GLOW – la recensione in anteprima della nuova serie tv Netflix

Scopri la recensione in anteprima dei primi quattro episodi di GLOW, la dramedy ambientata negli anni '80, nell'universo del wrestling al femminile.

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Non è un drama non è una comedy, ma si situa a metà strada la nuova “creatura” di Liz Flahive e Carly Mensch, in arrivo sulla piattaforma di streaming on the demand Netflix il prossimo 23 giugno. GLOW, il “dramedy” creato con la complicità di Jenji Kohan, showrunner di Orange Is The New Black, da poco tornato sotto i riflettori per la sua quinta stagione, non fa mistero di questa sua stretta parentela con il fiore all’occhiello di casa Netflix.

GLOW

Se la grande novità di OITNB era stata quella di guardare da una prospettiva tutta femminile un universo così tradizionalmente maschile come quello carcerario, GLOW applica lo stesso principio, trasportando il tutto negli anni ’80, tra body, fuseaux, scaldamuscoli, acconciature voluminose e un trucco esagerato, durante l’età dell’oro di una disciplina, come il wrestiling, che già di per sé si configura come uno spettacolo, artificioso e abilmente nascosto dietro la maschera dello sport.

In questo mondo così simile alla soap opera, che assegna a ognuno una propria “gimmick”, una parte cui attenersi, dividendo i suoi personaggi in assolutamente buoni o assolutamente cattivi, si situa GLOW, acronimo per “Gorgeous Ladies Of Wrestling”, un programma realmente andato in onda in America tra il 1986 e il 1990. Divenuto soggetto di un documentario nel 2012, si sarebbe rivelato la principale fonte di ispirazione per la serie Netflix.

Le due sceneggiatrici dello show hanno avuto così la possibilità di attingere da un terreno quasi completamente inesplorato, come quello del wrestling, per raccontare la storia di Ruth Wilder (Alison Brie), attrice spiantata, incapace di sfondare, petulante riguardo le proprie capacità artistiche e, neanche a dirlo, sentimentalmente disonesta.

Dopo l’ennesimo provino andato male partecipa casualmente a un casting di cui sa poco o niente: organizzato da un regista di serie B che risponde al nome di Sam Sylva (Marc Maron), l’obiettivo è quello di riunire un gruppo di donne potenzialmente adatte per il programma.

GLOW

Come in Orange Is The New Black, quindi, siamo in presenza di uno show corale, a più voci, tra le quali spiccano l’ex attrice di soap opera e migliore amica di Ruth, la bionda Debbie Eagan, (Betty Gilpin), la stunt-woman Cherry (Sydelle Noel), la discendente di una dinastia di wrestler Carmen (Britney Young), forse unica eccezione all’interno di una compagnia che si ritrova a dover imparare i rudimenti di una disciplina che non avrebbe mai preso in considerazione. A tutte loro verrà affibbiato una gimmick, un personaggio banale e stereotipato e proprio per questo immediatamente riconoscibile dal pubblico.

Un’altra occasione per la Kohan per indagare, servendosi di una dimensione tipicamente maschile, il modo in cui le donne tentano di uscire fuori dagli stereotipi di genere, per trovare una propria voce, una propria individualità oltre i ruoli che vengono loro assegnati.

Questa ennesima somiglianza con il più famoso show della Kohan fa di GLOW un ottimo prodotto di intrattenimento, ma inevitabilmente segnato dal sapore del già detto.

Conformandosi ai tempi tradizionali della comedy, con puntate che vanno dai 29 ai 35 minuti, la serie si trova a dover tenere le fila di numerosi personaggi in uno spazio di tempo molto ridotto. Senza il supporto dei flashback – numerosissimi in OITNB – non c’è approfondimento psicologico, ma solo caratterizzazioni molto nette.

GLOW

Le ragazze, proprio come nel wrestling, sono immediatamente riconoscibili da un’inflessione vocale o estetica che le contraddistingue.

Stesso discorso vale per i ben pochi personaggi, maschili, dal cinico e spiantato Sam Sylva al Sebastian Howard di Chris Lowell, il giovane produttore, ricco, viziato, che finanzia l’impresa con i soldi della mamma.

A tutto questo si aggiunge una protagonista come Ruth con la quale il pubblico entra difficilmente in empatia e che si perde nella miriade di personaggi che le ruotano intorno. Nondimeno, siamo in presenza di uno show curato fin nei minimi dettagli, realizzando una perfetta ricostruzione degli anni ’80, vero e proprio punto di forza della serie, che non si esaurisce negli abiti o nell’estetica ma si esprime anche nei numerosissimi riferimenti musicali presenti fin dalla sigla.

È in questa curatissima cornice che si sviluppa una commedia intelligente e a tratti surreale, in cui tutto, dal mondo in cui veniamo catapultati ai personaggi che lo abitano, risulta stralunato e sopra le righe. I primi quattro episodi della serie tv GLOW, su dieci totali, sono caratterizzati da una varietà di spunti e situazioni che il pubblico non mancherà di apprezzare ma che tuttavia rischiano di non trovare un giusto sviluppo nel corso della serie. Resta da vedere se i creatori dello show riusciranno a vincere la sfida unendo la comicità alla complessità.

G.L.O.W. – la serie tv creata da Liz Flahive e Carly Mensch, con Jenji Kohan come produttore esecutivo, andrà in onda su Netflix da venerdì 23 giugno.

Nel cast della serie Alison Brie, Marc Maron, Betty Gilpin, Britney Young, Sydelle Noel, Jackie Tohn, Britt Baron, Kate Nash, Sunita Mani, Kia Stevens, Gayle Rankin, Ellen Wong, Chris Lowell, Kimmy Gatewood, Rebekka Johnson.

GLOW

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