Il Sospetto: recensione del film di Alfred Hitchcock

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Continuiamo anche questa settimana con il ciclo dedicato al signor Alfred Hitchcock (di cui la settimana scorsa vi avevamo presentato Intrigo Internazionale).
Quell0 che vi presentiamo oggi è la recensione del film Il sospetto.
Il Sospetto è un film del 1941, diretto da Alfred Hitchcock e con interpreti Cary Grant, Joan Fontaine, Sir Cedric Hardwicke, Nigel Bruce, May Whitty, Isabel Jeans e Heather Angel.

Il film s’incentra su Lina McLaidlaw (Joan Fontaine), una timida, aristocratica ragazza inglese che, contro il volere dei genitori, sposa John Aysgarth (Cary Grant), un playboy che cerca di rimanere economicamente a galla.
Tuttavia, poco dopo essersi sposati, in Lina si insinua il dubbio, sul fatto che il distinto John, sia un assassino e voglia ucciderla per l’eredità e per prendersi l’assicurazione della moglie.

il sospetto1

Una trama che pare molto povera; ma uno sviluppo non articolato, non assicura una povertà di film, a livello strutturale e di sceneggiatura. Anzi.
Con questo film, Hitchcock usa una tecnica particolare, specie per i tempi, ovvero quella di raccontare il film tramite il punto di vista di uno dei personaggi (quello di Lina), lasciando lo spettatore con il dubbio nei confronti di John, fino alla fine del film.
Perché qui, la fine rivela a tutti come la timidezza di Lina, e la sua paura infondata, la abbiano portato da una parte a desiderare sessualmente il marito, e dall’altro la hanno portata alla paura che John, da lei, non voglia che denaro.
Tutto ciò la fa cadere in un baratro tale, da avere il terrore di bere un semplice bicchiere di latte, offerto dal marito, con la convinzione che esso sia avvelenato.

Per essere un film di più di 70 anni fa, e girato completamente in studio, esso diventa un po’ il capostipite per il genere del giallo psicologico; un tentato delitto mentale e autonomo, se vogliamo, poiché, grazie al solo punto di vista con la presunta vittima, che non ci consente di poter fruire della pellicola in modo imparziale, ci si immedesima in toto con lei, prendendo tutti gesti come se precludessero alla tragedia.
In realtà non altro che la mente della protagonista, che li interpreta male, solo per dare un senso e una convinzione alla sua tesi di quello che sarà (e Lina ne è certa) il suo omicidio.
Un Hitchcock geniale, che alla sua prima collaborazione con Cary Grant e alla seconda, invece, con Joan Fontaine (dopo Rebecca, la prima moglie), porta sullo schermo un genere innovativo, per il tema e per la realizazione.
Eccellente anche la realizzazione della sceneggiature, scritta da Samson Raphaelson (con contributi di Alma Reville e Joan Harrison), e basata sul romanzo inglese (e come poteva essere da meno Hitchcock senza un po’ di spirito inglese, qui presente in regista, sceneggiatura e attori?) Before the Fact, di Anthony Berkeley Cox, nel 1932.
Prodotto dalla RKO, il film raccolse un notevole giudizio positivo, di pubblico e di critica.
E come non essere d’accordo, dunque?
Un film d’innovazione, suspense (come solo Hitchcock sapeva fare) e di dubbi che pervadono l’animo; non si poteva e non si può chiedere veramente di più.

Curiosità

– Per l’interpretazione de Il Sospetto, Joan Fontaine si aggiudicò, nel 1942, l’Oscar alla miglior attrice;
– Hitchcock non rimase molto soddisfatto riguardo il finale, tanto che gli sceneggiatori ne avevano scritti di diversi;
– Dove si trova Alfred? Vi diciamo solo che imbuca una lettera, mentre Lina sta uscendo una libreria.

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