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La signora di Purity Falls, uscito nei cinema il 31 maggio 2019 e diretto da Sam Irvin, si immerge nelle menti più degeneri e contorte di un gruppo di donne che cercano nell’estremo gli stimoli verso una vita che trovano piatta e noiosa. Con nel cast Trevor Stines, Olivia d’Abo e Kristanna Loken, il film, andato in onda su Rai 2 il 3 giugno 2020 in prima tv assoluta, si perde in una recitazione caricaturale e una sceneggiatura che punta sulla suspence, ma che sfiora il ridicolo.

Nicole (Kristanna Loken), con i figli Jason (Trevor Stines) e Justine (Sloane Avery) si trasferisce a Purity Falls dopo la morte improvvisa del marito. Jason, solo e distante dalla madre e dalla sorella, si lega alla ricca imprenditrice Courtney, vicina di casa che si affeziona anche molto alla madre del ragazzo. Un debole per Jason la spinge però ad un’eccessiva generosità che si trasforma in regali costosi e importanti, come una nuova macchina. Ma non solo. Courtney (Olivia d’Abo) gli propone anche un lavoro, convincendolo con un cospicuo anticipo di denaro. Jason, dapprima esitante, si lascia convincere e inizia a capire in cosa consiste il nuovo lavoro. Intrattenendosi con donne mature e cercando di esaudire ogni loro desiderio, si trova sempre più coinvolto in un giro da cui sempre impossibile uscire. Ignaro di chi sia Courtney e di cosa sia capace per ottenere ciò che vuole.

La signora di Purity Falls: microcosmo al femminile dove tutto può essere comprato

La signora di Purity Falls - cinematographe.it

Un viaggio nella perversione umana, in quella femminile in particolare che adesca con uno sguardo e una gentilezza in più, giovani ingenui e inesperti per farne di loro un oggetto desiderato e atteso. La storia de La signora del Purity Falls aveva tutti gli elementi per essere un ottimo thriller, dall’incipit alle sequenze che portano avanti il racconto, fino ai personaggi, ma nell’interpretazione e nella realizzazione si rivela un lavoro confuso e ai limiti della realtà. Donne maniache del controllo, che inseguono la violenza, attratte dal peccato e dalla trasgressione, disinteressate dall’apparire schiave di un giro di prostituzione dove sono loro a sfruttare e pagare, la rappresentazione di una comunità al femminile che agisce senza pensare e che vede la figura della donna banale e superficiale. Un tema affrontato già in Elle di Paul Verhoeven che però –  a differenza, del film di Irvin – si addentra nell’animo frustrato della protagonista che una bravissima Isabelle Huppert incarna alla perfezione.

Ne La signora di Purity Falls tutte le domande e gli scenari che un film del genere può aprire rimangono sospesi nell’escalation d’azione finale che in realtà delude senza effettivamente concludersi. La recitazione è ai limiti dell’inverosimile, così come la sceneggiatura, caratterizzata da battute e frasi che non funzionerebbero neanche nella comicità, con rapporti che si instaurano frettolosamente e che portano lo spettatore a osservare una serie di personaggi che agiscono senza capire ciò che stanno facendo, che si muovono sullo schermo comandati come marionette da una mano invisibile. Con l’idea che nella solitudine risieda la giustificazione a qualsiasi male o sbaglio perpetrato nel tempo, anche a danno degli altri. Personaggi senza spessore, eccetto forse il protagonista dove Stines si cala nella parte del giovane ingenuo e disorientato che vive incerto in un mondo nuovo, dove la linea di demarcazione tra allettante e pericoloso si fa sempre più sottile. Lo stesso non si può dire del personaggio di Courtney che si sposta da pentita imprenditrice a crudele manipolatrice.

Un film raccontato e spiegato dagli stessi protagonisti

La signora di Purity Falls - cinematographe.it

Una storia quella di La signora di Purity Falls che poteva essere sviluppata e, di certo, espressa in modo diverso. Con il pregio di essere imprevedibile e di realizzare una serie di colpi di scena inaspettati, sempre però realizzati con un’interpretazione teatrale che non convince fino in fondo. Una tecnica ridotta al minimo indispensabile dove temi come la ribellione, l’omertà e la noia sono presenti, ma fin troppo sottili, espressi da battute di dialogo che risolvono in pochi secondi una tensione che avrebbe dato al film una di quelle tante componenti che mancano. L’atmosfera delle villette a schiera nel paradiso terrestre di Purity Falls si scontra inevitabilmente con la realtà che si cela dietro la stimata imprenditrice che a quanto pare ha rapporti solo con chi usufruisce dei privilegi che lei offre. Persone che non si preoccupano di mantenere segreti inconfessabili, non lasciando spazio neanche al tema dell’apparenza e della discrezione, altro argomento che poteva essere espresso.

Ne La signora di Purity Falls sembra esserci ogni presupposto per un thriller originale, dove dietro la tranquillità di matrimoni indissolubili e fantasie passeggere, si cela una rete di donne annoiate alla ricerca di stimoli in una vita ogni giorno uguale a sé stessa, dove la vera dipendenza è quella dalla novità. Personaggi poco caratterizzati in una narrazione slegata, frettolosa e superficiale. Nessun interesse verso i tormenti che descrive con brevi frammenti accompagnati da battute di dialogo didascaliche e del tutto inverosimili. Una miriade di personaggi secondari che appaiono e scompaiono, palesemente utili a trasmettere un’emozione che comunque non raggiunge lo spettatore. Il film pretende di raccontare vite complesse, decisioni importanti e scelte sofferte, senza dare spessore né ai protagonisti né a coloro che si muovono intorno alla storia, lasciando alla trama il peso di essere coinvolgente, risultando così un film che non lascia nulla.

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