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Go! La festa indimenticabile può essere definito come una deludente commedia musicale dalle tinte romantiche che nasce sulle fondamenta costruite da Go! Vivi a Modo Tuo, la serie latino-americana di due stagioni prodotta da Netflix e approdata sulla piattaforma streaming a partire dal 22 febbraio di quest’anno.

Non neghiamolo, Go! La festa indimenticabile è tutto ciò che ci aspettavamo di vedere quando l’anteprima è comparsa sullo schermo della nostra televisione o, più frequentemente, del nostro computer. Sapevamo tutti che non dovevamo aspettarci molto da questo film dalla bizzarra durata di circa un’ora, ma non ci aspettavamo nemmeno uno spettacolo trash del genere, incomprensibile e irrazionale. Nonostante il target a cui è destinato il lungometraggio non sia di certo quello di un pubblico adulto, le vicende che vengono mostrate nel film diretto da Mauro Scandolari non potranno essere apprezzate nemmeno da uno spettatore più giovane, magari nel pieno della sua adolescenza. Come mai? Semplicemente perché la fabula di Go! La festa indimenticabile appare come una storia totalmente incoerente: le modalità attraverso cui è stata sviluppata la trama sono terribilmente superflue, gli eventi si succedono senza alcun senso logico e sembrano susseguirsi senza alcuno scopo preciso.

Go! La festa indimenticabile e l’irrazionalità che domina la trama

Malgrado tutto, la sinossi resta molto lineare e semplice da descrivere: organizzata per festeggiare l’arrivo del nuovo anno, la vacanza di Mía (Marley Estrada), della migliore amica Zoe (Carmela Barsamian) e di suo padre Ramiro (Gustavo Ricaud) verrà distrutta dalla presenza inaspettata della sorellastra Lupe (Renata Toscano) e di Mercedes (Laura Azcurra), la madre di quest’ultima, così come dall’arrivo di Juanma (Santiago Saez) e di Álvaro (Jose Gimenez Zapiola), accomunati dall’amore che provano nei confronti della giovane protagonista. L’hotel di lusso in cui i sei personaggi alloggiano si trasformerà in un teatro dell’assurdo in cui drammi e triangoli amorosi si sviluppano senza sosta, gli attori cambiano l’outfit ogni cinque minuti e in ogni scena qualcuno deve avere l’incontenibile volontà di ballare e cantare. In poche parole, un teen drama potenzialmente apprezzabile che si trasforma, come già detto precedentemente, in una delle peggiori soap-opera e in uno spettacolo trash ingiustificabile. 

Un buon cast per Go! La festa indimenticabile

Tuttavia, seppur ancora acerbe, le doti recitative degli artisti più giovani, tra cui spicca la protagonista Marley Estrada, non possono essere criticate: malgrado la personalità assente e priva di ogni profondita del personaggio che deve interpretare, la giovane riesce a dar vita ad uno stereotipo che, tuttavia, ha un proprio carisma. E, al suo fianco, anche il resto del cast di Go! La festa indimenticabile si presenta al pubblico attraverso un’interpretazione discreta, perfettamente in linea con il resto delle performance a cui si deve assistere quando si guarda una soap opera. Lo stesso discorso si potrebbe declinare quando ci si riferisce alle coreografie e alla colonna sonora che, nel loro ingenuo essere kitsch, si mostrano come adeguate al target a cui il lungometraggio si vuole rivolgere e che vuole intrattenere.

In poche parole, non è nelle performance degli attori e nemmeno negli apprezzabili aspetti tecnici che si riconoscono gli aspetti di Go! La festa indimenticabile che più sconvolgono uno spettatore più adulto, quanto nell’esasperato e irrealistico ritratto di un amore adolescenziale che ha assunto le scomode e inconventienti sembianze di un triangolo: l’irritante volontà di intensificare inverosimilmente una relazione amorosa che manca di ogni profondità trasforma il film in un banale succedersi di situazioni inaspettate per i personaggi, ma totalmente prevedibili per il pubblico: così, in questo modo, uno spin-off sopportabile – che, in realtà, vista la durata, potrebbe benissimo trasformarsi in un altro episodio della serie televisiva originale – si trasforma in un affresco debole, acerbo e melenso dell’adolescenza. Peccato.

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