Italo Disco: recensione del documentario sugli scintillanti anni 80

Il suono scintillante degli anni 80.

Il Festival del cinema tedesco di Roma si conclude con l’anteprima di Italo DiscoIl suono scintillante degli anni 80. Si tratta di un film-documentario di poco più di un’ora per la regia di Alessandro Melazzini, che fotografa la cultura musicale di un decennio in bilico tra innovazione e conformismo. Sulle piste da ballo della Riviera romagnola prende corpo una rivoluzione musicale e culturale destinata a far sentire la propria influenza sino ai giorni nostri. L’antecedente illustre è la musica pop delle discoteche americane, anche se in Italia nasce un nuovo genere musicale i cui protagonisti si chiamano Sabrina Salerno, John Savage e Johnson Righeira, solo per fare alcuni nomi. Pezzi come Boys, Vamos a la playa e No tengo dinero, ma anche I like Chopin dei Gazebo, fanno parte dell’immaginario collettivo al punto che li riconosciamo immediatamente e subito abbiamo voglia di iniziare a ballare. Se Raf si chiedeva, cantando, Cosa resterà di questi anni 80, allora una risposta plausibile sembra contenuta nel titolo di questo prezioso documentario musicale e di costume.

Italo disco raccoglie le testimonianze dei protagonisti di quegli anni

Una tra le interviste meglio riuscite del docu-film è quella a Sabrina Salerno. La cantante simbolo degli anni Ottanta made in Italy, tra l’altro protagonista indiscussa dell’ultima edizione di Ballando con le stelle, racconta dell’inatteso successo all’estero, delle polemiche con le femministe spagnole che la accusavano di mercificazione del corpo delle donne, della sua idea di liberazione femminile e della parità di genere come un obiettivo ancora oggi mancato. La Italo disco varca i confini nazionali per riscuotere un successo incredibile anche in Germania ed in particolare a Monaco, grazie al lavoro tra gli altri di Giorgio Moroder, produttore discografico visionario, compositore e disc jockey. Ed è proprio la figura del disc jockey a subire una radicale trasformazione in quegli anni scintillanti e un po’ fatui: da figura anonima che ha il compito di mettere i dischi a protagonista indiscusso della consolle che seleziona e talvolta produce la musica. Alla Baia degli angeli di Gabicce, discoteca simbolo quasi quanto lo era stato lo Studio54 diNew York, il dj faceva ballare le persone tutta la notte, tutte le notti, in pista e perfino a bordo di piscine terrazzate. Anche il compositore romano Pierluigi Giombini non può non ricordare con nostalgia lo sperimentalismo di quegli anni in cui si mixavano musica classica e musica da discoteca.

Nella Italo disco c’è un’attenzione per l’estetica sconosciuta altrove

Tra gli intervistati di Italo disco ci sono anche Carmelo La Bionda e Michelangelo La Bionda che ricordano la cura maniacale profusa in tutti gli aspetti della disco music. Sebbene il sound fosse caratterizzato da melodie sintetiche, accattivanti e un po’ ripetitive, nonché da testi in inglese strampalati, la musica dance degli anni 80 riusciva ad appassionare anche gli scettici. Nacquero allora i ritmi elettronici coinvolgenti e i videoclip visionari che faranno da apripista agli anni 90, come sottolinea correttamente il sociologo Ivo Stefano Germano. In quei brani, a metà strada tra il trash e l’eleganza, ritroviamo i sogni di una generazione infatuata delle promesse, poi disilluse, della società dei consumi di massa: elettronica, futurista, cibernetica, veloce ed efficiente. Un ultimo aspetto che vale la pena sottolineare riguarda il “romanticismo” di almeno una parte della Italo disco, perché in discoteca si andava per ballare, ma anche per flirtare e innamorarsi. Di questa vena romantica, non troviamo quasi più traccia nella house e nella techno degli anni e dei decenni successivi.

Regia - 4
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 3.5
Sonoro - 5
Emozione - 3.5

3.9

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