Presentato durante l’edizione 2017 del festival Corto Dorico, Fame, co-diretto da Giacomo Abbruzzese, regista tarantino diplomatosi in Francia, è molto più di un docufilm sul mondo dell’arte di strada: è la nascita di un’idea e la storia di un sogno che è nato ed è morto. Protagonista della storia è Angelo Milano (regista assieme a Giacomo Abbruzzese), un ragazzo che, dopo essersi laureato a Bologna, è tornato nella sua Grottaglie con un tarlo nella testa. Nella cornice della cittadina pugliese, a pochi chilometri da Taranto e crocevia di passaggio verso l’assolato Salento, Fame è la parabola di un festival d’arte urbana nato quasi per sfida.

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Fame: quando l’arte scomoda smuove la vita di una piccola comunità

Con l’incessante e fervida narrazione di Angelo Milano siamo guidati attraverso tutto il racconto. Angelo introduce la sua storia raccontandoci chi è, cosa fa e come tutto ha avuto inizio. I piccoli lavori in uno studio di serigrafia, realizzato in una casa acquistata tempo addietro dai suoi genitori, le prime commissioni ed i primi guadagni sono il primo passo verso un progetto più grande volto a dare un senso al deserto che lo circonda. L’artista chiama a se i primi colleghi da altre parti del mondo: l’idea è quella di sconvolgere il piccolo paese ancora ignaro di ciò che sta per accadere. E così cominciano ad apparire in città le prime testimonianze di un’arte arrivata dal nulla e, molto spesso, considerata proibita, sporca ed assolutamente non necessaria. Ma proibita, sporca e non necessaria per chi in particolare?

fame

Fame diventa lo specchio di un microcosmo che riesce a descrivere perfettamente la scarsa attenzione culturale che verte soprattutto nel sud Italia. Il gruppo di artisti guidato da Angelo – composto, fra i tanti, da nomi come Blu, Brad Downey, Ethos e Aryz – deve fare i conti con un’amministrazione comunale che preferisce le sagre di paese e falsi figli d’arte ad un’arte più audace, provocatoria, giovane, completamente inconsueta al contesto. Ma se da un lato c’è una grande chiusura da parte delle istituzioni, dall’altro inizia a farsi largo una piccola e poi grande curiosità della comunità stessa. Quasi a scoppio ritardato – Angelo Milano molto spesso ricorda la lenta reazione degli abitanti di Grottaglie – i grottagliesi iniziano ad aprirsi agli artisti: prima con timido interesse poi arrivando persino a chiedere di realizzare opere che possano dare un forte messaggio alla gente. Questo poderoso binomio – chiusura/apertura – esplode nella grande consapevolezza dell’artista di strada, prima bistrattato e considerato un vandalo, poi ammirato e cercato.

Quando il dissenso muta in assenso: morte dell’arte

La vita del Fame Festival arriva quindi nel suo punto culminante proprio quando l’idea iniziale di sfida, voglia di creare, stupire, dialogare con la gente e provocare perde la sua essenza. Per definizione l’arte urbana, la street art, è una forma di comunicazione visiva realizzata quasi sempre illegalmente. L’aver portato il Fame Festival a diventare parte integrante della comunità grottagliese lo ha trascinato verso lo snaturamento del suo iniziale significato. Ecco quindi la fine di un progetto nato in silenzio e morto nel caos di tanto rumore.

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Il film, prodotto da La Luna Productions in collaborazione con Dugong, porta con se la forte intensità di un sogno voluto, realizzato e poi finito. Lo stile documentaristico, legato alla coinvolgente voce narrante del protagonista, è il filo conduttore che lega la storia del Fame festival con la quotidianità di un paese strappato alla noiosa routine quotidiana. Quasi come una commedia dolce-amara, che mescola aneddoti a scene di vita riprese sul campo, Fame resta nel cuore di chi lo guarda. La bellezza visiva delle opere realizzate sui muri di casolari e conventi abbandonati o i colori accesi dei disegni dipinti nel suggestivo centro storico di Grottaglie sono una gioia per gli occhi, ma anche per il cuore. E ci resta una quasi serena tristezza quando, infine, non possiamo che accettare la decisione di Angelo nel porre fine alla sua splendida creatura proprio nel momento di più alto splendore.

PANORAMICA RECENSIONE
Regia
Sonoro
Fotografia
Emozione