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Sognare l’amore romantico a trent’anni è comprensibile. E lo è ancor di più lasciarsi rapire per qualche istante da quei desideri cosiddetti ‘tradizionali’: la prova dell’abito bianco, l’originalità con la quale viene fatta la fatidica proposta, la preparazione del ricevimento assieme alle amiche di una vita. Il matrimonio, con tutte le sue convenzioni e il suo iter preconfezionato, ha sul cinema da sempre una sorta di fascino segreto, tanto che il genere delle commedie romantiche ha usufruito del potenziale narrativo su di esso esercitato per raccontare storie e dinamiche, perlopiù femminili, su come uno degli eventi cardine della vita sentimentale di molti (ma non tutti) inneschi dubbi e aspirazioni, capricci e rivalità, giocando sul vortice del marasma famigliare e della stancante confusione della pianificazione.

Just Say Yes: prevedibili sogni d’amore in diretta tv

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Lottie (Yolanthe Cabau) la protagonista di Just Say Yes, rispecchia in pieno l’aria trasognata e mai sopita di mettere l’anello al dito in gran stile e finalmente potersi dire a trentatré anni moglie di uno dei tanti fidanzatati allergici al profumo dei fiori d’arancio. Dopo tanto tira e molla, Alex (Juvat Westendorp) cede, e durante una delle dirette del talk show prodotto dall’emittente televisiva nella quale entrambi lavorano si propone e i due (soprattutto lei) iniziano con i preparativi: ovviamente c’è l’abito bianco della povera nonna da indossare, i kili da perdere, le amiche da assecondare. E ancor più annunciata, in una pellicola che sta per rivelarsi come l’ennesima rom-com (a)scritta sulla prevedibilità, arriva lo scontro macchiato di caffè con lo scorbutico sconosciuto ma innegabilmente attraente, poi ritrovato in sala riunioni e costretto ad una collaborazione mal gradita da entrambi.

Senza alcun segno premonitore o un fatto che ne giustifichi quantomeno il repentino cambio di rotta, Lottie viene mollata (sempre) in diretta tv diventando lo zimbello dei social. Ma l’altro, Chris (il biondo Jim Bakkum, unica vera bellezza del film) si rivelerà la spinta a triarsi su dal divano, riporre nel cassetto il cucchiaio affondato nel gelato-riparatore dalle delusioni amorose, togliersi per una buona volta il pigiama di Bridget Jones e lasciarsi aiutare per una repentina (e incomprensibile) riconquista del vanesio, superficiale e cinico Alex. Di mezzo c’è una sorella social addicted, una influencer col piglio insopportabile e la passione per la chirurgia estetica pronta ad innescare gelosie e antagonismi di vecchia memoria.

Il Diario di Lottie Jones e le 27 amiche della sposa

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Nulla di nuovo dunque dal panorama comedy olandese. I registi e sceneggiatori Appie Boudellah e Aram van de Rest di rom-com americane ne hanno viste eccome e, spezzettando pagine di script di film di successo, incollano in scombinato assembramento contenuti e andamenti narrativi palesemente riconducibili a titoli come Bride Wars – La mia migliore nemica, Le amiche della sposa, 27 Volte in bianco e il già citato Il Diario di Bridget Jones – lì dove ‘citazione’ in realtà appare un termine fuorviante. Perché Just Say Yes non cita, men che meno omaggia, ma palesa una evidente falla creativa, nascondendosi in perpetuo déjà-vu sfiancante e assonnato trascinando a sé il povero spettatore, raramente reso partecipe allo scombussolamento sentimentale della sua protagonista.

Ma se è il cinema stesso ad insegnarci che non inventare può, dopotutto, essere giustificabile, meno lo è non trovare una propria personalità e abbandonarsi all’anonimato, senza ardire a guizzi o innovazioni soggettive. Del film Netflix rimane un gran senso di spossatezza e una voglia di abbandonarsi (come fa Lottie) ad una serata single e nostalgica col pigiama, qualche lacrima e una vaschetta di gelato mangiato davanti ad una vecchia, confortante commedia romantica. Ma non questa.