Jupiter – Il Destino dell’Universo: recensione

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Era il 1999 quando Larry (ora noto, dopo il cambio di sesso, come Lana ) e Andy Wachowski incantarono pubblico e critica con il primo capitolo della trilogia di Matrix. Poi arrivarono Speed Racers e Cloud Atlas, due veri e proprio flop. Ora i Wachowski tornano al cinema tentando di realizzare un prodotto nuovo con lo scopo di realizzare qualcosa che non ricalchi i franchise visti negli ultimi anni, ed ecco quindi arrivare sugli schermi italiani Jupiter – Il Destino dell’Universo. Jupiter Jones è una ragazza di origini russe che vive a Chicago e lavora come operatrice domestica a domicilio, la sua non è propriamente la vita che si aspettava. Ma tutto cambia quando incrocia sulla sua strada Caine, un guerriero interplanetario inviato sulla terra proprio per trovare la ragazza. Jupiter scopre così di non essere la povera ragazza che fa le pulizie, ma bensì la discendente di una potente famiglia intergalattica che la rende una reale  proprietaria del pianeta Terra. Inizia da qui, per Jupiter e Caine, un’avventura che porterà la protagonista a scoprire un universo di cui ignorava l’esistenza.

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Douglas Booth e MIla Kunis in una scena del film

Jupiter – Il Destino dell’Universo riporta i Wachowski verso la loro dimensione più congeniale, quello della fantascienza, ma lo fa in maniera totalmente inaspettata; a differenza della classica filmografia di Lana & Andy, qui manca la spiritualità e il simbolismo a cui siamo abituati, certo ci sono i riferimenti classici come la reincarnazione, una feroce critica alla società capitalistica e la costante paura del tempo che passa, ma in Jupiter Ascending non c’è approfondimento e il tutto viene semplicemente accennato senza una vera e propria spiegazione, rendendo il film, in finale, abbastanza sterile. Lo scopo, chiaro fin dall’inizio, è quello di creare un nuovo franchise fantascientifico spingendolo sul fantasy, e il bersaglio per metà è centrato visto che in maniera sapiente i Wachowski attingono a piene mai alla filmografia fantasy – spaziale degli anni 80′, strizzando l’occhio a capolavori come Dune o Labyrinth, il tutto riportato alle nuove generazioni modernizzando il più possibile, un obiettivo mancato per poco che paga principalmente di una sceneggiatura eccessivamente sbrigativa e poco approfondita che trascina lo spettatore in molte sequenze e dialoghi al limite del non-sense.

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Channing Tatum è Caine

Non aiuta nemmeno la caratterizzazione dei personaggi, che vede protagonisti eccessivamente stereotipati: Jupiter è la classica ragazza della porta accanto (cosa che piace anche) ma non ha il minimo controllo della sua vita, a differenza di altre eroine (vedi Katniss Everdeen) non lotta contro un destino avverso ma si lascia trasportare dagli eventi in attesa del “principe azzurro” che la salvi da ogni situazione, eroe incarnato da Caine che non presenta nulla di nuovo, il classico burbero dal cuore tenero. Manca in sostanza una modernizzazione dei personaggi che avrebbe indubbiamente reso più appetibile il film. Anche a livello recitativo il tutto è molto al di sotto della media: Mila Kunis è una bad girl ma che qui dimostra un’apatia non in linea che la sua fisicità, Channing Tatum rimane più inespressivo del solito e non credo sia a causa delle orecchie a punta, mentre a dare un po’ di respiro è Eddie Redmayne, che interpreta il cattivo Balem Abraxas, un personaggio folle ed eccentrico che l’attore fa del suo meglio per portare ad un livello successivo senza però riuscire appieno nell’intento. In finale Jupiter – Il Destino dell’Universo è un film che non entusiasma e appassiona quel tanto che basta. Tanto per usare una metafora scolastica: “il ragazzo è intelligente ma non si applica.“.

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