Gallo Cedrone: recensione del film di Carlo Verdone

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Gallo Cedrone è un film del 1998, diretto da Carlo Verdone, che è anche il protagonista, e interpretato da Regina Orioli, Paolo Triestino, Ines Nobili e Enrico Rosso.

Armando Feroci, volontario romano della Croce Rossa in missione in un paese del nord Africa, viene condannato a morte da un gruppo integralista islamico. In Italia il governo e l’opinione pubblica si mobilitano per richiederne la liberazione e dalle interviste e ricordi di parenti e amici viene ricostruita la sua intera vita e raccontata la sua personalità. Attraverso una serie di flashback vengono mostrati gli episodi più comici e grotteschi: da quando Feroci dichiarava di essere il figlio naturale di Elvis Presley, a quando tentava di rimorchiare con modi tamarri ragazze per strada, a quando fuggì via con la giovane moglie cieca del fratello.

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Un personaggio “alla Sordi”

Armando Feroci, il classico coatto romano, simpatico, cialtrone e squattrinato, tra i personaggi di Verdone è sicuramente il più simile a quelli interpretati dal “padre” artistico Alberto Sordi, del quale è considerato l’erede. I personaggi dell’“Albertone nazionale” sono per antonomasia vitelloni nullafacenti, dediti all’arte dell’arrangiarsi fregando il prossimo, senza scrupoli. Verdone, come in altri suoi film, attinge pienamente alla tradizione della commedia all’italiana cinica e grottesca che, dietro la risata facile e caratteri bizzarri e esagerati, nasconde una critica profonda della nostra società.

Feroci è, infatti, un ciarlatano che non si assume le sue responsabilità, che riesce a rovinare ogni tipo di rapporto, che vive alla giornata tramite i più assurdi espedienti, tramutando ogni momento della sua esistenza in una vicenda tragicomica. L’emblema dell’italiano che ha “abitato” molti film della nostra tradizione. Un personaggio verso il quale, a differenza di Mimmo di Bianco, Rosso e Verdone, di Leo, Enzo e Ruggero di Un Sacco bello, o di Oscar di Troppo forte, non si prova molta simpatia, piuttosto pena e imbarazzo.

La romanità funziona sempre

Anvedi che ber sito, te c’hanno mai cliccato sopra? è una delle battute più note di tutto il film, quando Armando, a bordo di una spider gialla, occhiali da sole e cresta, tenta invano di abbordare una ragazza: Lo sai che c’hai n’ soriso verticale da favola? Je manca solo a parola! Ma chi te l’ha scolpito Michelangelo? Stava in forma quer giorno! Momenti esilaranti che funzionano sempre, frutto di quella irresistibile romanità caratteristica inconfondibile di Verdone che da Tu mi adori cara? Allora vedi che la cosa è reciproca? di Bianco, Rosso e Verdone fino O’ famo strano? di Viaggi di nozze ha creato una serie di esilaranti freddure e dialoghi entrati a far parte dell’uso comune. Bastano anche solo questi semplici ma efficaci sketch/tormentoni a reggere tutto il film.

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Politica e comicità

Nel finale del film si svolge un epico comizio sul Gianicolo: Un bel pezzo di un mitomane trasformista che ha anticipato tanti improvvisati nella politica, ha scritto lo stesso Verdone sulla sua pagina Facebook in occasione delle comunali a Roma nel giugno 2016, dedicando la sequenza in questione ai suoi follower e augurando affettuosamente buon voto a tutti. Effettivamente è un monologo alquanto delirante ma tristemente verosimile: Feroci si lamenta dell’inutilità del Tevere e promette grandi cambiamenti: A posto der fiume una lunga lingua d’asfarto a tre corsie, Los Angeles! Risultato: traffico azzerato, inquinamento disintegrato!

Verdone, autore attento e sensibile alla realtà del proprio Paese, anni prima del corrotto e grottesco Cetto La Qualunque di Antonio Albanese, rappresenta e deride politicanti ignoranti e disonesti, aizzatori di folle, populisti, pronti a puntare dritto al cieco e irrazionale sentimento popolare per raggiungere il potere.

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