue emozioni invece si trincera dietro a falsi miti, a schermi e specchi da cui trapela ciò che lui vuol far trapelare. Tristan è davvero il ragazzo che usa le ragazze, che finge di essere il fidanzato di Vanessa – la vera cattiva della storia, spietata, crudele senza scrupoli-? Fin da subito si capisce che la venuta di Célène lo cambierà per sempre.

Nessuno si mostra davvero per ciò che è, ad un certo punto tutti celano un segreto, tutti fingono di essere chi non sono o chi vorrebbero/dovrebbero essere. A segnare un momento importante all’interno della storia, della crescita/non crescita del personaggio è la costruzione dello spettacolo teatrale portato in scena dai ragazzi della scuola e diretti dal padre di Célène: La princesse de Montpensier diventa rappresentazione di vite e maschere di ciascuno e ciascuna; è più facile mostrarsi, svelare (i segreti degli altri ma mai i propri) quando si interpreta qualcun altro.

Un film che non convince

Le relazioni pericolose è un film che può piacere ad un certo tipo di pubblico, quello innamorato delle storie d’amore tra personaggi lontani, diversi che riescono proprio grazie all’amore a salvarsi, ma è un’opera che se sulla carta avrebbe potuto avere qualche spunto interessante si perde nella realizzazione dell’idea. 

Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione

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