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Una produzione italo – svizzera per Il Mio Corpo (2020) del regista Michele Pennetta ambientato totalmente in terra sicula.  Varesino, classe 1984, frequenta l’École cantonale d’art de Lausanne (ÉCAL), dove consegue un Master in Regia cinematografica. Con I cani abbaiano (2010), viene selezionato in vari festival internazionali, tra cui il Cinéma du Réel a Parigi e il Torino Film Festival. Pescatori di corpi (2016) è il suo primo lungometraggio.

Il Mio Corpo © Kino Produzioni

Corpi siciliani e non

In una Sicilia profonda e abbandonata, caratterizzata dal mare azzurro e dal sole cocente,  Oscar è un bambino che rabatta ferraglia di vario tipo. Trascorre le giornate in compagnia del padre e del fratello maggiore Roberto, tra le discariche abusive. L’intento è alzare qualche soldo in più. Capita di trovare anche un gioellino. Una statua della Madonna, ad esempio. Allora il padre dice al figlio : “Lei sarà il nostro portafortuna!“. Ma, non esiste fortuna alcuna, se il costo per una vita simile è guadagnare 14 cent di euro per un Kg di ferro. Agli antipodi, Stanley, un ragazzo nigeriano con permesso di soggiorno.  Fa le pulizie in chiesa in cambio d’ospitalità e un po’ di cibo. Prepara il banku, raccoglie la frutta nei campi e accompagna il bestiame al pascolo, solo per tenere occupato il suo corpo venuto da lontano. L’incontro, nel buio della notte. Tra detriti e ferraglia, le solitudini di Oscar e di Stanley si sfioreranno per un breve momento.

Il Mio Corpo
Il Mio Corpo (Stunley) © Kino Produzioni

Vivere ai margini

Con questo nuovo film –  afferma il regista – ho voluto raccontare la precarietà di giovani senza futuro e senza prospettive. In Stanley e Oscar c’era qualcosa che li accomunava; lo stesso sentimento di essere stati gettati in pasto al mondo senza preavviso, usando i propri corpi come unico strumento di sopravvivenza.

Oscar, il figlio di un rigattiere, e Stanley, un giovane immigrato, vivono ai margini della società. Michele Pennetta prosegue la ricerca intrapresa in Sicilia nel 2013 con ‘A Iucata e ripresa nel 2016 con Pescatori di corpi. Il Mio Corpo chiude idealmente questa trilogia siciliana in cui l’autore si è confrontato con una riflessione su illegalità e legalità. Ogni metallo e ferro vecchio acquista un valore altissimo nella famiglia di Oscar, che sopravvive trasformando i rifiuti altrui in una nuova merce di scambio. Un lavoro estenuante, svolto per un padre-padrone incontentabile che lo degnigra continuamente.  Stanley potrebbe lasciare la Sicilia e tentare la fortuna in un paese diverso, ma qualcosa lo trattiene in questo limbo. Tra i due, nessun tratto simile in comune, almeno in apparenza,  salvo il sentimento di subire lo stesso rifiuto, la stessa quotidianità soffocante di scelte fatte dagli altri.

Il Mio Corpo (Oscar) © Kino Produzioni

Pennetta punta sui silenzi, sugli sguardi e sul non detto dei protagonisti contribuendo così nel rendere il lungometraggio più incisivo, dal punto di vista visivo. L’intimità di Oscar e quella di Stanley sono messe in parallelo, quasi come se attraverso la macchina da presa si tentasse di unire quello che la realtà tiene a distanza. La fotografia di Paolo Ferrari guida lo spettatore in una terra intima e assolata, al contempo oscura. Cade così la maschera di una Sicilia nascosta e crudele, perennemente soleggiata e sorridente che mostra il suo lato oscuro, rivelando tutta la sua crudele bellezza.

Il Mio Corpo: tra anteprime e riconoscimenti importanti

Prodotto da Joëlle Bertossa, Giovanni Pompili, Flavia Zanon e distribuito da Antani Distribuzione in collaborazione con Kio Film e Rai RAI Cinema, Il Mio Corpo, dopo l’anteprima italiana ad Alice nella Città, dove si è aggiudicato il Premio Raffaella Fioretta, la presentazione in concorso, in anteprima mondiale a Visions du Réel, la selezione a Cannes nella sezione di ACID, la vittoria ai Sima – Social Impact Media Awards per Best Cinematography e Best Stylistic Achievement;  è stato inoltre selezionato tra i finalisti dei Nastri d’Argento per la sezione Cinema del reale.

Il film, che ha iniziato il suo percorso all’estero con una distribuzione internazionale nelle sale in Francia, Svizzera, Inghilterra e Irlanda e in numerosi festival,  uscirà on demand il 26 febbraio sulle piattaforme Zalabb di Andrea Segre. Importante,  l’uscita in streming su una community che seleziona nel proprio catalogo alcuni tra i più interessanti documentari d’autore italiani e internazionali. A questa si aggiungono #iorestoinSALA, CG Digital e dal 18 marzo su Chili. E, non appena sarà possibile, comincerà un tour di proiezioni in sala accompagnate dal regista nei cinema tradizionalmente più attenti ai film indipendenti e d’autore, e nei circuiti d’essai.