Il matrimonio del mio migliore amico: recensione del cult con Julia Roberts

È facile gridare al cult quando un film ha ingredienti come: un matrimonio, l’amicizia, Julia Roberts e una canzone come I say a little prayer di Aretha Franklin.
Nel film Il matrimonio del mio migliore amico c’è questo è molto altro: c’è una storia, ci sono i rapporti del singolo (o della single) con tutti i personaggi, c’è un’analisi femminile di tutto rispetto, nonostante sia tutto raccontato con lucida leggerezza; come è tipico delle buone commedie americane.

Il matrimonio del mio migliore amico è la storia della parabola femminile per eccellenza: la gelosia, le macchinazioni, la consapevole sconfitta in amore e la vittoria, nonostante tutto, della vita.

Julianne, interpretata divinamente da Julia Roberts, riceve l’inattesa notizia dell’imminente matrimonio di Michael (Dermot Mulroney), suo ex fidanzato-amante-amico, l’uomo dei sogni con il quale è finita senza neanche sapere perché. Tra Julienne e Michael vi era anche un antico accordo, secondo il quale i due si sarebbero sposati se non avessero trovato l’anima gemella dopo aver compiuto 28 anni. Ora, Michael è innamorato della bella bionda e ricca Kimmy (una deliziosa e tenera Cameron Diaz), una ragazza di buona famiglia, il cui padre è anche il datore di lavoro di Michael.

Il matrimonio del mio migliore amico

Julianne, però, presa da impeto di gelosia e resasi conto di voler stare con Michael, è determinata nel voler impedire le nozze, nonostante gli avvertimenti del saggio amico di sempre: George (un magnifico Rupert Everett).
Anche se osteggiata da George, riesce a mettere su in modo rocambolesco una serie di avvenimenti che si riveleranno poco utili al raggiungimento del suo obiettivo: fingerà, addirittura, di avere una relazione con il povero George – il quale è un dichiarato e fascinoso omosessuale – per far ingelosire Michael.

Il matrimonio del mio migliore amico

Alla fine tra Michael e Jules, come la chiama affettuosamente George che la monitora continuamente, un bacio ci sarà e creerà lo scompiglio necessario per far capire a tutti i componenti del triangolo quello che vogliono per davvero: Kimmy e Michael convoleranno a nozze, e Jules?

Il matrimonio del mio migliore amico

Jules, nonostante la presunta bruciante sconfitta in amore capirà, grazie all’adorabile amico George che la vita continua e che, anche se non ci sarà amore e sesso (forse!), ci sarà almeno il ballo!

Il matrimonio del mio migliore amico è un cult senza tempo. Una commedia brillante e divertente, scritta con piglio ironico da Ronald Bass e diretta con ottimo ritmo dal regista australiano Paul John “P. J.” Hogan.
Il film filtra la realtà con colori sognanti, facendoci vivere prima il matrimonio – degli altri s’intende – come un qualcosa di lontano e inavvicinabile e poi come un qualcosa di incredibilmente vicino, un evento bello nella sua accezione classica di unione e coronamento d’amore.

Le interpretazioni sono tutte formidabili e iconiche, la colonna sonora (ad opera di James Newton Howard, candidata all’Oscar nel 1998) arricchisce le scene rendendole sentimentali secondo il più riuscito cliché delle commedie americane.

Potrebbe sembrare un film fatto per le donne, per assecondare i loro romanticismi diffusi e svenevoli, ma in realtà è una storia per tutti, per ridere e riflettere, seppur con leggerezza. Le commedie, non bisognerebbe dimenticarlo, servono a questo, anche quelle più sempliciotte come questa può solo apparentemente sembrare.

Il ritratto di donna che ne viene fuori è quello di una vincente, una che decide di perdere consapevolmente la battaglia per vincere tutta la guerra, una che perde il suo “presunto” amore per compiere la più importante conquista: se stessa.

Regia - 4.5
Sceneggiatura - 5
Fotografia - 5
Recitazione - 4
Sonoro - 4.5
Emozione - 5

4.7

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