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Recatosi nella tenuta del defunto zio Wayne per partecipare al matrimonio del fratello Paul e dopo aver incontrato Jenny Perotti, la sua vecchia fiamma, il fotografo di successo e implacabile seduttore Connor Mead avrà una visione al limite del paranormale: dopo cena, lo spirito dello zio gli comunica la visita di tre fantasmi capaci di introdurlo al vero senso della sfera amorosa e, di conseguenza, della vita stessa.

Diretto da Mark Waters nel 2009 e interpretato da Matthew McConaughey e Jennifer Garner, La rivolta delle ex è una libera interpretazione del celebre Canto di Natale, il romanzo breve di Charles Dickens che viene riletto dal regista sotto una prospettiva più attuale. Ma non per questo più efficace.

Affidata al fantasma dello zio Wayne, interpretato da un carismatico Michael Douglas, l’evoluzione personale di Connor Mead (Matthew McConaughey) procede attraverso l’intervento di tre figure femminili – la ragazza passata, presente e futura –, grazie alle quali il dongiovanni capirà non solo che non si può sfuggire al proprio passato, ma anche che è possibile riparare la propria condotta con una seconda chance.

La rivolta delle ex: una moderna rilettura del Canto di Natale di Charles Dickens

La rivolta delle ex cinematographe.it

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Muovendosi attraverso lunghi flashback –che mostrano la lunga schiera di donne sedotte e abbandonate da Connor Mead – e flashforward – che preannunciano al fotografo un futuro che, privo di ogni gioia, è composto solamente da solitudine e tristezza–, il lungometraggio racconta la redenzione di un accanito donnaiolo all’apparenza impossibile da cambiare e, attraverso il meccanismo narrativo del viaggio puramente mentale nel passato del protagonista, riprende interamente la struttura del libro di Charles Dickens: non più ambientato durante la vigilia di Natale, il film avviene in un unico giorno –quello che precede il matrimonio di Paul (Breckin Meyer), il fratello del protagonista– e viene scandito dall’incontro del personaggio principale con tre spiriti dalle sembianze simili a quelle descritte nel romanzo.

La rivolta delle ex: una commedia deludente e moralizzante

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Malgrado le premesse potenzialmente divertenti, La rivolta delle ex si presenta, però, come una commedia prevedibile la cui banalità non si riconosce tanto nello sviluppo alquanto telefonato, nella debole performance del cast o nella sceneggiatura incoerente e priva di spunti originali, ma nel contenuto moralizzante del film: lo scopo del lungometraggio, infatti, non sembra tanto essere quello di intrattenere e divertire il proprio pubblico –come una buona commedia dovrebbe essere capace di fare–, quanto quello di distinguere ciò che è eticamente giusto da ciò che è moralmente scorretto.

Lontano dai tempi di gloria rappresentati da Mean Girls – che, pur muovendosi attraverso stereotipi, era riuscito a coinvolgere il pubblico, fino a diventare un film cult, emblema di un’intera generazione –, il regista Mark Waters è riuscito a realizzare un film che, caratterizzato da quel mix distruttivo fatto di moralismo e mediocrità, porta lo spettatore all’esasperazione. E alla noia. In poche parole, La rivolta delle ex è tutto quello che una buona commedia non dovrebbe mai essere.

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