Il colore dell'erba: recensione del primo film per non vedenti

Avete mai pensato di vedere un film ad occhi chiusi? Questa è la domanda principale portata da Il colore dell’erba, primo film per non vedenti girato in Trentino dalla regista Juliane Biasi Hendel, prodotto da Indyca e da Kuraj, con il sostegno del Mibact, il contributo di Trentino Film Commission, Piemonte Doc Film Fund e Rai 3 (Doc 3) e con il patrocinio dell’UICI – Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti.

La particolarità di quest’opera è l’insolita e unica esperienza sensoriale realizzata grazie alla costruzione di un vero e proprio “paesaggio sonoro” che esalta il tessuto narrativo e il vissuto soggettivo delle protagoniste rendendo il film visibile “anche a occhi chiusi” e permettendo così per la prima volta al cinema di unire nella visione persone vedenti e non vedenti contemporaneamente.

Il colore dell’erba: hai mai pensato di vedere un film ad occhi chiusi?

il colore dell'erba

Il colore dell’erba racconta la storia vera di Giorgia e Giona, due giovanissime ragazze non vedenti alla ricerca della loro indipendenza. Non possono vedere ciò che le circonda, ma le paure, le emozioni, le sfide che la vita impone sono eguali a quelle di tutti i loro coetanei. Una passeggiata da sole fino a un lago diventa metafora dell’adolescenza, età rivoluzionaria e delicata in cui si lascia per la prima volta l’uscio di casa per affrontare il mondo in modo indipendente.

Dopo aver ricevuto l’invito ala prima proiezione stampa del film, avvenuta al Cinema Massimo di Torino, la nostra mente era un misto di stupore e curiosità per questo film sperimentale; le curiosità erano molteplici, in particolare riguardanti l’impatto che un film di questo calibro potesse avere emotivamente sul pubblico. Il tutto è stato gestito in maniera dolcissima, quasi come una fiaba, a partire dalla stupenda locandina da poter vedere esclusivamente toccandola, un manto bianco e dolce che assume la sua forma reale solo utilizzando il tatto.

il colore dell'erba tatto

Arrivati a questo punto lo stupore era già alle stelle ma la vera punta di diamante dell’evento è stata ovviamente la pellicola: rari sono i casi in cui un film emoziona in questo modo, con dolcezza, in modo estremamente graduale, accompagnando lo spettatore per mano all’interno di una nuova realtà sconosciuta, istruendolo su una nuova dimensione con tutta la calma del mondo e portandolo ad un nuovo livello di conoscenza e consapevolezza.
La regia della pellicola è di stampo documentaristico, ciò che si vede (o si sente, la scelta è totalmente personale)  fa ricoprire il ruolo di un ospite, una presenza che scruta, si documenta, esplora insieme alle due protagoniste ma non interferisce nella trama; una scelta egregia, azzeccata, geniale per permettere di vivere questa storia nel migliore dei modi.
La sceneggiatura è praticamente inesistente in quanto si parla di realtà, porzioni di vita reale su schermo, quotidianità allo stato puro, un’ esperienza emotiva bellissima che non mancherà di regalare sia sorrisi che groppo in gola proprio per la dolcezza e la naturalezza con cui è realizzata.

Le due giovani protagoniste della pellicola Giorgia Pizzini e Giona Xheka Haxiraj, con la loro straordinaria bravura, ci accompagnano all’interno di una realtà sconosciuta ai più ma, in particolar modo, durante un periodo caro a tutti che forse non dovremmo dimenticare: quello dell’adolescenza, la voglia di mettersi in gioco, la voglia di rischiare, la voglia di crescere ma anche di prendere decisioni importanti per il proprio futuro.

il colore dell'erba

Il colore dell’erba si avvale del contributo del sound designer Mirco Mencacci, vera e propria istituzione nel mondo del sonoro, già collaboratore di Marco Tullio Giordana, Ferzan Ozpetek e Michelangelo Antonioni. Ideato per essere percepito anche da un pubblico di non vedenti, il film ha visto lavorare assieme Mencacci, la regista e il team Indyca per creare un’esperienza sensoriale che restituisse, attraverso il suono, il mondo non solo fisico ma anche emotivo delle sue giovani protagoniste.

Il colore dell’erba è un film straordinario, capace di emozionare come pochi altri film, un esperimento riuscito al 100% che dovrebbe essere proiettato non solo all’interno del circuito cinematografico ma anche all’interno di scuole di cinema per ricordare che, con cuore e voglia di dare una svolta, si possono fare grandi, immensi capolavori con semplici mezzi.

 

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