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Due cose risultano molto chiare dopo la visione di Genesis 2.0: prima di tutto, che di quello che succede nel mondo, noi conosciamo veramente poco, pochissimo. E poi, la consapevolezza che chi domina la scienza, domina il futuro. Ma facciamo un passo indietro: siamo stati all’anteprima del nuovo documentario di Christian Frei, in uscita in tutte le sale italiane il 24 settembre, e fin dalle prime immagini è stato molto chiaro come questo sia uno di quei prodotti che ti fa ragionare, ma per davvero, e ti fa porre tutta una serie di domande per nulla banali. Come il regista stesso avverte, in una simpatica clip d’introduzione, Genesis 2.0 è una sorta di incrocio singolare tra il mondo di Mad Max e quello di Jurassic Park. Il documentario, con un dualismo a tratti brusco e disorientante, si sposta tra due realtà completamente diverse : quella dei cacciatori di zanne di mammut sperduti nel bel mezzo del Mare Artico siberiano  e quella di laboratori, compagnie e ricerche che sembrano uscite direttamente dal più distopico dei libri di fantascienza. Due mondi che, apparentemente, non hanno assolutamente niente da spartire, ma che in realtà sono molto più connessi di quanto non immaginiamo.

La sfida dell’uomo alla Natura

Genesis 2.0 cinematographe.it

Sulle remote Isole della Nuova Siberia nell’Oceano Artico, ogni estate alcuni cacciatori lasciano i loro villaggi nell’estrema Siberia Settentrionale per cercare le zanne dei mammut estinti. In questo arcipelago duro, inospitale e selvaggio, questi uomini vanno alla ricerca del cosiddetto “oro bianco”,  un’operazione oggi sempre più facilitata dal riscaldamento globale che, provocando lo scongelamento del permafrost, porta alla luce un numero progressivamente maggiore di questi antichi fossili. Il ritrovamento di una carcassa eccezionalmente conservata attira l’attenzione di scienziati genetici, interessati alla clonazione di questi animali preistorici, fino a manipolare e persino creare la vita stessa. Il primo passo verso la prossima grande rivoluzione tecnologica, l’uomo che diventa Creatore: una nuova Genesi.

Genesis 2.0: un incrocio tra Mad Max e Jurassic Park

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Christian Frei non avrebbe potuto descrivere meglio la sua opera, che si caratterizza fin dalle prime immagini per la costante contrapposizione tra le sfide che un gruppo di uomini deve affrontare nella natura più selvaggia, e un mondo fatto di provette e laboratori, scienziati e visionari. Due mondi apparentemente distanti anni luce, ma uniti in realtà da più di un filo: senza le scoperte dei cacciatori, non potrebbero esistere gli esperimenti sulla clonazione del mammut, ed entrambi i mondi sono uniti da una sorta di febbre della scoperta. Si manifesta in modo diverso, ma in fondo non è poi così diversa: per i siberiani è la “malattia artica”, lo spingersi sempre oltre fin quando la natura selvaggia non risucchia la mente, per gli scienziati della Corea del Sud è la clonazione dei cani, per la banca genetica cinese sono le manipolazioni del dna. Tutti, a modo loro, si spingono oltre i confini stabiliti della Natura, per motivazioni personali, nel nome del progresso, semplicemente perché possono. Raccontare questo estremo dualismo non è stato facile: Christian Frei ha spiegato che ha impiegato più di un anno per capire come rendere vicini questi mondi così diversi. E alla fine ha trovato la soluzione geniale, chiedendo aiuto al giovane regista siberiano Maxim Arbugaev: lui sperduto nell’artico, Frei immerso in un mondo di scienziati che si spingono al limite dell’etica, e uno scambio epistolare in cui ciascuno racconta all’altro le sue impressioni sulle esperienze surreali che stanno vivendo. Da una parte uomini che vendono cani clonati, che cercando di resuscitare un animale estinto da migliaia di anni, che mappano i dna di tutti gli organismi viventi, dall’altra uomini che ancora eseguono dei riti di purificazione davanti ai resti degli animali, per chiedere perdono al mammut di aver profanato il suo riposo. Il montaggio, la fotografia e il sonoro si adeguano a questo dualismo: tanto sono desaturate, riflessive e silenziose le scene in Siberia – intervallate dalla toccante recita di antichi poemi degli Jakuti siberiani – tanto sono vive, discorsive e ritmate le scene dei vari laboratori in giro per il mondo. Non c’è mai una denuncia diretta del regista verso quello che osserva, eppure si riesce a percepire grazie alle sue scelte registe una vena di preoccupazione verso l’etica del progresso scientifico. Pur non ponendo mai esplicitamente le domande, i quesiti aleggiano nella testa durante tutta la visione del film: è giusto sacrificare l’etica, i valori, la sacralità della vita, solamente perché si può fare? Qual è il limite da porre alla sperimentazione? Le nuove frontiere della biologia sintetica sono davvero un progresso a favore dell’uomo, o sono solo un modo di gonfiare l’orgoglio umano, che cerca in tutti i modi di ergersi a Creatore sfidando la Natura e le sue leggi? Frei e Arbugaev non vogliono davvero rispondere a queste domande, né alimentare luoghi comuni: lo scopo di Genesis 2.0 non è convincere, ma informare tramite una riflessione selvaggia e spietata. Una riflessione che, senza porre nemmeno una domanda, colpisce nel segno.

Le ambizioni sfrenate dell’essere umano

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Genesis 2.0 è un documentario corale delicato e potente allo stesso tempo, che porta lo spettatore a immergersi in un percorso che lega le tradizioni del passato, le sfide del presente e i possibili scenari futuri. Con una panoramica singolare sul mondo della bioingegneria e le sue spietate convinzioni che sfiorano pericolosamente i limiti dell’etica, e la forte contrapposizione con un manipolo di uomini in cerca di fortuna nella natura selvaggia che segue i suoi ritmi e le sue leggi, Genesis 2.0 ti spinge a porti delle domande ben precise. L’opera di Frei è un lavoro intrigante e suggestivo, uno di quelli che ti fa uscire dalla sala sovrappensiero, e che ti rimane in testa per diverse ore, in cui ti chiedi quanto sia giusto trasformare l’uomo in Creatore senza scrupoli. Ti chiedi quanto sia giusto sfidare così fortemente la Natura e le sue leggi. Ti chiedi quali possano essere le conseguenze di un uomo che crea la vita in provetta, mentre ti si delineano in mente scenari che hai visto solo nei film di fantascienza, e che ora ti sembrano molto più vicini di quanto immaginavi.

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