La linea sottile: recensione

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La magia dell’immergersi in mondi inventati frutto di menti visionarie è stato, da sempre, il genere cinematografico più immediato ed evocativo, capace di far innamorare chiunque della settima arte. Eppure nessuno di noi può definirsi immune al fascino delle storie che si presentano come “tratte da fatti realmente accaduti”. Che sia un thriller, un dramma o il biopic di una delle personalità più influenti della storia più o meno contemporanea, la consapevolezza di poter utilizzare il mezzo cinematografico come tramite tra la realtà vissuta e quella romanzata è un’arma potentissima.

Diverso è il discorso da fare per il genere documentaristico. Nato nel 1922 dal genio di Flaherty con Nanuk l’eschimese, in poco meno di 100 anni ha vissuto periodi alterni di efficacia comunicativa e fiducia del pubblico. La linea sottile si inscrive perfettamente all’interno della rinascita del documentario iniziata poco più di un paio d’anni fa, quando il minutaggio delle pellicole è tornato a superare i 65-70 minuti di circostanza ed a ricevere ingenti somme di denaro incentivanti come è d’uopo per qualsiasi prodotto audiovisivo, tanto più che per opere che ci presentano le atrocità del mondo che ci circonda.

Una coproduzione tra Italia e Croazia si avventura nel campo minato della violenza. Con la guerra minimo comune multiplo delle due storie intrecciate, Nina Mimica (Open House, La guerra è finita) e Paola Sangiovanni (Staffette, Ragazze la vita trema) formano la coppia di registe che si sono magistralmente divise il lavoro montando insieme due testimonianze sconvolgenti.

La linea sottile lunga più di 11.000 chilometri: Bosnia e Somalia mai state tanto vicine

Quella diretta dalla regista croata ha come protagonista Bakira Hasečić, una donna musulmana che, come tantissime altre, fu vittima di violenza sessuale per mano di aggressori serbi durante la guerra dell’Ex-Jugoslavia e, contemporaneamente, una delle poche che ha rotto il silenzio imposto da vergogna e dolore per testimoniare davanti al Criminal Tribunal for the former Yugoslavia. Inoltre, senza farsi intimidire dalle minacce di morte piovute su di lei, continua a dare la caccia ai tanti violentatori ancora a piede libero tra le strade delle cittadine balcaniche.

La linea sottile
Bakira Hasečić

Sul fronte filmico italiano, la Sangiovanni ci presenta gli eventi narrati da Michele Patruno, quarantenne pugliese emigrato al nord che, poco più di vent’anni fa, prese parte ad una spedizione di pace dell’ONU diretta in Somalia. Era l’anno subito successivo a quello della sua leva nel corpo dei paracadutisti della Folgore e l’ingenuità del ventenne cessò di esistere solo dopo aver vissuto esperienze da “violentatore”, fomentato dalla follia di superiori esigenti e di una formazione militare abominevole.

La linea sottile
Michele Patruno

Due storie avute luogo nella prima metà dell’ultimo decennio del millennio scorso che scavano nella coscienza umana grazie anche ad un sapiente utilizzo di materiale d’archivio non solo dell’istituto Luce, ma anche del famoso operatore Miran Hrovatin.

Così, in men che non si dica, è impossibile riconoscere il confine (La linea sottile citata sin dal titolo) che divide bene e male, carnefice e succube, colpevoli e martiri, tragedia ed inconsapevolezza, follia e giustizia. Ognuno ha le proprie ragioni ma chi è quello da compiangere? La vittima di una cattiveria inaudita o chi l’ha adoperata senza rendersi conto di ciò che faceva? Alla fine dei conti quel che ci preme sapere è: giustizia è stata fatta? Verrà mai fatta? Ma se neanche sappiamo da che parte cercarla… Di cosa stiamo parlando?

L’aria pungente di Visegrad (il paese della Bosnia dove avvenne il genocidio per troppo tempo taciuto) ed il caldo secco della Somalia non sono mai stati tanto simili prima; legati dal filo invisibile di un montaggio alternato che cerca le risposte inesistenti a domande scomode in un’area che copre migliaia di chilometri ma che potrebbe benissimo estendersi al mondo intero.
La versatilità e la comodità del digitale spazza via in un attimo qualsiasi diatriba tecnica con una fotografia chiara, semplice ma mai banale.

Il 18 marzo sarà il giorno in cui il Cinema Farnese di Roma e l’Apollo di Milano proietteranno la pellicola per la prima volta. La distribuzione conta di poter presto espandersi a tutte le maggiori città d’Italia in attesa di scoprire quanto un lavoro durato più di quattro anni sarà capace di emozionare.

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