Infinite: recensione del film di Antoine Fuqua con Mark Wahlberg

Un uomo e la sua memoria. Un vuoto cosmico difficile da colmare. In Infinite Evan McCauley (Mark Wahlberg) sa fare cose che non ha mai imparato fare e ha ricordi di luoghi che non ha mai visitato. Gli viene diagnosticata una malattia psichiatrica e così cerca di curarsi, tutto nella sua vita si modifica quando un gruppo di persone, gli Infiniti, arriva in suo soccorso, rivelando che i suoi ricordi sono reali, che lui si è reincarnato. Racconta questo Infinite, il film diretto da Antoine Fuqua, sceneggiato da Ian Shorr che ha scritto la sceneggiatura basandosi su una storia di Todd Stein, adattando il romanzo di D. Eric Maikranz del 2009, The Reincarnationist PapersInfinite è pronto ad approdare su Amazon Prime Video, a partire dal 7 ottobre 2021 – è stato distribuito, a causa della pandemia, negli Stati Uniti, su Paramount+ dal 10 giugno 2021.

Infinite: il racconto di un uomo tormentato che in realtà ha grandi capacità

Avete mai fatto un sogno così reale da sembrare un ricordo? Vi capita di guardarvi allo specchio e guardarvi sorpresi? Come vi aspettaste di guardare qualcun altro che vi fissa…

Si chiede questo Evan, tormentato, poco equilibrato. Dice questo perché lo hanno dipinto come uno fragile mentalmente, invece nasconde solo una enorme capacità, a lui sconosciuta. Quella sensazione dopo un sogno di già visto/già vissuto, quell’immagine non corrispondente all’idea che si ha di sé stessi è parte integrante della vita di Evan, lampi di vite di sconosciuti che squarciano i suoi occhi. Chi sono? Cosa vogliono da lui? Lui sa fare delle cose che non ha mai imparato a fare, eppure le sa fare benissimo. Per calmare questo mondo che ha dentro, nella sua testa, prende degli antipsicotici che dovrebbero aiutarlo ma a nulla servono.

Evan infatti dice: “io non sono pazzo, sono solo incompreso”; basta poco per capire che è questa la realtà della cose. Infinite mette in campo l’infinità dell’esistenza e l’infinitezza umana. Non ci sono limiti, confini, né per il corpo né per lo spirito. Si parla di stesso corpo, vite diverse, impossibile, invece no, e Evan scoprirà tutto questo.

Infinite: tra memoria e ricordi, mortalità e immortalità, Evan compie il suo viaggio

Infinite improvvisamente ci dice tutto o meglio ci racconta una storia affascinante: un gruppo di persone nella notte dei tempi ha imparato a reincarnarsi portando con sé i ricordi delle vite precedenti; l’umanità, a quel punto è stata divisa in fazioni, da una parte nichilisti, capeggiata da Bathurst (che vogliono porre fine al mondo), dall’altra credenti. Evan appartiene al secondo gruppo, prima inconsapevolmente, ora invece, dopo che è stato “salvato”, risvegliato dal sonno, inizierà a poco a poco a scoprire ogni cosa. Tutto viene svelato a Evan da Mora (Sophie Cookson), una degli Infiniti che gli darà la possibilità di cambiare la sua esistenza, di aprire gli occhi e mostrare la sua vera essenza. La sensazione mentre si assiste al dialogo tre i due è quella di una brutta copia di Matrix: un mondo inconsapevole, un Uomo che non sa di essere vittima di un brutto gioco, un altro che è sul punto di squarciare il Velo di Maya – in questo caso è la reincarnazione.
Come dice Mora: “Siamo meno di 500 anime in tutto il mondo, siamo nati con la capacità di ricordare tutte le nostre vite passate, le abilità presenti in ciascuna di esse”.

Se l’immortalità solitamente è rappresenta come una condanna o come una possibilità che tocca in sorte alle divinità, qui è qualcosa di diverso. Così il film può lavorare su varie tematiche, memoria e ricordi, mortalità e immortalità, concetti importanti che mal usati possono essere solo vuote parole filosofiche senza profondità (sempre per citare Mora: “I ricordi sono confermati in ogni organo, in ogni cellula del tuo corpo”).

Nel viaggio di Evan, accompagnato da Mora nel Centro, le cose si fanno sempre più chiare, nonostante l’incredulità iniziale: proprio lì riscoprirà i suoi ricordi. Evan si abbandona al nuovo, lui, come Neo è una sorta di Eletto, un prescelto a cui il destino ha riservato un ruolo. Inizia così l’ennesima lotta tra bene e male, tra cattivi e buoni, da una parte c’è Evan, dall’altra Bathurst che vuole raggiungere il suo obiettivo, distruggere. Chi avrà la meglio?

Un film di fantascienza che non conquista e non convince

Infinite_Cinematographe.it

Infinite si prende molto, troppo sul serio, lungo il film le molte frasi ad effetto, le tirate filosofiche che sanno di già sentito, appannano la bravura di Antoine Fuqua che qui comunque non dà il suo meglio. Ian Shorr e Todd Stein scrivono una storia che si piace, riproponendo i cliché tipici del mondo sci-fi alla Matrix, ma dimostra di non avere tutte la carte in regola per farlo. Cliché dopo cliché, lo spettatore non riesce a stringere un rapporto con il protagonista e con ciò che guarda, anche se il film va via veloce ma comunque alla fine della visione dentro resta ben poco

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 3
Recitazione - 3
Sonoro - 2.5
Emozione - 2

2.5