Rigore; è questo il concetto che emerge dalle prime scene di La Bufera – Cronache di ordinaria corruzione il film di Marco Ferrari che fa parte del progetto Trieste Film Festival in Tour, ideato dal Trieste Film Festival in collaborazione con Lo Scrittoio, società di promozione e distribuzione da sempre attenta al cinema d’autore e indipendente, che ha selezionato sei opere – tra cui c’è anche l’opera di Ferrari – dall’ultima edizione del Festival da proporre al pubblico italiano. Rigore, fatto di ordine sulle scrivanie, di geometrie costituite da fogli, cartelle, le “proprie cose”, lo stesso rigore morale che caratterizza le esistenze dei protagonisti, gli informatori, del documentario di Ferrari che non hanno accettato le pressioni, le mazzette, la corrutela del capo, del potente e hanno denunciato – portando al cinema il whistleblower (colui che fa emergere il malfunzionamento delle amministrazioni pubbliche denunciandolo pubblicamente)

La Bufera_Cinematographe.itLa Bufera: un documentario che pungola lo spettatore

La Bufera è un documentario investigativo che coinvolge lo spettatore perché fin da subito si viene portati in quella situazione, quella del dipendente, del lavoratore comunale, dell’accademico che si è trovato nella situazione di dover scegliere.

“E se un giorno scoprissi che il tuo capo è corrotto?”

Questa domanda pungola chi guarda, lo mette di fronte a sé stesso, alla propria maturità, alla propria morale – ebbene sì -, al proprio senso civico; è proprio una bufera quella che colpisce “le sette persone che hanno accettato di raccontare” che cosa hanno fatto nel momento in cui la corruzione sistematica li ha colpiti. Inevitabilmente l’essere civis prende il centro; sì, perché mentre spesso la società ci ha convinti che il più furbo, il maneggione, quello che chiude un occhio ha la meglio nella vita e nel lavoro, qui invece c’è chi crede il contrario. L’Uomo dai sani principi preferisce essere onesto, guardarsi allo specchio invece che tacere e abbassare la testa, imbrigliato dalla paura, desideroso di intraprendere una strada facile.

Il documentario si divide in cinque capitoli e, a poco a poco, si entra nell’odissea dei 7 informatori che raccontano come è andata, Ferrari alterna interviste con parti di fiction per rappresentare ciò di cui stanno parlando, a volte usa l’ironia, altre lo sguardo comprensivo, altre ancora l’atmosfera da film investigativo.

Seduti dietro una scrivania, descrivono le loro esperienze in seconda persona – invitati da Ferrari che chiede loro di usare il tu che dà un senso di “comunanza” e di “ordinarietà” -, “Sei in anticipo e aspetti… Finalmente arriva il direttore e gli stringi la mano…”, proprio per far capire che potrebbe capitare anche a te che stai guardando, anche a te che vai in ufficio inconsapevole, a te che lavori all’interno dell’università e così via. Quello che viene portato in scena è quindi un uomo qualunque che compie un gesto quasi eroico sembra; lungo il documentario, i protagonisti “si passano la palla” e l’uno continua la storia e le parole dell’altro, nonostante lavorino in campi diversi, come se ci fosse una sorta di schema fisso e reiterato: i richiami, le richieste, le intimidazioni. Tutto questo è rafforzato dal fatto che nelle parti ricostruite l’informatore è sempre interpretato dalla stessa persona.

La Bufera_Cinematographe.itLa verità emerge

La Bufera fa emergere la Verità da tutti conosciuta ma spesso nascosta perché parlare, non accettare (i soldi, gli aiuti….) fa paura. Cosa succede se mi tiro indietro? Cosa succede se non accetto e taccio? I sette protagonisti non si pongono nessun quesito perché hanno “la legge morale” dentro di sé e “addirittura” denunciano.  La bufera del titolo si apre proprio a questo punto e viene mostrato uno di quei classici, purtroppo, paradossi italiani in cui la vittima si fa carnefice e viceversa, in cui chi è stato onesto passa dalla parte del torto. Proprio lì inizia la tragedia di questi uomini e di queste donne che subiscono ogni tipo di sopruso, di umiliazione e si sentono soli e abbandonati dai colleghi e dalla società.

Ferrari fa capire bene la disperazione e lo smarrimento che gli informatori sentono quando, nonostante la loro scelta onesta, vengono messi da parte, cambiati di reparto e depotenziati, spostati in un altro ufficio, quando chi dovrebbe difenderti ti addita. Parlare ti mette sotto la lente di ingrandimento e non è sempre un bene: c’è chi ti stima ma c’è anche chi si chiede perché hai fatto ciò che hai fatto; è tragico il racconto di alcuni uomini che ricordano quando hanno trovato la porta di casa scassinata o quando temevano talmente tanto per la loro vita che l’attesa al semaforo poteva trasformarsi in un vero e proprio strazio.

I protagonisti dovrebbero essere degli esempi di rettitudine invece verso di loro ci sono spesso intimidazioni, isolamento, mobbing. Stanchi, depressi, impauriti, si sentono così i protagonisti di La Bufera, sopratutto mentre attendono di andare in tribunale.

La Bufera_CInematographe.itLa Bufera: quando la storia personale diventa Storia di tutti

La loro diventa una vera e propria battaglia e per farsi sentire e rompere quel silenzio i 7 iniziano a mobilitarsi, a raccontare la loro storia che si fa storia di molti altri tanto che viene creata un’associazione per parlare a lavoratori e per non farli sentire soli. I media diventano il mezzo attraverso/grazie al quale si inizia a dar credito a chi è stato messo tra parentesi, reso una pedina che non serve più nell’economia delle cose e del “gioco”; sembra drammatico e paradossale immaginare che un servizio in tv possa farsi imprimatur per diventare verità e dall’altra parte venire usato dai nemici e dai detrattori dei 7 informatori.

La Bufera_Cinematographe.itUn documentario dal ritmo veloce, serrato che coinvolge

Ci sono sicuramente alcuni momenti complessi che forse lo spettatore non sempre riesce a comprendere totalmente – la parte “tecnica”, quella dell’investigazione e dello svelamento della corruzione – ma sicuramente La Bufera è un documentario importante, uno dei pochi film che racconta il whistleblowing in Italia, che serve a capire cosa siamo e quanto bisogna lavorare sulla e per la comunità. Non dovrebbe essere così difficile compiere un gesto civico, umano e onesto, dovrebbe essere la norma. Non dovrebbe essere lasciato solo chi mette in luce i nervi scoperti della società, non dovrebbe essere oggetto di mobbing chi non ha accettato le mazzette. La Bufera non è un documentario pietoso e neppure retorico, narra in maniera indipendente e con ritmo serrato una scomoda verità, è un lavoro che usa un ritmo veloce per descrivere in dettaglio un male difficile da estirpare.

Regia 3.5
Sceneggiatura 3.5
Fotografia 3
Sonoro 3
Emozione 4

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