voto del pubblico N/A
voto finale
4.5/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Doppia pelle (Le daim) è un horror, o forse è una commedia. Ma potrebbe anche essere un dramma esistenzialista, o un raffinato esercizio di metacinema. Di fatto, è un film di Quentin Dupiex, che è già di suo un genere definito.

Geniaccio francese della musica elettronica, Dupieux divenne famoso in tutto il mondo grazie alla sua campagna per la Levi’s con il pupazzo Flat Eric e un jingle che non ti usciva più dalla testa. L’attività musicale e quella cinematografica hanno poi viaggiato parallelamente, nella seconda prediligendo da subito il genere ed evidenziando un particolare interesse per i corto circuiti metafilmici.
Era così già nel suo primo mediometraggio, Non Film, e sul tema sarebbe tornato anni dopo con il bel Réalité. Ma è forse proprio in Doppia pelle che questa poetica si sublima in via definitiva.

Georges (Jean Dujardin, attore e comico francese, premio Oscar per The Artist) ha un’ossessione. Una giacca di pelle di daino. Per lei lascia la moglie, spende tutti i suoi soldi, si rifugia in un paesino di montagna vivendo di sotterfugi per realizzare il sogno della sua giacca: essere l’unica giacca rimasta al mondo. Georges metterà in atto il suo piano facendo finta di girare un film, aiutato dalla giovane montatrice Denise (l’attrice Premio César Adèle Hanel). Un film che diventerà sempre più vero, mentre la realtà sempre più assurda.

Doppia Pelle: la follia secondo Quentin Dupiex

doppia pelle, cinematographe.it

Doppia pelle è una lucida follia. Lo è quella del protagonista, ma soprattutto quella di Dupieux, che mette in scena una raffinatissima riflessione sull’arte. La giacca, a cui si aggiungono nel corso del film un cappello, dei pantaloni, degli stivali, proprio a creare un secondo strato di pelle, è la perfetta metafora dell’ossessione creativa. Una malattia che si impadronisce dell’artista e non lo abbandona più, un morbo a cui si è asserviti e per cui si fa qualunque cosa.

Il regista di Rubber (il pneumatico incendiato assassino, cult assoluto da non perdere) riesce nell’intento con una semplicità e una fluidità narrativa sorprendente, aiutato da una coppia protagonista davvero notevole.
Jean Dujardin è perfetto nei panni dell’uomo Georges, del cui passato si intuisce quanto basta e poco importa. Come il Buffalo Bill de Il silenzio degli innocenti, Georges si costruisce un nuovo involucro, una mutazione ovviamente mostruosa, ma anche liberatoria. Sembra una catarsi anche per lo stesso attore, quasi a volersi liberare del peso di un premio diventato rapidamente ingombrante.

Adèle Haenel e Jean Dujardin: un duo perfetto in Doppia Pelle 

Al suo fianco Adèle Haenel, attrice dal talento prodigioso, che dà alla sua Denise un’ambiguità inquietante e sensuale, trasformandosi da ingenua barista con il sogno del cinema, in una dark lady da film noir.

Doppia pelle è un film sulla materia, nelle sue forme più diverse, e sulle sue infinite possibilità di trasformazione. Non a caso scritto e diretto da un artista poliedrico, che mette in scena questa commedia degli orrori con la semplicità che da sempre lo contraddistingue. Ma è un cinema solo apparentemente povero o casuale quello di Quentin Dupiex. Al contrario, c’è uno studio attento dell’uomo, dell’arte, della costruzione narrativa e dell’immagine, ma più di quello che porta sullo schermo importa quello che non vediamo e sappiamo perfettamente esserci. Quel costante disagio del mondo che ci circonda. E l’altrettanto immanente desiderio di fuggirne.

Presentato alla 51ª Quinzaine des Réalisateurs del 72° Festival di Cannes e al Toronto International Film Festival, Doppia Pelle è disponibile dal 22 giugno 2020 su Sky Primafila Premiere e su MioCinema grazie ad Europictures.