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Desirée, Simone, Daniel sono quattro ragazzini delle medie. Sono belli e scontrosi a volte, hanno quella bramosia, tipica della loro età, di mangiarsi la vita; è difficile per tutti e lo è un po’ di più per loro perché vanno a scuola nel quartiere Zisa di Palermo – la disoccupazione tocca punte del 50%, i ragazzi lasciano gli studi una volta superata l’età dell’obbligo, se non prima, e con il record cittadino di minori segnalati per reati -. Lì è facile lasciare la scuola perché ci sono urgenze, doveri da cui non si può fuggire e gli adolescenti devono vivere senza sogni. Ad accompagnare i tre ragazzi c’è un insegnante speciale, Giovanni Mannara, che si prodiga per i suoi ragazzi, che vuole aiutarli a scegliere cosa fare da grandi. Racconta tutto questo La Nostra Strada (prodotto da Ladoc con il sostegno di Mibact e Siae nell’ambito del programma “Per Chi Crea”, e con il contributo della Sicilia Film Commission) – in concorso nella sezione documentari al SiciliAmbiente Film Festival -, il docufilm di Pierfrancesco Li Donni, giovane regista che ha filmato una classe di studenti raccontandone le giornate a scuola ma anche i pomeriggi e le sere, i sogni, le paure, la realtà e le aspettative.

La Nostra Strada: un professore che apre le menti

Il professore, alla stregua di molta letteratura e filmografia in cui si narra l’insegnante come qualcuno che si dà completamente alla causa, ascolta, chiede, cerca di dare voce ai suoi giovani alunni tentando di insegnare loro che c’è speranza, che devono lottare per i loro sogni. Non li lascia mai in pace, li segue e non dà loro solo nozioni ma anche veri e propri insegnamenti di vita: si passa dalla lezione sul primo canto dell’Inferno della Divina Commedia alla questione omosessualità e genitorialità. Mannara capisce da dove provengono quei ragazzi e ne comprende alcune visioni rigide: loro fanno parte di famiglie modeste come allevatori, artigiani e lavoratori che respirano ogni giorno la fatica di tirare avanti e i ragazzini questa pesantezza del vivere la avvertono, la sentono sulle proprie spalle.

Simone ha solo 13 anni ma sa già tutto di cavalli, eppure il suo destino sembra essere quello di prendere l’ape e andare a vendere la frutta, ma il professore lo incita ad andare avanti per poter diventare un giorno un veterinario. Daniel ha un sogno, diventare orafo, ma deve andare a lavorare prima di finire la scuola dell’obbligo perché la famiglia ha bisogno di lui. Desirée si sente già adulta, parla da adulta, è una guerriera che vuole la sua indipendenza ma sa essere anche un po’ indisponente, tutto perché lei è cresciuta forse troppo in fretta e a Daniel, di fronte al mare, dice che per lei non c’è spazio per i sogni, ormai quello che conta sono i soldi. Questi ragazzini, nonostante non abbiano frequentato una scuola di periferia, vivono comunque una realtà che non li aiuta ma anzi li getta improvvisamente in una terra in cui non c’è tempo per i giochi, per i sogni, per la spensieratezza o almeno per averne di tempo si deve essere molto coraggiosi.

La nostra strada_Cinematographe.itDaniel, Desirée e Simone, tre ragazzi pronti a crescere

Quella di Mannara è una vera e propria missione, una battaglia. Come a volte capita chi sembra essere meno talentuoso, o semplicemente meno portato per lo studio, poi, se ben indirizzato, può fare un grande percorso e viceversa. Per l’insegnante è un grande orgoglio quando, un anno dopo, incontra Daniel che più di tutti sembrava dai libri, e lo trova tanto cresciuto e felice di aver trovato la sua strada, scegliendo la scuola che più gli piace – continuando a coltivare l’amore per l’arte orafa: riporta all’uomo l’anello che gli ha rimesso a nuovo.

Mannara scopre che Desirée ha abbandonato la scuola – come le sue sorelle – e che ora lavora in un panificio perché lei vuole essere libera, indipendente. Per il professore ogni ragazzo che non prosegue gli studi è un dolore, lo si capisce, lo si avverte dalla dolcezza con cui si avvicina ai suoi alunni. Lo si capisce da come parla con Simone di fronte al nonno quando spera di poter far capire loro che il ragazzo deve continuare la scuola, lo si comprende dalle parole con cui tenta di sedare quel vulcano in eruzione che è Desirée. La Nostra Strada non è una storia sulla scuola, o almeno non solo – è evidente quanto, comunque, in un modo o nell’altro, i ragazzi abbiano bisogno di una figura esterna alla famiglia per imparare, per crescere, per vedere il mondo con occhi nuovi -, è un racconto sui ragazzi di oggi e su un luogo in cui spesso è difficile nascere, crescere, vivere, è un’istantanea del presente e del futuro, è una narrazione sul percorso che ogni protagonista deve compiere per diventare adulto. 

Per Simone, Daniel e Desirée e tutti i loro compagni è fondamentale il confronto con gli altri e con il professore, sulla vita, sulla società; i protagonisti si interrogano così tra una lezione e l’altra su cosa vorrebbero fare, si riflette anche sulla loro esistenza e su quella dei propri genitori. Così attraverso l’occhio di Li Donni vediamo, partecipando ai loro strappi, alle loro fughe e alle loro grandi scoperte, come questi giovani ragazzi e ragazze, si aprano al domani.

La nostra strada_Cinematographe.itLa nostra strada: un documentario semplice e intenso

La Nostra Strada è un racconto semplice e intenso su uno dei momenti più difficili della vita, sulle tensioni, sugli scontri, sulle arrabbiature e le ribellioni di chi si sente in balia di un mondo incomprensibile e che non lo comprende – Desirée racconta ai compagni della telefonata che Mannara ha fatto per informare la famiglia sul suo comportamento e per chiedere informazioni.

A quell’età tutto sembra una gabbia, una prigione, a tredici anni la vita sembra un’avventura che si vuole vivere a pieno. Non c’è tempo spesso per la scuola, i libri, le regole dei grandi, quando si è preadolescenti ci sono un sacco di cose da fare, ci sono la scuola e il lavoro, i primi amori e la famiglia. Tutti gli studenti del professore che tutti avremmo voluto avere, sono da lui trattati come piccoli uomini e piccole donne con esigenze, diritti ma anche doveri verso se stessi e verso gli altri. Questo è un film di formazione che mostra anche i lati più fragili, delicati e teneri di queste giovani vite, e si apre attraverso loro una riflessione su quanto sia necessaria un’istruzione. Si sente il sapore di una certa poetica che guarda ai più piccoli come ad un universo  da proteggere e di cui prendersi cura.

PANORAMICA RECENSIONE
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Sonoro
Emozione