voto del pubblico 1.0/5
voto finale 1.7/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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A dispetto del titolo che senza apparenti equivoci suggerirebbe ad un ingresso privilegiato nella mente della sua protagonista, Diario segreto di un viaggio a New York (Diários de Intercâmbio nel suo titolo originale, dal 18 agosto disponibile su Netflix), in verità non si sforza poi molto a svelarci qualcosa in più di una memoria (im)personale racchiusa in un viaggio. Il film brasiliano diretto da Bruno Garotti, qui al suo quinto lungometraggio dopo i dimenticabili Cenerentola Pop e Ricchi d’amore), infatti, non è la porta aperta nell’interiorità inespressa della giovane Barbara (Larissa Manoela), venditrice di abbonamenti per una rivista di viaggi col sogno a stelle e strisce; né tantomeno gli appunti presi di sfuggita in un itinerario che vede lei e la migliora amica Taila (Thai Lopes) ragazze alla pari per due rispettive famiglie americane nel corso di un anno d’interscambio culturale.

Diario segreto di un viaggio a New York: dal Brasile al Nord America per un anno

diario segreto di un viaggio a new york cinematographe.it

Scritto dal regista stesso assieme al collaboratore Sylvio Gonçalves, il film poggia sulla premessa narrativa delle differenze culturali e della permanenza lontano da casa solo per procedere, tramite soluzioni (il)logiche al limite della credibilità, verso un pallido tentativo da rom-com con finale rocambolesco, provando così a intercettare un pubblico ultra-trasversale di giovani abbonati svogliatamente attratti da racconti abbordabili e facilmente fruibili come questo.

Diario segreto di un viaggio a New York vede entrambe le sue protagoniste agenti di un percorso desiderato e affrontato con i consueti scivolamenti, partite dal solare e caotico Brasile verso il gelido e ordinario Kingston, e dunque assegnate a due nuclei famigliari estranei alla loro tradizioni: la prima, Barbara, ospitata da una mamma single in carriera; l’altra, Taila, ad una coppia di ultrasessantenni appassionati di caccia e junk food, genitori di una figlia dispersa da anni in qualche associazione umanitaria nel sud-america, poi tornata improvvisamente con propositi vendicativi. Tra loro, e con loro, due ragazzi – poi incredibilmente perfino affiliati geneticamente (!) – ad aprire le danze (scontate e scoordinate) di innamoramenti e disamoramenti, per alimentare una storia priva di sostanza e un plot facilmente cancellabile.

Rom-com senza vertigine e diari chiusi con il lucchetto

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Il film infatti si costruisce su momenti o romantici o più di tutti ricreativi, mostrando tramite una regia remissiva gli impacci di entrambe nel barcamenarsi fra barriere linguistiche e divergenze culturali, nella goffaggine espressa nell’imparare a sciare per la prima volta, o ancor più nella difficoltà (poi superata) di ambientarsi; privando però le suddette questioni di una vera e propria problematicità, risolta invece su un voiceover moralistico  (“la vera crescita avviene quando si osa andare oltre la proprio comfort zone” dirà lei sul finale) che piuttosto, in quella zona confortevole, pare adagiarsi e accomodarcisi ben volentieri. Rimane davvero poco della conoscenza segreta di un viaggio di crescita e neppure di una New York inedita. Ancor meno resta di un film che vuole spostarsi per kilometri e invece rimane fermo, lì su un aeroporto dal quale non è mai decollato.

Le riprese della pellicola, oltre che a New York, si sono svolte anche a Rio de Janeiro e nella città di Niterói, in particolare presso le spiagge di Icaraí e Charitas e nel Parque da Cidade; nel cast troviamo anche Bruno Montaleone, Maiara Walsh, Emanuelle Araújo, Marcos Oliveira, Tania Khalill, Flávia Garrafa, Tim Eliot, Kathy-Ann Hart, Ray Faiola, Valeria Silva, Davis James.