Fargo 2×01: recensione

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Quando la prima stagione di Fargo debuttò lo scorso anno ottenne un successo inaspettato. Tutti si aspettavano che fosse un prodotto copiato dall’omonimo film dei fratelli Coen, invece si rivelò ben oltre le aspettative. Martin Freeman e Billy Bob Thornton fecero il resto andando a creare la punta di diamante di un cast ben costruito e sorprendente, e non a caso Fargo vinse tre Emmy , tra cui miglior serie e due Golden Globe. La seconda stagione dello show firmato da Noah Hawley ha debuttato questo lunedì e sembra voler ripetere il successo della prima. Ci troviamo di fronte a una serie antologica, un genere che si sta facendo sempre più strada in televisione – basti pensare ad American Horror Story e True Detective – in cui ogni stagione narra una propria storia e dei personaggi diversi che s’intrecciano tra loro.

Il primo episodio della seconda stagione mescola ancora il grottesco e il – molto – sangue, per creare un mix perfetto per un piccolo capolavoro. L’ambientazione è sempre in Minnesota, a Luverne, ma si torna ancora più indietro nel tempo: nella prima stagione eravamo nel 2006, nel film nel 1987, qui invece siamo nel 1979. Una coppia di provinciali formata dall’estetista Peggy Blomquist (Kirsten Dunst) e dal macellaio Ed (Jesse Plemons) che si ritrova, suo malgrado, coinvolta nella faida criminale scoppiata in seguito alla decisione della mafia di Kansas City di espandersi al nord. La guerra intreccerà le storie di tre nuclei di personaggi. C’è un triplice omicidio a una tavola calda, in cui muore anche il figlio della matriarca della famiglia Gerhardt di Fargo, e ad indagare sono chiamati il giovane Lou Solverson (Patrick Wilson), padre della protagonista poliziotta della prima stagione, un veterano da poco tornato dal Vietnam, e lo sceriffo Hank Larsson (Ted Danson).

Patrick Wilson nei panni del detective Lou Selverton nella seconda stagione di Fargo.
Patrick Wilson nei panni del detective Lou Solverson nella seconda stagione di Fargo.

Fargo: un piccolo capolavoro televisivo

La nuova stagione di Fargo inizia con tutte buone aspettative. I riferimenti al periodo storico, tanto per iniziare: si parla del Vietnam, del Presidente Reagan, si accenna ai movimenti femministi, ma sopratutto si parla di storie di gente dell’epoca, tra sogni e speranze. Il tutto viene però presentato in chiave umoristica nera: personaggi esagerati e assurdi, ad iniziare dai coniugi di provincia, che sognano una vita diversa, ma per diverse ragioni sono costretti a intraprendere sentieri sbagliati.

Fargo attinge alla scenografia e fotografia del cinema con le riprese del Minnesota innevato, un sonoro eccellente e musica calzante, come poco si vede ormai in televisione. La seconda stagione forse ci farà dimenticare la prima? L’assenza della coppia Freeman-Thornton si sente, ma anche il nuovo cast è degno di nota. Interpretazioni eccellenti, realistiche che attirano l’occhio dello spettatore. E, come sempre anche in questa stagione si ricorda allo spettatore che: “Quella che vedrete è una storia vera.”

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