La Danza Nera: recensione del film di Mauro John Capece

Il 18 dicembre, grazie a Minerva Pictures, è approdato sulle principali piattaforme on demand il film La Danza Nera di Mauro John Capece con Corinna Coroneo, Franco Nero, Flavio Sciolè e Daphne Scoccia.

Il 18 dicembre, grazie a Minerva Pictures, è approdato sulle principali piattaforme on demand il film La Danza Nera di Mauro John Capece con Corinna Coroneo, Franco Nero, Flavio Sciolè e Daphne Scoccia.

La Danza Nera chiude la “trilogia della riflessione” iniziata con La Scultura e proseguita con SFashion. Questo ultimo tassello racchiude in sé tutta l’inquietudine e la rassegnazione di una generazione intera, quella nata dopo gli anni ’70, che ha visto i propri diritti progressivamente sgretolarsi a causa di una politica sempre più corrotta. Il film è infatti un viaggio nella mente di una donna, nella sua rabbia e indignazione, il cui grido di vendetta sfocia in una violenza senza ritorno.

La danza nera

La Danza Nera: la rabbia di una generazione

Manola, interpretata da una magnetica Corinna Coroneo, è una ballerina plurilaureata a cui nessuno ha mai regalato niente nella vita. La sua è un’esistenza vissuta sempre in salita e costellata di difficoltà: senza un lavoro stabile, senza casa, ma soprattutto senza la libertà di poter essere se stessa e di amare. Manola è una donna fragile che, come spesso accade, nasconde la sua fragilità dietro una durezza che è solo di facciata. Delusa e controcorrente rispetto al “pensiero comune” è lei la protagonista di questo racconto che unisce thriller e noir.

A farle da contraltare c’è un politico rampante (Flavio Sciolè), sindaco brillante e amato da tutti gli abitanti della città. Esponente della nuova generazione di politici italiani, che si riempiono la bocca di slogan e frasi fatte alle quali quasi mai seguono azioni reali, il sindaco è l’espressione più alta della corruzione politica. Il suo modo di vivere sempre al massimo ha innescato, in passato come nel presente, una serie di conseguenze che hanno portato Manola a diventare quella che è. Lui è il rappresentante di una politica che è sempre più “spettacolo” e sempre meno “arte del governare” – secondo le parole dello stesso regista.

la danza nera poster

“Il populismo e l’astensione hanno preso il posto dell’impegno sociale e dell’attivismo ma alla base dei discorsi politici ci sono sempre gli stessi concetti: l’eterna lotta tra i conservatori e i rivoluzionari”. Con queste parole Mauro John Capece riassume il fulcro della Danza Nera. Non è un caso che l’opera sia dedicata a Pier Paolo Pasolini e a un certo filone cinematografico, quello dei film politici degli anni Settanta.

La lotta fra la conservazione e il cambiamento

Manola e il sindaco ballano una danza violenta e frenetica, ricca di colpi di scena e salti temporali dove passato e presente si fondono in un unica melma degenerante che tutto ingloba e distrugge. Entrambi parlano di etica e cultura, di problemi sociali, di morale personale e collettiva, di come la generazione dei trenta-quarantenni di oggi nutra un odio profondo nei confronti delle autorità. La Danza Nera unisce tutti questi aspetti e crea un affresco sociale assolutamente attuale e avvincente che si tinge di un nero sempre più cupo. Una tensione che cresce di minuto in minuto, coadiuvata da una scelta musicale per niente banale che funge da espressione intima e segreta degli stati d’animo della protagonista.

L’influenza della coproduzione internazionale Italia – Canada (Stemo Production, Evoque Art House e Odflix) si sente più di tutti nell’apparato tecnico, che risulta a tratti disturbante. Il film è esteticamente sontuoso e se fossimo a teatro, sarebbe uno spettacolo sperimentale ottimamente confezionato. Ma alcune scelte registiche risultano per il cinema forse troppo spaesanti e lasciano una patina di confusione che rimane per tutta la visione.

Una menzione speciale va, però, alla partecipazione di Franco Nero e ai brevi cameo di Daphne Scoccia. Il primo ha una personalità prorompente che lo rende protagonista indiscusso della prima parte della narrazione, oscurando completamente gli altri interpreti. Daphne Scoccia, d’altra parte, seppur in un ruolo discontinuo e minimo, riesce a conquistare la scena in ogni inquadratura che la vede protagonista grazie a quell’aura di magnetismo che sempre la accompagna.

Nel complesso La Danza Nera offre diversi spunti di riflessione sull’attualità italiana e sulla situazione politica dei nostri giorni e dà voce a chi non ha mai potuto averla nella vita. Soprattutto ci lascia un grande, importante, interrogativo: fino a che punto è lecito ribellarsi in modo violento contro i soprusi?

 

 

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 3
Recitazione - 2.5
Fotografia - 3
Sonoro - 3
Emozione - 3

2.8