Il migliore dei mondi: recensione del fantasy drama diretto da Maccio Capatonda

Dal 17 novembre su Prime Video il fantasy drama diretto e interpretato da Maccio Capatonda, nel ruolo di un uomo la cui intera esistenza dipende interamente dalla tecnologia che, per magia, finisce in un mondo parallelo in cui il progresso tecnologico è fermo al 1999.

Dal 17 novembre 2023 è disponibile su Prime Video il terzo lungometraggio da regista di Maccio Capatonda: Il migliore dei mondi. Affiancano il comico abruzzese alla regia Danilo Carlani e Alessio Dogana. La pellicola è interpretata dallo stesso Capatonda, nel ruolo di un uomo la cui esistenza dipende interamente dalla tecnologia. La sua vita è destinata a cambiare per sempre quando, per magia, viene trasferito in un mondo in cui il processo tecnologico è fermo al 1999. Completano il cast Pietro Sermonti e Martina Gatti (Skam – Italia, Un’estate fa).

Il migliore dei mondi: di cosa parla il film di Maccio Capatonda

il migliore dei mondi recensione - Cinematographe.it

Ennio Storto è un uomo la cui vita dipende interamente dalla tecnologia: ha l’ultimo modello di IPhone, usa Alexa per qualsiasi cosa, non conosce le strade senza l’ausilio di Google Maps e, come se non bastasse, lavora in un negozio di elettronica insieme al fratello Alfredo (Pietro Sermonti).      
L’indole poco incline al rischio di Ennio ben si sposa con tutti i vantaggi che la tecnologia ha da offrirgli, tra cui, ovviamente, le app di incontri, che lo mettono in contatto con innumerevoli donne, che lui conquista andando a sbirciare i loro interessi tramite i profili social. Non solo, il protagonista è anche un content creator: sul suo profilo social recensisce – e spiega come utilizzare – le novità in ambito tecnologico.

Questo stile di vita assicura al personaggio interpretato da Capatonda sicurezza e comfort. A Ennio, infatti, non piace lasciarsi andare; ha paura a provare emozioni forti ed improvvise, per questo esce con donne che gli piacciono solo al 40%, ovvero non abbastanza per rimanere coinvolto emotivamente.          
Tutte le sicurezze di Ennio precipitano nell’incontro con Viola (Martina Gatti), venticinquenne dal carattere spontaneo ed esuberante – anche un po’ “old style” – che, dopo averlo conosciuto in un locale, si presenta al negozio del protagonista per riparare un vecchio modem, accessorio ormai superato. Inaspettatamente, durante il processo di riparazione, Ennio viene catapultato in un 2023 parallelo, in cui il processo tecnologico è fermo al 1999, a causa del Millennium Bug.    
Dopo un primo momento di rifiuto nel vivere in un mondo senza Google Maps e senza Alexa, Ennio comincia ad apprezzare la sua nuova vita. Ma anche “il migliore dei mondi” nasconde dei lati inquietanti.

Ennio Storto de Il migliore dei mondi è l’uomo del XXI secolo

L’idea del comico abruzzese è senz’altro ambiziosa. Capatonda, con il personaggio del cinquantenne Ennio, abbandona le maschere più macchiettistiche e demenziali che lo hanno fatto amare dal grande pubblico, in favore di un protagonista più complesso e sfaccettato.           
Ennio è l’uomo del XXI secolo: sa com’era la vita prima dell’avvento degli smartphone, e non ha intenzione di rinunciarvi. Per questo motivo per lui essere catapultato in un mondo in cui
si leggono i giornali, ci si aiuta a parcheggiare reciprocamente tramite il riconoscibilissimo “vieni, vieni”, per vedere un film è necessario affittarlo e per navigare su internet occorre un’intera giornata, rappresenta un incubo ad occhi aperti.
Maccio Capatonda e il resto del team hanno fatto davvero un buon lavoro nel mettere sullo schermo dei codici di comportamento che chi guarda può comprendere, e in cui è facile riconoscersi. Ad esempio, in mancanza dell’IPhone vediamo Ennio leggere in bagno l’etichetta del bagnoschiuma. Passatempo adottato da chiunque di noi almeno una volta nella vita! O ancora,  il NOKIA 3310, il più iconico tra i cellulari, pubblicizzato sui cartelloni. Per questo motivo è davvero facile guardare Il migliore dei mondi e pensare “ah, sì, mi ricordo”.  

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Lo stereotipo della manic pixie dream girl

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Ogni protagonista di un film deve imparare qualcosa durante il suo arco narrativo, deve apprendere una lezione di vita. Nel caso di Ennio, l’uomo deve uscire dalla bolla in cui si è rinchiuso per tutta la vita. Per abbandonare la sua comfort zone, il personaggio principale è aiutato dal fratello Alfredo, o meglio dall’Alfredo della dimensione priva di tecnologia avanzata, che cercherà di aiutare Ennio a tornare nel suo mondo prima che sia troppo tardi, ovvero prima che l’IPhone si scarichi completamente.      
Nel ruolo di aiutante troviamo anche la sopracitata Viola. Prima di proseguire, è giusto precisare che la performance di Martina Gatti è davvero credibile, nei panni di questa giovane dal carattere genuino ed eccentrico. Ad essere problematica non è dunque l’interpretazione ma la scrittura di Viola, in quanto la ragazza sembra avere tutte quelle caratteristiche appartenenti alla manic pixie dream girl. Con questo termine ci si riferisce, in ambito cinematografico e televisivo, ad una donna dal look eccentrico, che non segue la massa, che ha dei gusti musicali e cinematografici molto particolari, e che, il più delle volte, agisce di impulso.

Clementine di Se mi lasci ti cancello e Summer di (500) giorni insieme corrispondono a questa definizione. Il protagonista di questi film rimane affascinato dalla manic pixie dream girl, innamorandosene, perché questo personaggio lo aiuta ad uscire dalla sua coccolata routine. Come le sue predecessore, Viola ha il solo scopo di aiutare il protagonista maschile a dare una svolta alla propria vita, a lasciarsi andare, esistendo, dunque, unicamente in funzione del suo viaggio dell’eroe. Non a caso di Viola non sappiamo quasi nulla, abbiamo davvero poche informazioni sul suo conto. È, dunque, molto difficile entrare in empatia con un personaggio non sviluppato a tutto tondo.

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Il migliore dei mondi: conclusione e valutazione

Tra Sliding Doors e Yesterday, Il migliore dei mondi è senz’altro un esperimento interessante. Gli sceneggiatori hanno studiato attentamente la società in cui viviamo e quella in cui vivevamo, e questa cura nei dettagli restituisce alla pellicola una certa credibilità. Anche il messaggio del film è piuttosto chiaro. Demonizzare la tecnologia non è una soluzione, perché anche un mondo privo di progresso informatico presenta delle ambiguità, soprattutto quando l’accesso alle informazioni è nelle mani solo di pochi. La soluzione è, dunque, scegliere di non alienarsi, di non lasciarsi troppo cullare dal nostro smartphone, ma avere il coraggio – ogni tanto – anche di sbagliare strada.

Regia - 3
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 3
Recitazione - 3
Sonoro - 2.5
Emozione - 2.5

2.8