I Goonies: recensione del film di Richard Donner

In occasione del ritorno al cinema, la nostra recensione di un capolavoro di genere: I Goonies, diretto da Richard Donner e prodotto da Steven Spielberg.

Il 1985 fu un anno incredibilmente eccezionale. Cinematograficamente parlando fu l’anno dei grandi lungometraggi diventati dei veri e propri cult: da Rocky IV – la mitica sfida tra Lo Stallone Italiano e il colosso russo Ivan Drago – fino a The Breakfast Club e Ritorno al Futuro, senza dimenticare anche Ladyhawke o Rambo 2 – La vendetta. Tra i pochi citati, però, ce n’è uno che ha influenzato in modo particolare il cinema di genere successivo e tanto che la sua eredità si palesa ancora oggi in attuali produzioni cinematografiche e televisive. Parliamo de I Goonies, pellicola d’avventura diretta nel 1985 dal regista Richard Donner da un soggetto di Steven Spielberg ed una sceneggiatura di Chris Columbus.

I Goonies tornano al cinema il 9,10,11 dicembre per la prima volta in 4K

I Goonies: il film d’avventura per ragazzi per eccellenza

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Parlare del film a distanza di quasi trentacinque anni ed analizzarlo negli aspetti più critici potrebbe risultare un’operazione alquanto impegnativa, soprattutto se si è fortemente legati ad una storia e a dei personaggi che sono diventati compagni di crescita. I Goonies è anzitutto un ottimo film d’intrattenimento per ragazzini e quindi per famiglie, tuttavia sotto la patina di leggerezza ed ironia si cela una profondità che lo rende un vero e proprio film/romanzo di formazione.

Protagonisti della storia sono un gruppo di amici abitanti di un quartiere della città di Astoria, in Oregon, chiamato Goon Dooks – da qui il nome Goonies, o goony che, nello slang americano, ha il significato di sfigato. La variegata comitiva è composta da Mickey Walsh e suo fratello maggiore Brand, interpretati rispettivamente da Sean Astin e Josh Brolin, lo sboccato Mouth (Corey Feldman), l’imbranato Chunk (Jeff Cohen), il tecnologico 007 Data (Jonathan Ke Quan) e le ragazze Andy (Kerri Green) e Stef (Martha Plimpton). Quando nell’inaccessibile soffitta dei Walsh, i ragazzi trovano indizi di un inestimabile tesoro nascosto nei pressi della città, il gruppo parte all’avventurosa ricerca del galeone di Willy L’Orbo, un pirata del XVII secolo scomparso senza lasciare traccia. Scontrandosi accidentalmente con la banda criminale Fratelli, composta da Mamma Fratelli, Francis, Jake e lo sfigurato,ma buono Sloth, i Goonies dovranno sfuggire dalle loro calcagna e contemporaneamente sfidare i trabocchetti che incontreranno lungo il loro cammino.

I Goonies: la summa del Cinema teen di Steven Spielberg

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Nonostante sia diretto da Richad Donner – regista di innumerevoli cult anni ’80 come Superman (1978), Ladyhawke (1985), Arma Letale (1987) e S.O.S. Fantasmi (1988) – il film trasuda Steven Spielberg da tutti i pori. Così come E.T. – l’extra-terrestre o Jurassic Park o il più recente Ready Player One, l’elemento giovanile è inteso come metafora propositiva per il futuro. Scindendo il filone narrativo in più temi, scopriamo che I Goonies sono inconsciamente spinti, nella ricerca del tesoro, dal desiderio di restare sempre assieme e non lasciare le loro case – un grande progetto di rinnovamento del quartiere incombe infatti su Goon Docks e le famiglie hanno ricevuto notifica di sfratto per lasciare spazio ad una nuova ed enorme area commerciale. I Goonies è prima di tutto la forza del gruppo ed senso d’amicizia al suo stato più puro e autentico. La maschera ironica, comica e a volte frenetica che pervade l’intera pellicola riesce, in alcune scene particolari, a spogliarsi e mostrare il carattere sentimentale di un film che vede nella vera amicizia la sua arma principale. I Goonies non potranno essere Goonies se anche solo uno di loro non sarà al loro fianco.

Scene cult, scenografia e musica: un film senza tempo

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Nonostante la sua adulta età, I Goonies è un film che non ha perso mai la propria giovinezza. Fortemente apprezzabile anche dalle nuove generazioni, la pellicola resta ancora un perfetto esempio di cinema di genere. Non manca infatti nulla: una storia semplice, ma immediatamente inclusiva, temi importanti e sempre attuali – i primi amori adolescenziali, la lotta al bullismo, il sopracitato amore fraterno e famigliare, la fiducia, la forza del gruppo, la voglia di emergere. Nel film diretto da Richard Donner e scritto da Chris Columbus, padre dei primi due Harry Potter e Mrs. Doubtfire, ci sono alcuni elementi che lo rendono un prodotto cinematografico senza tempo. Impossibile, anzitutto, dimenticare alcune scene che sono diventate ormai storia: citiamo, tra le tante, la scena d’apertura del film, che vede protagonisti la banda Fratelli in fuga dalla polizia locale per le strade di Astoria, oppure la danza del ventre di Chunk, o ancora l’esilarante interrogatorio di quest’ultimo preso in ostaggio proprio dai tre criminali, o ancora la scorretta traduzione istantanea di Mouth alla povera ed ignara domestica dei Walsh, la messicana Rosalita. Di forte impatto è anche la scenografia del film, in particolare i tunnel sotterranei, l’organo fatto di ossa umane e l’iconico veliero di Willy l’Orbo, l’Inferno: quanti avrebbero voluto salirci su ed esplorarlo da poppa a prua?

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Anche la colonna sonora de I Goonies non è certamente da meno: composta nelle sue parti strumentali dal musicista Dave Grusin – vincitore del premio Oscar per Milagro di Robert Redford – vede spiccare un brano di Cindy Lauper presente sia all’interno del film che in un video musicale realizzato apposta per la sua promozione (potete vederlo cliccando qui). Un capolavoro del filone, insomma, e pietra miliare di un genere cinematografico instancabile e capace di unire più generazioni insieme: dai nostalgici alle giovani leve che, nonostante l’ineluttabile trasformazione culturale e sociale, ancora oggi riescono ad interfacciarsi ed appassionarsi.

Regia - 3
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 3.5
Recitazione - 3.5
Sonoro - 4
Emozione - 4.5

3.8