voto del pubblico 2.2/5
voto finale 2.5/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Sono sempre più frequenti le produzioni spagnole lanciate da Netflix, spesso in un certo senso figlie del successo de La casa di carta. Ed è proprio un attore proveniente da quest’ultima, Pedro Alonso che dà vita nella serie a Berlino, uno dei personaggi più amati, ad essere il protagonista de Il silenzio della palude (El silencio del pantano), il nuovo thriller spagnolo lanciato dalla piattaforma streaming e diretto da Marc Vigil, esordiente con un lungometraggio ma già impegnato precedentemente nel mondo delle serie tv.

Il silenzio della palude intreccia la storia di uno scrittore di romanzi polizieschi con la corruzione e il malaffare celato nella città di Valencia

il silenzio della palude cinematographe.it

Pedro Alonso è Q, un giornalista divenuto scrittore di romanzi polizieschi di successo, che nei suoi libri ambientati a Valencia narra di sanguinosi omicidi, usando come sfondo la corruzione politica e sociale attuata nella sua città su vari livelli. I crimini che si svolgono nei suoi romanzi non sono però così immaginari come sembrano. Un professore universitario, che era un tempo un politico di spicco e che tutt’ora ha un ruolo di prestigio, è stato rapito e la cosa ha creato un terremoto nell’opinione pubblica. Uno spietato sicario inizia quindi la ricerca del responsabile di questo gesto, lavorando per conto del suo capo, una zingara che muove il malaffare della città. L’intreccio di corruzione e interessi sporchi tra le persone più potenti e importanti di Valencia porta il racconto in una palude di decadenza che è stata nascosta agli occhi della città per troppi anni. Presto però realtà e finzione si mescolano diventando quasi indistinguibili.

Il silenzio della palude parte da buoni presupposti che non vengono però soddisfatti con la giusta profondità

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Il film parte da delle buone premesse, destando anche una certa curiosità e presentandosi con un’atmosfera misteriosa che stimola l’interesse dello spettatore. La palude che vediamo inizialmente e la prima scena, narrata dal protagonista con il viaggio sul taxi e l’omicidio seguente – scopriremo di lì a poco che si tratta della lettura di uno stralcio della sua opera fatta ad una presentazione del suo romanzo – costruiscono un clima di enigmatica tensione e pongono le basi per un potenziale sviluppo intrigante della vicenda. Tuttavia il progredire della storia non soddisfa quanto stuzzicato inizialmente. Se la struttura ha dei tratti d’originalità, attraverso la commistione tra realtà e finzione e tra impianto noir e riflessione socio-politica, non si può dire altrettanto della resa finale. Mentre le basi conducono ad una legittima aspettativa di complessità in merito al dipanarsi della narrazione, lo script resta costantemente in superficie senza avere mai il coraggio di grattare in profondità e si adagia più volte sui cliché del genere. Non mancano alcune scene ben costruite e alcuni passaggi che creano un moderato pathos, ma la volontà di gestire varie sotto-trame con molti personaggi porta ad una confusione complessiva che tocca le storie dei singoli senza concedere loro il dovuto approfondimento.

Il film di Marc Vigil ha delle buone location ma si perde in una narrazione che manca di equilibrio e incisività

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Il problema principale de Il silenzio della palude sta quindi nel fatto che si perde nella struttura che esso stesso crea, portando in scena molte figure a cui però non viene mai dato un ruolo forte e di cui non vengono ben delineati background e personalità, con la parziale eccezione del sicario Falconetti, discretamente riuscito come antagonista principale della vicenda. Nonostante delle location azzeccate e una buona fotografia, dove le immagini della moderna Valencia si mischiano a quelle di luoghi tradizionali e ambienti degradati – contribuendo all’atmosfera inquietante e alla visione di un mondo corrotto e contraddittorio – il film non centra il suo obiettivo.

Il ritmo incostante fa calare in più momenti l’attenzione, inoltre nello scorrere della vicenda si evidenzia una mancanza complessiva di incisività, corredata da un finale volutamente ambiguo, il quale però pare più un tentativo poco riuscito di sofisticatezza che un reale lavoro di sostanza. I due piani – quello dello scrittore e quello delle vicende politiche – che si collegano strettamente nello sviluppo, non trovano mai un adeguato equilibrio, e se le scene violente risultano ben realizzate, i momenti in cui la narrazione vuole farsi più introspettiva e riflessiva, compresa la critica sociale, non riescono invece ad incidere adeguatamente.

Il silenzio della palude rimane un’idea con un potenziale non adeguatamente espresso

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La colonna sonora poi gioca molto su sonorità che intendono enfatizzare eccessivamente certi passaggi, con un’impostazione da fiction televisiva, divenendo così troppo artificiosa e ridondante. E se i protagonisti – in particolar modo Pedro Alonso, Nacho Fresneda e Carmina Barrios – offrono delle discrete e credibili interpretazioni, sono in definitiva lo script e la regia, poco dinamica e incerta, a non funzionare adeguatamente. La sensazione finale è quella di un prodotto realizzato in modo molto frettoloso, combinando tutti gli elementi che vengono presentati in un lasso di tempo non sufficiente ad una trattazione soddisfacente. Mancano l’ampio respiro necessario ad una resa solida e un’adeguata profondità, qualità che dovrebbero essere proprie di un progetto ambizioso come può inizialmente sembrare quello di Marc Vigil.

Il silenzio della palude è quindi una proposta promettente che non fiorisce, un’idea che sarebbe potuta divenire un’opera affascinante e intrigante, ma che risulta invece soffocata di fronte ad una realizzazione superficiale, restando impantanato in una trama carente di fluidità e che avrebbe meritato uno sviluppo maggiormente elaborato e completo dei suoi personaggi e delle loro dinamiche.