Indizi di felicità: recensione del nuovo documentario di Walter Veltroni

Indizi di felicità, il nuovo film diretto da Walter Veltroni, ci racconta diversi sprazzi di felicità attraverso le parole e il vissuto di gente comune.

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Un nuovo documentario diretto da Walter Veltroni che con i suoi modi garbati e il suo stile semplice ci racconta diversi sprazzi di felicità attraverso le parole e il vissuto di gente comune, gente come tutti noi. Indizi di felicità (trailer), prodotto da Sky Cinema e Palomar e distribuito da Nexo Digital, sarà nelle sale italiane solo il 22, 23 e 24 maggio.

Indizi di felicità: la gioia del quotidiano e l’orrore

Comincia con gioia e spensieratezza e forse non ci aspettava altro da un film che indaga sull’aspirazione più agognata da tutti noi. È mattino presto e tantissimi lavoratori si accalcano nella metro, assonnati, assorti nei loro pensieri, nelle loro preoccupazioni. Un ragazzo in giacca e cravatta si rivolge a tutti a gran voce ringraziandoli di essersi lì così presto, pronti per una nuova e faticosa giornata, tutto per mantenere le loro famiglie, per se stessi, per il loro futuro.

Distribuisce loro dei fogli con il testo di una canzone invitandoli a cantare con lui: tutti spontaneamente, accompagnati da una piccola chitarra, iniziano a intonare Somewhere over the rainbow, di colpo sono tutti sorridenti, sereni, si guardano tra loro complici, pronti a iniziare con spirito diverso una giornata come tante che si è trasformata in un momento prezioso di felicità. È una condizione che non ha tempo – spiega il regista – può essere una giornata, un mese, un istante.

E sempre in un istante, in una giornata come quella appena descritta, può cambiare inesorabilmente tutto. A queste liete immagini iniziali, subito dopo si alternano le terribili sequenze dei momenti più tragici vissuti dalla nostra società negli ultimi due decenni, immagini forti, insopportabili: dall’11 settembre, ai numerosi attacchi terroristici in Europa, al terremoto di mesi fa in centro Italia; gente disperata, dilaniata, bambini ricoperti di polvere e sangue che piangono disperati o che rimangono pietrificati dalla paura.

Indizi di felicità

La felicità costa fatica

Un incipit, seppur efficace, decisamente retorico e didascalico volto a smuovere le coscienze e a sottolineare la caducità della vita. Un’esistenza che può risollevarsi da qualsiasi baratro, che può andare avanti anche dopo un insopportabile dolore. La felicità costa fatica. Questo ci dicono i protagonisti di questo documentario intervistati dallo stesso Veltroni, voce affabile fuori campo, sui loro ricordi indelebili.

Si può risalire sì, conservando i propri “fantasmi” come chi è sopravvissuto ad Auschwitz o ha vinto una grave malattia; come chi ha visto la morte in faccia ed è rinata grazie a un figlio o chi, quel figlio l’ha perso tragicamente ma continua a essere grato alla vita.

Gli indizi di felicità si possono celare ovunque: “volando” sulle onde per un surfista o nel ricordo di un lavoro umile ma svolto con passione per un anziano; c’è chi, come Mohamed, scappato dall’inferno, non conosce letteralmente il significato della parola felicità.

Indizi di felicità

Indizi di felicità è un documentario di volti e voci comuni

Veltroni costruisce un potpourri di volti, di storie, di lacrime e sorrisi consegnando un classico documentario a più voci sul senso della vita, a tratti stucchevole, in cui si indugia un po’ a lungo sull’emotività, si cattura una lacrima di troppo che, forse, era giusto rimanesse riservata.

Un “metodo narrativo” sicuramente già visto, da tempo bombardati televisivamente da vicende di persone comuni travolte da eventi inattesi, spesso sensazionali.

Un film, però, che aldilà del giudizio tecnico, suscita una naturale empatia nell’osservare i volti dei protagonisti illuminarsi dei loro ricordi, ciascuno bellissimo a suo modo, segnati dal loro vissuto. Sono i nostri volti, i volti delle persone che incontriamo per strada, durante la nostra giornata, in metro, al supermercato, a lavoro, con le quali spesso ci scontriamo per un nonnulla, che ignoriamo quando ci chiedono aiuto.

E riflettendo su tutto questo, sulle vite raccontate in questo documentario, su quelle che “viviamo” ogni giorno, viene in mente una sola, bellissima e tanto vera frase: Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile, sempre.

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