Gravity: recensione

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Gravity è un film del 2013 diretto, co-scritto, co-montato e co-prodotto da Alfonso Cuarón, che ha per protagonisti Sandra Bullock e George Clooney. Il film ha aperto la 70ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e ha ottenuto 10 candidature all’86ª edizione dei Premi Oscar, aggiudicandosi 7 statuette: Miglior regia ad Alfonso Cuarón, Migliori effetti speciali, Miglior fotografia, Miglior montaggio, Miglior colonna sonora, Miglior sonoro e Miglior montaggio sonoro.
Ma cosa spinge Gravity ad ottenere la nomina di capolavoro poetico? Scopriamolo insieme…

Gravity_opening

La dottoressa Ryan Stone è un’esperta ingegnere biomedico che affronta per la prima volta una missione nello spazio. Durante una passeggiata all’esterno dello Shuttle per alcuni lavori di manutenzione sul telescopio spaziale Hubble, la dottoressa e il comandante della missione vengono avvertiti dal Controllo Missione di Houston riguardo ad un missile russo che ha colpito un satellite ormai in disuso e la conseguente esplosione ha causato una reazione a catena che ha distrutto altri satelliti e quindi creato un’onda di detriti che si muovono ad altissima velocità. Mentre l’equipaggio inizia in tutta fretta il processo di ritorno nell’Explorer per rientrare il prima possibile, i detriti colpiscono e danneggiano molto gravemente sia lo Shuttle che il telescopio e uccidono i membri dell’equipaggio rimasti sulla navetta, lasciando i due da soli alla deriva nello spazio, senza comunicazioni con la base di Houston dato che anche i satelliti che garantivano i ponti radio sono stati danneggiati oppure distrutti.

Il comandante Kowalsky, l’unico a disporre di uno zaino jet, riesce a recuperare la dottoressa Stone che fluttuava nello spazio senza controllo dopo l’incidente e a trainarla con sé agganciandola con un cavo. Con lo Shuttle distrutto e in attesa del secondo passaggio della micidiale onda di detriti, la loro unica speranza è raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale…

Per analizzare al meglio un capolavoro come Gravity non basterebbero pagine e pagine perché ogni singolo elemento presente nella pellicola porta a qualcosa di più profondo e da espandere con tranquillità.
La regia e la sceneggiatura di Alfonso Cuarón mettono in scena una storia profonda, che scava nell’animo umano nel posto più vicino all’immaginario collettivo ad una entità superiore e divina: lo spazio. Le scelte registiche legate a Gravity sono da scuola di cinema, a partire dal lungo piano sequenza iniziale che ci proietta direttamente dentro l’azione e dentro il dramma, una delle scene più drammatiche del cinema che viene introdotta però gradatamente, perché la scelta di Gravity, pur narrando di un dramma spaziale, è quella di utilizzare la dolcezza e la poesia.
La sceneggiatura narra di una vicenda legata al pensiero, alla sopravvivenza ma soprattutto all’amore, cercando una rinascita e abbandonando tutti i pensieri che ci tengono ancorati ad un qualcosa che non ci appartiene più e che forse è il caso di lasciar andare.
Iconica l’inquadratura in cui Sandra Bullock volteggia nel vuoto in posizione fetale, messaggio che arriva chiaro, una voglia di rinascita che sta avvenendo partendo dalle origini e circondati dal silenzio più assoluto; tutta la pellicola è costellata da scene silenziose, con movimenti di camera lenti e con una dolcezza rara per la storia del cinema.

SandraBullock_Gravity
Unito alla straordinaria regia va anche osannato lo stupendo lavoro fatto dal direttore della fotografia Emmanuel Lubezki, che immortala e dipinge con uno stile unico emozioni e stati d’animo altrimenti invisibili.
Molto alta la prova degli attori, in particolare per la Bullock che tiene una pellicola praticamente in piedi da sola, con una forza e una naturalezza rara e quasi di altri tempi, ed è questo il punto forte di Gravity: saper trasmettere con le immagini come si faceva una volta, in silenzio, lasciando parlare il cuore e vedendo qualcosa di profondo e personale in ogni inquadratura.

Gravity non è sicuramente un film per tutti probabilmente perché, oltre agli straordinari effetti speciali, al 3D avvolgente, alla prova degli attori e ad una fotografia unica, è un film che principalmente va visto con il cuore per ricordarci che alle volte, quando ci sentiamo soli e attorno a noi c’è il nulla, il silenzio e i ricordi riaffiorano forse è il caso di abbandonarli con amore per provare a rinascere, proprio per il bene da dedicare a noi stessi e alle persone che ci amano.

Piccola Curiosità: è stato prodotto Aningaaq, un cortometraggio del 2013 scritto, diretto, montato e prodotto da Jonás Cuarón, figlio di Alfonso. Il cortometraggio è lo spin-off del film Gravity ed è stato realizzato per essere incluso tra gli extra delle edizioni home video del film.

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