voto del pubblico 5.0/5
voto finale 2.8/5
Regia
Sceneggiatura
Recitazione
Fotografia
Sonoro
Emozione
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Il concetto dietro Highway (Bozorgrah), film iraniano di Seyedeh Farzaneh Amini presentato al SiciliAmbiente 2020, è molto semplice: un uomo e una donna condividono un lungo viaggio in auto. I discorsi e le situazioni che si trovano ad affrontare mentre in autostrada, tuttavia, sono tutt’altro che semplici: hanno a che fare con dei diritti, precisamente diritti negati – o meglio, leggi che permettono di negare diritti.

Il film inizia infatti con una premessa: “L’articolo 117 del Codice Civile iraniano permette ai mariti di impedire alle mogli di esercitare una professione”. Ciò acquista senso progressivamente, permettendo allo spettatore di contestualizzare al meglio ciò a cui sta assistendo: l’uomo è l’autista dell’auto, diretta a Teheran, e la donna è una moglie in fuga dal proprio marito, che vorrebbe impedirle di partecipare al campionato mondiale di tiro per il quale si è tanto allenata.

Highway inizia in medias res: l’impressione è quella, quasi, di essere un passeggero in quella stessa auto, un ospite che, come in un viaggio prenotato su BlaBlaCar, si aggiunge a una situazione già esistente, dalla quale cerca di comprendere cosa stia succedendo. L’idea registica è molto immediata e lineare: è un film on the road ambientato in un’automobile, durante quello che appare un tempo senza significativi tagli di montaggio. I punti camera principali sono due, che riprendono l’autista e le passeggere – perché sul sedile dietro si aggiunge presto un’altra persona, che interagisce con le prime due.

Il punto di vista delle donne in Highway

A rendere particolare e speciale il film, quindi, come già anticipato, è la delicata tematica che tratta: l’impossibilità per le donne iraniane di fare ciò che vogliono, nel momento in cui si sposano. Il problema viene eviscerato lentamente, con un climax che cresce insieme al procedere del film, svelando mano a mano i dettagli del disagio della protagonista femminile.

Dall’altro lato, il protagonista maschile svolge una funzione assolutamente antitetica: difende il punto di vista del marito di lei, non mostra mai compassione per la donna e anzi, sembra particolarmente indispettito dall’averla a bordo dell’auto. Un continuo rimbalzo di opinioni, il loro, che tiene vivo il film con la sua autenticità.

Proprio autenticità è la parola chiave di Highway. La regia, i dialoghi, la quasi assenza di colonna sonora e la recitazione del cast, composto da Majid Vasheghani, Shabnam Gholikhani, Mahlagha Bagheri, e Mohammad Shamaeian, conferiscono al film una spontaneità che lo fa sembrare quasi un documentario più che un lungometraggio di finzione. Al coraggioso atto della protagonista si accompagna una spirale di sentimenti che lo rende ancora più reale e tangibile: il senso di colpa, la determinazione, la paura delle rappresaglie e la voglia assoluta di competere in quella gara che il marito vorrebbe a tutti i costi proibirle. E dall’altro lato, il dissenso dell’autista toglie a quel gesto di ribellione quella patina inverosimile che facilmente potrebbe assumere in un film, assicurando un incredibile effetto di verosimiglianza.

Highway è un film semplice nei modi e nel linguaggio, ma coraggioso quanto la sua protagonista: parla di una situazione scomoda e la inserisce in un contesto quanto più vero possibile, facendola apparire come ancora più scomoda. Uno sguardo lungo quanto un viaggio in auto, che insegna qualcosa su una cultura diversa, e che fa riflettere su una realtà così lontana, e così estranea dalla nostra.