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Napoli Est, quartiere di Vasto. Ci sono i ragazzi della comunità ivoriana che organizzano feste a ritmo di coupé-décalé – genere di musica popolare della Costa D’Avorio, nato, a Parigi, verso gli inizi del 2000, in un famoso club africano, da un gruppo di dj, Jet Set. A Napoli questi ragazzi organizzano feste spettacolari, al centro di queste serate soldi, musica, simboli del loro successo. Tra loro c’è un ragazzo ivoriano, chiamato Birco, Idrissa Konè, che ha un sogno: diventare il re del coupé décalé. Questo racconta L’Armée Rouge, il documentario di Luca Ciriello che partecipa al FESCAAAL 2021 (Milano, 20-28 Marzo 2021).

L’Armée rouge: la storia di Birco e del suo sogno

L'Armee rouge Cinematographe.itL’Armée rouge racconta di un ragazzo, Birco Clinton, lui è le barouba, il Re di Napoli, di un progetto: mettere in piedi la sua dédicace, la festa dell’anno che ogni organizzatore di coupé-décalé pianifica nella propria zona. Birco abita in un prefabbricato d’amianto a Ponticelli, ma passa il suo tempo a Vasto, e lì che organizza le sue feste.

“Siamo un’armata dello show, noi non sappiamo fare la guerra, noi ci vogliamo solo divertire” dice il protagonista”; un’armata della musica, del divertimento, della danza e del ritmo, non una che scende in campo per combattere: le felpe tutte uguali, i ruoli “militari” all’interno della banda, la sensazione di essere di fronte ad una prova difficile, per nessuno di loro sarà facile, sembra di essere nel mezzo di una battaglia. Dice così Birco, dice così quel ragazzo pieno di entusiasmo e idee, fame di fare e di esprimersi; è uno come tanti, uno di quelli che è arrivato in Italia dalla Costa d’Avorio nel 2014 e qui si è costruito una vita, con tanti sogni e voglia di riscatto. Fa tante cose per sbarcare il lunario, mentre sogna di diventare famoso organizzando feste e videoclip musicali. Lui non balla, guarda gli altri da lontano attorniato da ragazze; è la mente di un progetto che, a poco a poco, prende forma.

L’Armée rouge: un film energico e positivo

L'Armee rouge Cinematographe.itA Vasto le loro feste sono attimi che aiutano questi ragazzi e queste ragazze ad uscire dalle mura in cui sono “intrappolati”, dalle loro esistenze, dalle giornate uguali, tutto per loro sembra fatto di attese – di  cambiare vita – e speranze – ognuno ha il proprio sogno -, e aspettano che arrivi anche il loro giorno. La migrazione vive di una narrazione urgente, necessaria, che serve a dare voce a chi quei viaggi verso l’Italia li ha fatti davvero, a chi quella disperazione l’ha conosciuta e ha bisogno di narrarla per spiegarla a chi non crede. Qui Ciriello scrive un film diverso, definito da lui stesso energico e positivo, che esce dal racconto mainstream degli immigrati e dell’immigrazione. Il regista porta al centro una comunità che nonostante i problemi non sta male e che si inventa una nuova vita fatta di feste e magliette, di gruppi musicali e di ritmo.

A Vasto ci sono molti centri di accoglienza per richiedenti asilo, in questo quartiere molti ragazzi attendono di costruire il loro destino e la loro vita e mentre aspettano c’è una multiforme ventaglio di possibilità umane: c’è chi cade nel giro della micro-criminalità, chi è costretto a vivere alla giornata, chi organizza il proprio piccolo impero e poi c’è chi, come Birco, organizza eventi e feste.

Nel quartiere probabilmente c’è il razzismo, ci sono i problemi per gli immigrati come purtroppo esistono in qualunque altro posto perché il razzismo è ancora sistemico, Ciriello però preferisce usare un altro approccio, che lui definisce antropologico: Vasto è un luogo in cui si parlano quattro lingue, tutte parlate nel film, nouchi, djoula, francese e italiano, ed è chiaro che un luogo come questo sia inclusivo. La storia di Birco supera il concetto di integrazione – lo spettatore assiste alla vita di ogni giorno del protagonista che vive attimi tipici della cultura degli ivoriani come se vivesse ancora ad Abidjan.

L’Armée rouge: un documentario che fa entrare in un mondo sconosciuto

L'Armee rouge Cinematographe.it

Il film di Ciriello è un bel documentario che ci porta dentro un mondo sconosciuto, che ci mostra una realtà di cui si sa poco e di cui Ciriello a fatto parte per più di un anno, entrando nella comunità. Apprezziamo alla fine il percorso di Birco che diventa nostro amico, fratello, per cui facciamo il tifo.