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Quando si prende in mano un libro di così grande successo come Il Cardellino di Donna Tartt, vincitore del Pulitzer per la narrativa 2014, solo ad occhi inesperti sembrerà facile crearne una trasposizione cinematografica.

La differenza tra i due medium e i due linguaggi rendeva il compito abbastanza gravoso, soprattutto per l’inevitabile confronto con i tanti fallimenti conseguiti da chi aveva in passato sottovalutato la difficoltà, nonché le aspettative dei fan dell’autrice o dell’autore in questione. Tuttavia possiamo senz’altro dire che John Crowley (già regista di A Boy con Andrew Garfield) abbia assolutamente superato la prova a pieni voti, visto che il suo film (pur con alcune piccole imperfezioni) trasuda sentimento, verità, poesia e intensità, grazie ad un cast assolutamente perfetto e ad una sceneggiatura di Peter Straughan che cerca in tutti i modi di donare brio ed energia, di evitare i deja vu.

Il Cardellino: un film che trasuda verità e poesia

Protagonista è il giovane antiquario Theodore Decker (Ansel Elgort) che, chiuso nella sua camera d’albergo di Amsterdam, ripensa al suo passato, a quella tragica giornata a New York di tanti anni prima quando, appena 13enne (Oakes Fegley), rimase vittima con sua madre di un terribile attacco terroristico al Metropolitan di New York.
Dalle macerie dei saloni pieni di feriti, polvere e morti (tra cui la madre), Theodore emerse con in mano un piccolo quadro: Il Cardellino, di Carel Fabritius, artista olandese tra i più misteriosi ed apprezzati del ‘600.
Il padre Larry (Luke Wilson) lo ha abbandonato da anni, quindi per il momento le autorità lo lasciano nella amorevoli mani dell’elegante e comprensiva Sig.ra Barbour (Nicole Kidman), madre del simpatico e pasticcione Andy, uno dei pochi amici del taciturno e timido Theodore.
Nella sua nuova “famiglia” pian piano Theodore aveva cominciato a riabbracciare una certa serenità e ad aprirsi verso il mondo, ma una serie di rapidi colpi di scena lo avrebbe portato lontano da New York, da quella nuova famiglia, lontano da un mondo che sembrava pieno per lui di promesse, e con ancora stretto quel piccolo ma importante quadro.

Il Cardellino – la regia elegante di John Crowley e il cast impeccabile

Il Cardellino Cinematographe.it

Il Cardellino si nutre del perfetto connubio tra la regia elegante di Crowley ed un cast che si muove con maestria, sacrificando alla teatralità una spontaneità che forse avrebbe cozzato con un iter narrativo ben poco realista, ma piuttosto aulico, simbolico, che attinge a piene mani ad una visione circolare della vita, dell’esistenza.
Oltre a Elgort (attore di cui sentirete moltissimo parlare), Kidman, Wilson e Fegley (davvero bravo), il film ha al suo interno anche Jeffrey Wright, Sarah Paulson, Finn Wolfhard, Willa Fitzgerald, nei panni dei tanti piccoli o grandi personaggi nella vita del giovane Theodore, pirandelliano ragazzo dall’anima spezzata da sensi di colpa e ferite senza risposta.
La fotografia del veterano Roger Deakins è permeata da un’eleganza che sublima i colori, le luci, una New York per una volta molto più a misura d’uomo, un Texas desolato e disperato, sa adattarsi come poche altre nel descrivere le piccole mura e ambienti che avvolgono un’umanità in balia di eventi ed emozioni che non sa o che non può accettare o dominare.

Perdono e verità dominano la trama de Il Cardellino

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Su tutto e tutti vi sono due tematiche fondamentali ne Il Cardellino: il perdono e la verità.
Theodore, anima persa che ha trovato la sua salvezza in un mondo di conoscenza e in una maschera di gelida rispettabilità, che vive nei ricordi, nel suo dolore da cui si è fatto compenetrare anni or sono, assurge a simbolo di quanto siamo capaci di farci del male perché ancorati al passato al punto da non riuscire a vedere altro se non ciò che desideriamo o temiamo.
Il perdono si diceva. Un perdono che va guadagnato, va cercato, meritato, ma va anche dato, agli altri come a sé stessi, accettando le imperfezioni della vita, dell’universo, le piccole crepe negli altri, nei sentimenti, così come in quei preziosi mobili od oggetti che Theodore ed il suo mentore Mr Hobart (un Jeffrey Wright dolente e severo) rimettono in sesto, riportano al centro di focolari e vite.
Nessuno è totalmente buono o totalmente cattivo, nella realtà (sembra suggerire Il Cardellino), siamo ciò che siamo a seconda delle circostanze, della quantità di dolore o amore che riceviamo o che ci viene data. La verità non arriva mai tutta assieme è non è mai quella che pensiamo.

Il Cardellino non è un film perfetto, ma riesce a scavare mirabilmente dentro l’animo umano

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La vita non è perfetta, è perfetto il nostro modo di interpretarla, di accettarla, di capire che è in alcuni singoli e potenti momenti che possiamo fare la differenza per noi stessi e per gli altri.
“Dal male può nascere il bene” (un po’ il mantra de Il Cardellino) è quindi il prendere atto che nulla è per sempre, che ogni perdita, ogni dolore, è anche l’origine di qualcosa, un qualcosa che può avere effetti positivi.
Più che determinismo però vi è un romantico scetticismo nel film di Crowley, così come vi è una profonda malinconia, un’accettare di essere legati all’infanzia, ai rapporti che lì sono nati, prima che soldi, carriere, sesso, egoismi si facessero strada nelle nostre vite.
Omaggio all’amicizia virile, così come alla maternità (dipinta quasi religiosamente) Il Cardellino ha qualche sbavatura di troppo nella sceneggiatura, sovente troppo concentrata sull’insieme sacrificandovi i piccoli momenti, i piccoli dettagli che fanno la differenza, e una colonna sonora troppo poco presente.
Ma per quanto imperfetto, a volte troppo legato al filone melò che fu, dona un’enorme dose di emozioni e sentimenti, si concentra sull’animo umano in modo ammirevole e può rivendicare personaggi dipinti con grande efficacia.

Il film distribuito in Italia da Warner Bros. Home Entertainment, arriva in esclusiva digitale per l’acquisto e il noleggio dal 6 dicembre sulle seguenti piattaforme: Apple TV App, Itunes, Google Play, YouTube, Infinity, Sky Primafila, Chili, Rakuten TV, TIMvision, Playstation Store e Microsoft Film&TV.

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