voto del pubblico 5.0/5
voto finale 3.2/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Sonoro
Emozione
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Dal successo del ’94 con Va’ dove ti porta il cuore, Susanna Tamaro non ha avuto altra scelta che resistere e sopravvivere al gioco mediatico che si innesca ogni qualvolta una donna, non definibile né etichettabile, raggiunga la notorietà. L’autrice da 18 milioni di copie vendute in tutto il mondo apre le porte del suo io più profondo, si denuda dell’impalcatura eretta a fatica e con dolore nel corso dei lunghi anni che hanno concesso, al pubblico ostile, di fraintenderla e definirla secondo i parametri più abietti e meschini.

“Su di me sono state dette una quantità infinita di cose, pessime, cattive, stupide, calunniose, perché io sono una persona mentalmente diversa e questo si paga in maniera altissima”. Tra le montagne innevate del Trentino, Inedita, il film realizzato dalla regista Katia Bernardi, si apre con una dichiarazione dell’autrice dall’intento chiarificatore: dopo trent’anni di carriera, passata a combattere con i riflettori e con la spietata ossessione pubblica di disegnare un personaggio fittizio, del tutto divergente dalla sua reale persona, Susanna Tamaro ripercorre le tappe più salienti del suo percorso assieme a Roberta, sceneggiatrice e amica di una vita, dal Trentino alla campagna umbra, luogo eletto di ritiro, dalla Bora di Trieste – città d’infanzia – alla culla intellettuale e formativa di Roma, luogo d’iniziazione letteraria.

Oltre la scrittrice, al di là dell’inchiostro – parziale e giudicante – con cui la penna tentava di contenerla sulle pagine dei quotidiani e delle riviste scandalistiche, Susanna Tamaro è un “folletto inconsapevole” – così la descrive Roberta in Inedita – un prototipo di essere umano capace di annoiarsi, sospendere l’attenzione e variarla dedicandosi alle attività più curiose. Un essere umano libero, inafferrabile, in perenne movimento.

Inedita: il film su Susanna Tamaro racconta l’Asperger

Inedita nasce dall’incontro provvidenziale tra l’autrice Susanna Tamaro e la regista Katia Bernardi, avvenuto due anni fa durante una passeggiata nel bianco candore del Trentino. Il dinamismo di Susanna, la sua audacia, la voglia manifesta di cimentarsi oltre le sue reali possibilità hanno spinto la regista a compiere una salita iniziatica attraverso le sommità particolari di Susanna, raccontandone volto a volto le difficoltà che dall’infanzia, passando per il successo degli anni ’90, fino al ritiro dalla scena, l’hanno accompagnata, rivelando un male intestino invisibile: l’Asperger. Annoverata tra i disturbi dello specchio autistico, la sintomatologia della Sindrome di Asperger fa coesistere la fobia sociale, la problematicità nell’intrattenere relazioni sociali, la tendenza ad agire secondo schemi di comportamento ripetitivi con disturbi di comorbilità, quali ansia, depressione, iperattività, disturbi ossessivo-compulsivi.

Affetta dalla malattia, già visibile nell’infanzia ma confermata solo anni più tardi, Susanna Tamaro non conosce malizia né secondi fini. Non ha maschere né dimensione del significato del mondo, perché di questo non ha mai compreso nulla davvero. “Essere Susanna Tamaro è stato un calvario che mi ha fatto male all’anima”, rivela l’autrice, ritratta con le dita macchiate d’inchiostro mentre tenta di risalire il filo profondo delle cose.

Per i giornali, Susanna Tamaro è stata tutto: di destra, di sinistra, omofoba, omosessuale, “più forte del Papa”. Caso mediatico e letterario internazionale, inevitabilmente costretta a prendere parte a rituali sociali e informativi debilitanti per la sua persona, l’autrice viveva rinchiusa nel panico dei suoi abissi, un alieno incomprensibile con sei dita gettato nel mondo per patire la co-esistenza umana. A salvarla – rivela Susanna sollevando quasi impercettibilmente gli angoli della bocca, con la felicità genuina di una bimba – la scrittura: non una passione, dice, ma una vocazione che le ha concesso il privilegio di fronteggiare, nero su bianco, il terrore angosciante di essere se stessa.

Inedita: i mille volti di Susanna Tamaro in Inedita: la passione come antidoto alla malattia

Quando soffri di Asperger non hai controllo del tuo corpo, non sei capace di gestirlo nella realtà fisica. Così Susanna Tamaro ha iniziato a praticare le arti marziali, esercitandosi con costanza e fatica per riuscire a portare dell’ordine nel caos. Quando soffri di Asperger, hai un’attenzione minuziosa, ossessiva per i dettagli, ma patisci frequentemente l’inerzia e hai costante necessità di cambiare obiettivi e attività per rifuggire la noia. Così l’autrice si dedica alle arti marziali, al restauro di biciclette, al tiro a segno; da apicoltrice, invidia l’organizzazione armoniosa delle api, ammirate nel loro microcosmo, osserva senza giudizio tutto ciò che lei sola percepisce nei rumori sistemici della natura. E racconta con dovizia – attraverso gli occhi dell’infanzia – il mondo spaventoso che si ergeva oltre il muro di cemento della sua casa, un mondo in cui il suono roboante delle navi che attraccavano al porto sembrava quello lamentoso di animali costretti alla tortura. Figlia di genitori darwinisti e della solitudine più devastante – documentata nel film Inedita da immagini e filmati d’archivio che costituiscono l’intermezzo storico al racconto presente – la nipote di Italo Svevo bonifica la sua infanzia raccontando una Trieste occulta, culla dei primi fallimenti, l’incontro con Roma – calda, soleggiata, corale e rumorosa – e l’amicizia con Roberta, un rapporto confuso, criticato, mistificato, ma pur sempre amore, che l’ha salvata da un destino che l’avrebbe voluta in Africa, o morta. Stare soli insieme, questa è stata la loro promessa: invecchiare, con esistenza indipendente, prendendosi cura l’una dell’altra fino alla fine.

Inedita è prodotto da GA&A Productions in collaborazione con RAI Cultura e Trentino Film Commission