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L’amica (La corazonada) è la prima produzione originale Netflix argentina. Il film è un prequel di Perdida – Scomparsa, thriller poliziesco del 2018 tratto dal romanzo Cornelia di Florencia Etcheves. Entrambi i film sono diretti da Alejandro Montiel e vedono come protagonista Luisana Lopilato, nei panni di Manuela “Pipa” Pelari.

In questo prequel vediamo la protagonista appena diventata ufficiale di polizia dopo l’accademia e determinata ad affermarsi all’interno dell’ambiente di lavoro. Le viene assegnato il caso di una diciannovenne misteriosamente uccisa, sul quale deve indagare assieme al suo mentore Francisco Juanez, poliziotto dai metodi non convenzionali e dalla morale controversa con alle spalle una storia di violenza coperta dai suoi compagni. Mentre si svolgono le indagini sulla ragazza, un ragazzino rimane ucciso in un sospetto incidente. Si scopre che lo stesso giovane aveva precedentemente ucciso la moglie di Francisco, il che rende Francisco il principale sospettato di questo secondo caso. A Pipa viene chiesto da parte del capo del dipartimento di tenere d’occhio segretamente Francisco, sospettando possa essere coinvolto. Pipa si ritrova così a dover svolgere due indagini parallele, collaborando con Francisco e contemporaneamente indagando su di lui.

L’amica è un film che si perde negli stereotipi del suo genere mancando di ispirazione e incisività

L'amica, Cinematographe.it

Perdida era un discreto poliziesco dalle venature thriller, con un buon incastro narrativo costruito su di una storia coinvolgente. Non si può dire altrettanto di questo nuovo capitolo, che racconta la vicenda della protagonista negli anni precedenti ai fatti esposti nel film del 2018. L’amica manca di ispirazione, abusando dei cliché del genere e sembrando più un episodio di una fiction televisiva poliziesca degli anni Novanta che un prodotto cinematografico. Situazioni e personaggi sono difatti costruiti sui prototipi più canonici del filone, senza aggiungere nulla di nuovo ne sapendo dare dinamismo all’intreccio proposto. Il ritmo è incostante e le due ore di durata sono eccessive rispetto a quanto il film ha realmente da dire, rendendolo inutilmente prolisso, con vari passaggi superflui o privi di mordente. La sceneggiatura eccede nell’inserire elementi secondari nelle sotto-trame, non riuscendo ad amalgamarle adeguatamente e dare loro il necessario spessore, sfociando in una visione dove si fatica a mantenere vivi coinvolgimento e curiosità. L’interesse si regge parzialmente sulla volontà di comprendere il modo in cui i diversi segmenti si leghino insieme, ma l’arrivo del finale purtroppo non appaga lo sforzo, presentando dei colpi di scena deboli, una risoluzione forzata e un’azione stiracchiata.

Il film argentino è un poliziesco deludente e privo di personalità, nonostante un buon cast

L'amica, Cinematographe.it

La mancanza di approfondimento si fa notare principalmente sulla sua protagonista. Dopo Perdida – che ha costruito il personaggio di Pipa dandogli una certa complessità interiore e accennando al suo passato – ci si aspettava dal prequel un’immersione nella sua storia, fornendo ulteriori elementi che andassero a completarne la personalità. Questo invece non avviene, con lo script che non aggiunge nulla di sostanziale al personaggio interpretato da Luisana Lopilato rispetto a ciò che già abbiamo visto nell’altro film, facendolo risultare in parte addirittura appiattito. Il cast svolge invece dignitosamente la sua parte, cercando di sostenere una sceneggiatura priva di mordente e senza energia, dove tuttavia anche le discrete interpretazioni dei due protagonisti principali non possono sicuramente salvare complessivamente il risultato del lavoro.

Ne L’amica latitano suspense e rivelazioni sinceramente sorprendenti, con uno svolgimento prevedibile e privo di ispirazione, dove alcuni passaggi improbabili e inverosimili minano ulteriormente la credibilità delle indagini e delle interazioni proposte. Un montaggio più dinamico e curato nelle scelte, assieme ad una durata ridotta, avrebbero potuto forse rendere il film migliore, se non altro riducendone ridondanza e monotonia. L’opera di Alejandro Montiel si presenta dunque come un prodotto senz’anima e che manca di personalità, inserito in un filone già molto saturo, nel quale probabilmente stenterà a trovare consensi anche tra gli appassionati del genere poliziesco.

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