voto del pubblico 2.8/5
voto finale 2.9/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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I flagelli di Breslavia, diretto da Patryk Vega e disponibile su Netflix, ci presenta una trama tesa e avvincente: dopo il ritrovamento di un cadavere avvolto da pelle bovina, la detective della omicidi Helena Ruś (Małgorzata Kożuchowska) decide di dare la caccia ad un serial killer che si fa chiamare il Boia di Brelsavia. Il film si svolge nell’arco di una settimana; l’appuntamento con la morte di funzionari politici e uomini deplorevoli si ripresenterà ogni pomeriggio, con una minaccia a piede libero dagli istinti estremamente violenti ma una morale con la quale ci si può riconoscere.

I flagelli di Breslavia: la violenza come atto salvifico

i flagelli di breslavia netflix recensione - cinematographe.it

La più intrigante particolarità de I flagelli di Breslavia la si può trovare in un ritmo impostato che non concede alcuna sosta: il killer sa come, dove e quando agire. Una figura che muove le pedine a suo piacimento, in una scacchiera grande quanto l’intera città nella quale è ambientato il film. Le sue mosse sono ragionate, tanto da preparare una buona dose di colpi di scena a partire dal secondo atto. In questo modo, i dialoghi sono ridotti al minimo per garantire un susseguirsi degli eventi teso ma al contempo lucido, nella stesura di due profili di importante rilevanza; la detective Helena e la profiler Magda Drewniak (Daria Widawska).

La prima ha subito una grave perdita e deve convivere con un trauma che condiziona il suo metodo di lavoro: non tende ad esporsi, a ragionare lucidamente se sta a contatto con i suoi colleghi. La troviamo chiusa in una bolla protettiva nella quale è impossibile far breccia. A farle compagnia nelle indagini ci sarà Magda, una rozza collega che preferisce un approccio più diretto e poco ortodosso sulle ricerche che stanno conducendo per rintracciare il killer. Lo scontro fra due donne determinate in egual modo è la chiave vincente per mantenere viva la nostra attenzione, mentre siamo intenti a scoprire l’identità del principale antagonista.

I flagelli di Breslavia: il Boia di Breslavia e il suo background

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I flagelli di Breslavia è una pellicola che si concentra particolarmente sulla stesura di una scrittura infallibile, che valorizza in ogni istante il villain da mettere in totale primo piano. Non ci si perde in digressioni o sottotrame incentrate su personaggi di contorno; l’importante è gestire il ritmo al meglio delle possibilità, con i mezzi limitanti a disposizione. La regia a cura di Patryk Vega è limpida, adotta una serie di lunghe riprese per non affidarsi del tutto ad un montaggio schizofrenico, tipico dei thriller serrati e destinati alla tv. Il comparto tecnico viaggia a stretto contatto con la definizione degli interpreti chiave.

Un approccio che funziona sul piano dei tempi narrativi, non dilatati per inserire parentesi fortemente drammatiche. Procedendo su questo binario ben definito, il palcoscenico viene liberato per presentarci il Boia di Breslavia, implacabile nelle sue barbare uccisioni. La pellicola non è adatta ad un pubblico sensibile; gli stomaci forti invece avranno pane per i loro denti. Degenerazione, latrocinio, corruzione, calunnia, oppressione e disonestà: sei le piaghe che colpiscono l’animo manipolabile dell’uomo comune. Il serial killer avrà modo di colpire sistematicamente, in ogni giorno della settimana, coloro che soffrono di questi peccati da estinguere. Ripulire la città da un male che corrompe il singolo individuo è una morale che rimane tutt’ora avvincente, anche se vi è un forte richiamo al secondo fortunato film di David Fincher, Seven. Da una base così affascinante da trattare, I flagelli di Breslavia nasconde altre carte da giocare per ribaltare gli equilibri della narrazione. Il divertimento è garantito.