Lasciatelo dire! – recensione del film di Eric Lavaine

La recensione di Lasciatelo dire! (Chamboultout) di Eric Lavaine, con José Garcia e Alexandra Lamy, distribuito in Italia da Cloud9Film.

Protagonisti di Lasciatelo dire! (Chamboultout) sono Frèderick (José Garcia) e Béatrice (Alexandra Lami) la cui vita appare perfetta: ricchi, innamorati, con una famiglia felice e degli amici sinceri e mai banali.
Tuttavia un giorno, a causa di un incidente molto grave, Fréderick rimane in come per molte settimane, per poi risvegliarsi totalmente cieco. La sua odissea ispira Béatrice a scrivere un libro, dove racconta il riprendere la vita, il contatto col mondo, al fianco di un marito che non ha però perso nulla del suo brio e della sua voglia di vivere, ma in compenso ha acquistato una sorta di ossessione per il cibo, e un carattere bizzarro, sincero ed imprevedibile.

Lasciatelo dire! – ecco il trailer italiano della commedia di Eric Lavaine

Il libro sarà l’occasione per permettere a Béatrice e Fréderick di fare un bilancio (fantasioso ma sincero) delle loro vite e di come ciò che è successo le ha cambiate…

Una commedia che si avvicina alla tradizione italiana

Lasciatelo dire! è diretto da Eric Lavaine, sceneggiatore assieme al fratello Bruno, esperto di commedie corali dirette con brio ed originalità, come Torno da Mia Madre, Barbecue o Benvenuto a Bordo.
Lasciatelo dire! però è forse la più riuscita, se non altro quella dal messaggio politico-sociale più netto, più schietto, per quanto sotterraneo allo stesso tempo, mai troppo palese, ed in molti momenti rende il tutto sicuramente molto simile più ai grandi classici della commedia all’italiana degli anni 60 e 70 che a quella francese.
Il cast annovera oltre che a Garcia e Lami, un vasto assortimento di interpreti molto ispirati come Michaël Youn, Anne Marivin, Medi Sadoun, Michel Vuillermoz, Olivia Cote ed Anne Girouard, tutti assolutamente perfetti nel tratteggiare il complesso, sovente auto-ironico e molte volte ridicolo universo umano che circonda i due.
Alla scoppiettante verve di José Garcia (davvero bravissimo) si contrappone il tono un pò sotto le righe, sovente coerentemente svampito e furbetto di una Alexandra Lami che riesce nell’impresa di rendere la sua Béatrice ad un tempo positiva ed malinconica.

Chamboultout

Lasciatelo dire! è una commedia sferzante ed ottimista

Perché, ed è questo il segreto dietro la riuscita di questo film, nei 100 minuti utilizzati da Lavaine, emerge un ritratto sferzante e caricaturale della classe media, della borghesia francese, fatta di ipocrisie, vanità, di un narcisismo ed una mancanza di verità sovente veramente pacchiane.
Allo stesso tempo Lasciatelo dire! riesce a contrapporre la necessità di sopravvivere, di aggrapparsi a ciò che conta, lasciando in disparte ciò che non serve, il superfluo, in quello che è un iter di riscoperta dei valori umani, veri, essenziali.
Frèderick è cieco. Eppure vede più chiaramente di tutti gli altri, riacquistando la purezza di sguardo di un bambino, a cui si contrappone la paura, i dubbi, le perplessità del mondo circostante, avvolto da una cappa di incredulità, di insicurezza.
Il calcio, gli amanti, il cibo macrobiotico, il successo professionale, tutto appare scomparire di fronte alla verità contenuta in quel libro (pur dai nomi modificati) e nei comportamenti di quest’uomo cieco ma pieno di vita.

Un film che è un inno alla vita

Lasciatelo dire! alla fin fine, è infatti soprattutto questo: una critica alla materialità e debolezza dell’uomo moderno, alla sua insicurezza mal celata, che invita a rivalutare i rapporti umani, pur con tutto il loro carico di imperfezione. In fondo non vi è davvero nulla di perfetto a questo mondo.
Se bisogna trovare però qualche difetto al film di Lavaine, è in un tono sovente un pò troppo elegiaco, in una fustigazione della borghesia francese immatura e un pò debosciata, che passo dopo passo lascia troppo spazio al sentimentalismo, e ad una regia che si prende talvolta troppo sul serio.
Forse ambientare il tutto in un universo meno “chic” e meno “benestante” (anche solo in parte) avrebbe aiutato a creare maggior empatia con i personaggi, che talvolta rischiano di essere ben poco coinvolgenti e di assomigliarsi un pò troppo.

 

 

 

 

 

 

 

Regia - 3
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 3
Recitazione - 4
Sonoro - 3.5
Emozione - 3.5

3.3