Faux Amis è l’opera prima di un giovane e promettente regista, Federico Maria Mazzarisi. La vicenda è quanto mai reale, specie in un mondo come quello in cui viviamo, dove tutto è consentito pur di servire il dio denaro; come una volta si sacrificavano gli agnelli agli dei dell’Olimpo, così oggi gli esseri umani contrattano superficialmente le vite dei loro simili per tanti foglietti colorati, tali da far gonfiare i portafogli il più possibile. La speranza, soprattutto per la malavita, non c’è, così come non esiste via d’uscita dal circolo vizioso della mala specie, se non quella dell’oblio (simbolicamente proposto con una metro che corre lungo i binari e che non vede mai la luce di uscita).

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Il tentativo di fuga di Vincenzo, e suo figlio, in “Faux Amis”.

Questo cortometraggio narra la storia, basata su fatti realmente accaduti, di Vincenzo, un piccolo delinquente della periferia di Milano, che si trova nelle condizioni, già di per sé precarie, di dover pagare un riscatto per riavere indietro suo figlio, vittima di un sequestro di malaffare. Questo, malgrado sia la vittima che dà luogo ai moti di tutta la pellicola, non è altro che un mero spettatore passivo, che non sa cosa accade e accadrà. La sola via di uscita, sempre ammesso che esista, è quella di sottostare alle regole della malavita; regole dettate dal dio denaro, a cui questa gente non può non essere devota. La pellicola si sviluppa in due modalità diverse, mostrandoci la stessa realtà da due differenti e necessarie prospettive. I registri si alternano, grazie al montaggio di Matteo Lucernari, portandoci da una situazione generale ad una più specifica, mostrando situazioni e luoghi di degrado e abbandono della periferia. La macchina da presa ci permette di assistere ad uno spettacolo che dobbiamo guardare per intero, grazie a frequenti inquadrature fisse, che sostituiscono dialoghi (volutamente?) omessi, con l’uso del grandangolo.

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Uno scorcio di periferia milanese in “Faux Amis”.

In questa pellicola il protagonista è Vincenzo Vito Iorio che è diventato attore coltivando questa passione nei laboratori frequentati nel carcere di Bollate (MI), durante il periodo di detenzione. Il cortometraggio di Federico Maria Mazzarisi mostra uno spaccato di realtà, di cui si è sentito parlare più e più volte, ma in maniera duplicemente originale forse dando poco spazio alla sceneggiatura, di Federico Maria Mazzarisi, Giulia Colagrande, Michele de Candia e fornendo largo spazio dalla fotografia di Giacomo Cavallo, ricercata ed evocativa.

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