voto del pubblico N/A
voto finale
3.7/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Fellini e la televisione. Il binomio richiama scontri, incertezze, levate di scudi. Ricordiamo gli ultimi anni del regista, dedicati a una lotta strenua nei confronti di Fininvest per la presenza della pubblicità all’interno dei suoi film. Non dimentichiamo però anche I Clowns, film-tv del 1970: tra i più identificativi della carriera del regista. “Io sono un Clown” sono parole di Fellini, che non per caso titolano un interessante documentario dedicato a un felliniano televisivo, e – perché no – a una tv felliniana. Realtà o leggenda? Fellini – Io sono un Clown, con la regia di Marco Spagnoli e l’interpretazione di Neri Marcorè propone una risposta.

Fellini – Io sono un Clown racconta l’oggi con le parole del regista

Fellini - io sono un clown

Risaliamo lungo l’intricato cocktail di verità e finzione – in Fellini unicum indistinguibile – per ascoltare le parole di Peter Goldfarb, produttore americano che nel 1967 convinse il grande Federico Fellini a concedersi al piccolo schermo. Le parole di Goldfarb, alternate alle letture di alcuni appunti del regista, rivelano un Fellini sorpreso e divertito dalle sfide della tv. “Da un punto di vista psicologico il fatto di sapere di lavorare per la televisione mi dà un senso di leggerezza che mi pare davvero salutare”.

Più di tutto, a emozionare, è l’attualità di alcune riflessioni: parole che parlano al presente abitato da schermi piccolissimi a disposizione di grandi artisti. Come rispondere alla sfida? E qual è la differenza tra TV e Cinema? Parola a Fellini, ancora luogo privilegiato per riflessioni sullo stato dell’arte.

Blocknotes di un regista, un film da riscoprire

Il film-tv che uscì dalla collaborazione con Goldfarb fu Blocknotes di un registaun finto-vero documentario alla maniera di Fellini“Ho esaurito l’archivio dei ricordi”, afferma, consapevole che mai le sue memorie sono state riproposte con dovizia di dettagli. La fantasia, l’invenzione, ha sempre prevalso; “anche se alcuni si ostinano a credere che i miei film siano autobiografie” chiosa. In questo caso, la nebbia di realtà e creazione è data dal fallimentare tentativo di dirigere Il Viaggio di G. Mastorna, detto Fernet. Il lungometraggio, non vedrà mai la luce, diventando però “Il film non realizzato più famoso della storia del cinema”, secondo le parole di Vincenzo Mollica.

I racconti di Peter Goldfarb sono uno spaccato in un Fellini intimo, lontano dal gigantismo della sala e in cerca di divertimento. Fellini – io sono un Clown racconta il primo incontro tra il produttore e il regista, tenendo al centro del discorso un campo controcampo impossibile ma realizzato: le lettere di Fellini rispondo infatti alle parole di Goldfarb, svelando retroscena e sorprese.

Il regista de La dolce vita era ad esempio affascinato da quest’inglese il cui nome, tradotto, significa “Pietro Cola D’oro”. Goldfarb, dal canto suo, vanta un record (che andrebbe confermato): Blocknotes di un regista è l’unico film di Fellini a non aver condotto a bancarotta i produttori. Il segreto? Una clausola nel contratto. Fellini dovette dichiarare un massimale di spesa, e qualora non l’avesse raggiunto avrebbe potuto tenere per sé la differenza. Il sistema funzionò, e Blocknotes di un regista fu un successo senza precedenti per la televisione anglofona.

Così Fellini descrisse l’idea per un film che chiama “Programma televisivo”, anticipando importanti riflessioni sulla natura dei prodotti d’arte pensati per i piccoli schermi:

Il programma prenderebbe essenzialmente la forma di un blocknotes, il blocknotes di un regista, composto da Sketch e riproposizioni, in uno stile non giornalistico ma drammatico e fantastico.

La televisione per Federico Fellini

Cinema e televisione, si diceva. In mezzo lui, Fellini. “Mi rendo conto di non averci riflettuto abbastanza – afferma il regista – ma che cos’è la televisione?”. Fellini si interroga a lungo sulle differenze, alla ricerca dello “specifico televisivo” ancora oggi dibattuto. A un lettore senza volto, riscoperto grazie al lavoro di rilettura proposto da Fellini – Io sono un Clown, il regista afferma: “Devi tenere conto che ti rivolgi a un pubblico che va interessato o divertito subito, perché questo pubblico-padrone, poiché ti ha comprato, se non lo diverti immediatamente ti chiude, o cambia programma, ti spegne e mangia la pastasciutta.” Il pericolo della pastasciutta arriva come un monito tardivo a un oggi ormai macchiato di sugo. Cliccare play e fare altro, nel presente delle piattaforme Streaming, nell’era del piccolissimo schermo, è quotidianità.

La profezia di Fellini rivela però un pessimismo sconsacrato dai fatti. Il regista si interroga infatti sulla possibilità creativa in mano all’artista prestato alla tv. Come rimanere fedeli al proprio mondo “Sapendo che devi fare del chiasso per attirare l’attenzione”? Oggi, lo sappiamo, il chiasso di alcune produzioni è davvero assillante, e la mediocrità spesso dilaga alla ricerca spasmodica di un pubblico in apparenza incapace di prestare attenzione. “Sei costretto a dire le cose più divertenti subito, non devi perdere tempo!”, sottolineava Fellini giungendo alla conclusione che “no”, rimanere fedeli a se stessi, “In questo contesto”, sia impossibile. Eppure, nel 1992, David Lynch e Mark Frost hanno inaugurato una possibilità imprevista da Fellini, e con il loro Twin Peaks hanno reso possibile, anche per la TV, un’arte che arriva dopo, che perde tempo, che si concede a piccole dosi. Una TV impossibile da guardare mangiando pastasciutta, oggi imbracciata da molti registi prestati (per desiderio o necessità) al piccolo schermo.

Ecco perché non perdere Fellini – Io sono un clown. Perché oltre alla consueta magia di un mondo felliniano sempre bello da scoprire, permette una rilettura del rapporto tra Arte e TV, che ci obbliga a riconoscere la dura verità di un confronto spesso ostico ma le cui direzioni hanno confermato o smentito alcune previsioni del regista. A voi scoprire quali.