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Chi è il misterioso benefattore che ha lasciato un’ingente somma di denaro a diverse persone bisognose? Questa è la storia di Good Sam, film originale Netflix basato sull’omonimo libro di Dete Meserve (che figura tra gli sceneggiatori della pellicola). Protagonista è l’attrice Tiya Sircar nei panni di Kate Bradley, la reporter investigativa incaricata di scoprire la vera identità del buon samaritano. Attraverso interviste e testimonianze, la giovane riuscirà a risolvere l’enigma.

Good Sam: una commedia buonista a cui manca un po’ di pepe

Senza dubbio Kate Melville, una produttrice alla sua seconda volta come regista, mette in scena una storia originale con Good Sam, ma a cui manca un po’ di pepe e coraggio. La storia ha una bella premessa di speranza; l’idea di un benefattore che decide di regalare grosse somme di denaro ai più bisognosi è attraente e fa scattare la caccia alla vera identità del misterioso samaritano. Lo spettatore è coinvolto insieme alla protagonista, Kate, che più che una reporter ha il fiuto di una detective.

good sam netflix cinematographe.it

Mano a mano che i minuti passato, il film assume tinte realiste, sfociando nel buonismo. Questo particolare emerge con il personaggio di Kate. Da giornalista abituata a scovare la verità, analizza ogni piccolo dettaglio pur di risolvere il mistero sull’identità dell’uomo misterioso. Pragmatica, fin da subito non crede alla storia del buon samaritano e il suo pensiero è sintetizzato nella frase: “Nessuno fa niente di buono senza aspettarsi qualcosa in cambio”. La rivelazione della scoperta dell’identità del benefattore, apre uno scenario aspro e veritiero sulla società attuale, su cui tuttavia non ci si sofferma abbastanza.

La trama di Good Sam presenta spunti interessanti, peccato che si perda nel mezzo. Le personalità dei personaggi sono appena tracciate, e si ha la sensazione che non si scavi a fondo. Nessuno di essi risulta ben sviluppato e ne consegue che la regista si concentri più sulla caccia all’uomo misterioso, piuttosto che sui rapporti umani. Il realismo della storia si perde a favore di una storia buonista, e il cliché è perciò dietro l’angolo – l’identità del benefattore è chiacchierata fin dall’inizio. Il finale è lasciato all’immaginazione dello spettatore: mentre Good Sam chiude alcune storyline introdotte nel film, allo stesso tempo fa presagire la possibilità di un seguito.

Good Sam: un cast variegato con una protagonista forte

Anche se la storia è debole e meriterebbe più di un approfondimento sui personaggi, si apprezza il cast variegato di Good Sam, che elogia la diversità di genere e di razza. A cominciare dalla protagonista, Kate, una giornalista afroamericana di successo; nella sua redazione vi sono sia uomini che donne, e alcune delle sue colleghe ricoprono posizioni importanti. Nel film sono presenti anche interpreti asiatici, come Marco Grazzini (di origine filippina e italiana) nei panni di Jake Hansen, un manager di successo; anche uno dei collaboratori di Kate è un giovane asiatico.

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Il personaggio interpretato da Tiya Sircar smonta ogni possibile cliché: non è la classica donna in carriera alla ricerca dell’amore. Kate mette in chiaro fin dall’inizio che non è intenzionata a uscire con i clienti/collaboratori del suo ricco padre; piuttosto Good Sam evidenzia il suo lato combattivo, intraprendente e femminista.

Good Sam può definirsi un film per famiglie, una commedia leggera da guardare in qualunque momento della giornata poiché non presenta una trama estremamente complessa.

Il film è disponibile su Netflix.

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